Carla Fracci (1936-2021) non è più. Passo d’Addio.

Oggi, 27 maggio 2021, si chiude il sipario sull’ultima recita della grande Carla Fracci, quella della vita. Il mondo della danza, ma non solo, resta attonito alla notizia. Fracci, eterna fanciulla, non c’è più: colei che ha attraversato il Novecento in punta di piedi, simbolo imperituro della sospensione del tempo, ha lasciato il mondo nello sconcerto. Sì, perché aveva lavorato fino all’ultimo con il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, Teatro nella cui Scuola di ballo si era formata e al quale era rimasta legata per tutta la vita. La foto che la ritrae qui sotto è in questo teatro, nello Spettro della Rosa, al suo Passo d’Addio che invece sarebbe stato l’inizio del successo.
La Fracci ha scritto con il suo corpo la storia della danza del Novecento: che si sia sostenitori o meno della sua figura di artista, è innegabile che la sua presenza indiscriminata in tutti i ‘mondi’ della danza abbia contribuito in maniera capillare alla conoscenza di quest’arte a tutti i livelli sociali. Anche chi non è mai stato a teatro conosce Carla Fracci ed è anche questa la sua grandezza. Oltre a essere sempre stata una artista versatile e fortunata (per aver potuto condividere con la propria famiglia un percorso che, in una situazione diversa, si sarebbe concluso molto prima – come lei stessa ha più volte affermato nel corso delle interviste), la Fracci ha incarnato l’idea stessa della danzatrice. Musa di poeti e artisti, di registi e coreografi, anche quando la tecnica cambiava estetica Lei è rimasta ai vertici per la sua capacità di trasfigurare i passi in arte. Ed è questa la cosa più importante che oggi muore, perché questa capacità è sempre più rara in chi calca le scene. Tutti gli addetti ai lavori sono orfani di una ‘madre’ che avrebbe avuto ancora molto da insegnare, da trasmettere attraverso le conoscenze del suo corpo; il mondo ha perso una delle ultime ‘vestali’ della danza del Novecento. Un altro dono che l’Italia ha fatto alla danza e alla sua storia. 
Il tempo è stato tiranno e non ha permesso altre importanti cose in cantiere. Qualcuno dirà che in ogni caso ha dato più di quanto non sia stato concesso ad altri, ma non è vero: gli artisti grandi lasciano sempre un vuoto incolmabile, anche se hanno vissuto un secolo. Instancabile lavoratrice, sempre al fianco di un marito che ne ha saputo prolungare la vita artistica dipingendole addosso personaggi adatti a tutte le età della vita, una étoile che aveva scelto di diventare madre in un momento delicato e importante della sua carriera e che ha così dato l’esempio a tante giovani danzatrici, quando questo lavoro sembrava ancora confliggere con la maternità. Questo breve ricordo non intende ripercorrere le tappe di una carriera straordinaria, già nota al mondo e che da oggi i media e tutti i luoghi dell’arte e della cultura ci ricorderanno con doveroso omaggio, così come faremo anche noi di GBopera Magazine, non è solo un necrologio dovuto ma è soprattutto un sentito saluto personale di chi scrive. Dopo essere cresciuta con la sua Giselle – di cui Carla Fracci resta la più grande interprete del Novecento, ancora oggi insuperata – l’aver avuto modo, negli ultimi anni e in maniera ripetuta, di affiancarla nella presentazione della sua biografia e in eventi legati a questo giornale, il parlare e dialogare con lei e il Maestro Menegatti sono state esperienze poi divenuti ricordi preziosi da custodire.
Oggi Carla Fracci non è più: ecco il suo vero Passo d’Addio. Ma per i grandi della Storia questo è il momento in cui si diviene davvero immortali. Ciao Carla.

 

 

 

 

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