Sergej Vasil’evič Rachmaninov (1873 – 1943): “Rapsodia su un tema di Paganini per pianoforte e orchestra op. 43”

Sergej Vasil’evič Rachmaninov (Oneg, Novgorod, 1873 – Beverly Hills, California, 1943)
Rapsodia su un tema di Paganini per pianoforte e orchestra op. 43
Introduzione: Allegro vivaceVariazione I (Precedente) –Tema: L’istesso tempo – Variazione II: L’istesso tempo – Variazione  III: L’istesso tempo –Variazione IV: Più vivo – Variazione V: Tempo precedente – Variazione VI: L’istesso tempo – Variazione VII: Meno mosso, a tempo moderato –Variazione VIII: Tempo I – Variazione IX: L’istesso tempo – Variazione X: L’istesso tempo – Variazione XI: Moderato – Variazione XII: Tempo di minuetto – Variazione XIII: Allegro – Variazione XIV: L’istesso tempo – Variazione XV: Più vivo scherzando – Variazione XVI: Allegretto – Variazione XVII: Allegretto – Variazione XVIII: Andante cantabile –Variazione XIX: A tempo vivace – Variazione XX: Un poco più vivo – Variazione XXI: Un poco più vivo – Variazione XXII: Un poco più vivo (Alla breve) – Variazione XXIII: L’istesso tempo – Variazione XXIV: A tempo un poco meno mosso
Composta nel 1934, la Rapsodia su un tema di Paganini per pianoforte e orchestra op. 43 è uno degli ultimi lavori di Rachmaninov che, con questa composizione, conseguì uno dei suoi ultimi importanti successi. La fredda accoglienza, riservata dal pubblico al suo Quarto concerto per pianoforte e orchestra alla prima esecuzione avvenuta il 18 marzo 1927 alla Symphony Hall dell’American Academy of Music di Filadelfia, aveva acuito quella forma di impasse creativo a cui il compositore era andato soggetto già da quando, nel 1917, aveva lasciato la sua patria. Al compositore Nikolaj Medtener, suo amico di vecchia data, che gli aveva chiesto quali fossero le ragioni dell’abbandono della sua attività creativa, Rachmaninov, infatti, aveva risposto: come faccio a scrivere musica senza una melodia? Rachmaninov sembrò ritrovare quella melodia apparentemente perduta nel 1931, in Svizzera, dove si era stabilito, grazie allo studio delle opere dei grandi compositori del passato e, in particolar modo, di Arcangelo Corelli, del quale scelse il celeberrimo tema della Follia per una serie di variazioni per pianoforte. Rinfrancato dal successo ottenuto con questa composizione alla prima esecuzione avvenuta il 12 ottobre 1931 all’His Majesty’s Theatre di Montréal, Rachmaninov decise di comporre un’altra serie di variazioni, questa volta, per pianoforte e orchestra. Per questo suo nuovo lavoro, che egli scrisse in un mese e mezzo circa tra il 3 luglio e il 18 agosto del 1934, rivolse la sua attenzione ad un altro grande compositore italiano, Niccolò Paganini, nella cui figura sembrò identificarsi sia per aspetti attinenti alla loro esperienza umana, in quanto entrambi vissero lontani dalla terra natale, sia per la fama di virtuosi che li accomunava, dal momento che, come Paganini era stato considerato il maggiore violinista della sua epoca, anche Rachmaninov fu ritenuto uno dei più importanti e maggiormente richiesti pianisti del suo tempo. Per questo lavoro il compositore scelse il tema del celeberrimo ventiquattresimo Capriccio di Paganini,  già utilizzato da Liszt e Brahms, qui sottoposto a una serie di 24 variazioni in una struttura che lo stesso compositore definì una fantasia in forma di variazioni su un tema di Paganini.

Eseguita con notevole successo il 7 novembre 1934 a Baltimora sotto la direzione di Leopold Stokowski e con il compositore al pianoforte, la Rapsodia, dal punto di vista formale, può essere divisa in tre movimenti da eseguire senza soluzione di continuità e corrispondenti a quelli tradizionali del concerto solistico. L’opera, il cui primo movimento corrisponde, in base a questo schema, alle prime 10 variazioni, si apre con un’introduzione orchestrale nella quale il tema appare in una forma frammentaria; ad essa segue la prima variazione, chiamata Precedente, in quanto precede la vera e propria esposizione del tema presentandone soltanto lo scheletro ritmico. Finalmente il tema viene esposto dai violini a cui segue la seconda variazione della quale è protagonista il pianoforte. Nelle successive tre variazioni il pianoforte e l’orchestra fanno sfoggio del loro virtuosismo dando vita, nella quinta variazione, a un dialogo serrato, mentre protagonista della sesta è il solista che si produce in un episodio di carattere rapsodico. Nella settima variazione è introdotto dai corni il tema del Dies irae, che manifesta quel sentimento quasi ossessivo della vicinanza della morte provato dal compositore nei suoi ultimi anni di vita. Nell’ottava, caratterizzata da possenti accordi del pianoforte, nella nona, tutta giocata su un insistente sincopato, e nella decima, dove il tema del Dies irae è ripreso dal solista, la scrittura ritorna ad essere virtuosistica. Con l’undicesima variazione, di carattere rapsodico, si apre la seconda sezione di questa composizione con il pianoforte che si stacca gradatamente dall’orchestra la quale, nella quattordicesima, rielabora il tema in una scrittura marziale. Il pianoforte torna protagonista nella quindicesima variazione con rapidi arpeggi sullo schema armonico del tema per cedere il testimone  all’oboe, al corno inglese e al violino che si scambiano il tema tra di loro nella sedicesima. Qui sembra introdursi un’atmosfera sentimentale che raggiunge il suo hapax nella diciottesima variazione dove appare un tema tenero e cantabile in tonalità maggiore che viene perorato dall’orchestra. Le successive sei variazioni costituiscono l’ultima virtuosistica sezione della Rapsodia con il pianoforte che ritorna progressivamente protagonista per affermare la sua supremazia nell’ultima variazione dopo una sua cadenza di carattere solistico. Molto suggestiva è la conclusione in pianissimo con un semplice pizzicato degli archi.

Lascia un commento