Johann Sebastian Bach (1685 – 1750): “Alcune cantate sacre”

Johann Sebastian Bac (Eisenach 1685 – Lipsia 1750)
Actus tragicus “Gottes Zeit ist die allerbeste” (Il tempo di Dio è il migliore), cantata per soli, coro e strumenti BWV 106
Sonatina. Molto Adagio
Coro (Andante), Allegro, Adagio assai, “Gottes Zeit ist die allerbeste” (“Il tempo di Dio è il migliore di tutti i tempi”)
Aria per tenore. Lento, “Ach Herr lehre uns beten” (Oh, Signore insegnaci a pregare)
Aria per basso. Vivace, “Bestelle dein Haus” (Disponi la tua casa)
Coro, Andante, “Es ist der alte Bund: Mensch, du musst sterben” (È l’antico patto: uomo, tu devi morire)
Aria per contralto. “In deine Hände” (Nelle tue mani)
Aria per basso. “Heute, heute wirst du mir” (Oggi, oggi sarai con me)
Corale. “Glorie, Lob, Ehr’ und Herrlichkeit (Gloria, lode, onore e maestà)

Chiamata Actus tragicus probabilmente per la sua originaria destinazione funebre, la cantata “Gottes Zeit ist die allerbeste” (Il tempo di Dio è il migliore) è una delle prime composte da Bach anche se non sono del tutto chiare le circostanze nelle quali fu scritta. È molto probabile, tuttavia, che la cantata sia stata composta tra il 1707 e 1708 quando Bach si trovava a Mühlhausen dove il compositore aveva ottenuto l’incarico di organista della chiesa di San Biagio in sostituzione di Johann Georg Ahle, morto nel mese di dicembre del 1706. Finalmente questo incarico, per il quale percepiva uno stipendio di 85 fiorini l’anno, permise al ventiduenne Bach di programmare il suo matrimonio con Maria Barbara che avvenne il 17 ottobre del 1707. Le spese del matrimonio furono affrontare da Bach grazie a una piccola eredità ricevuta dopo la morte di suo zio Tobias Lämmerhirt. La cantata fu molto probabilmente composta per celebrare la memoria dello zio o, come è stato sostenuto da altri, per il funerale di Dorothea Eilmar, moglie di un notabile di Müllhausen. Come per le altre cantate scritte prima del periodo di Weimar, anche per questa Bach predispose il testo traendolo direttamente dalle sacre scritture e dal repertorio dei corali.
La cantata, che propone una meditazione sulla morte, si divide in due parti ed è introdotta da una breve sonatina e da un coro in tre sezioni. In essa Bach utilizzò tutte le tecniche di composizione: dal contrappunto ad episodi liberi, dalla polifonia alla monodia. Nella prima parte, di cui  molto bella è la prima aria del tenore costruita come una ciaccona, è sviluppata la meditazione sul carattere ineluttabile della morte, mentre nella seconda parte, all’interno della quale si distinguono le arie In deine Hände (Nelle tue mani) per contralto e Heute, heute wirst du mir (Oggi, oggi sarai con me) per basso, è sviluppata la concezione della morte come riscatto della vita attraverso la fede. La cantata è conclusa, secondo tradizione, dal Corale Glorie, Lob, Ehr’ und Herrlichkeit (Gloria, lode, onore e maestà), diviso in due sezioni delle quali la seconda è in forma di fuga.
Kreuzstab-Kantate. “Ich will den Kreuzstab gerne tragen” (Cantata della croce. Volentieri porterò la mia croce)
Aria. “Ich will den Kreuzstab gerne tragen” (Volentieri porterò la mia croce)

Recitativo. “Mein Wandel auf der Welt (Il mio peregrinare nel mondo)
Aria. “Endlich, wird mein Joch” (Finalmente il mio giogo)
Recitativo. “Ich stehe fertig und bereit” (Eccomi, sono pronto)
Corale. “Komm, o Tod, du Schlafes Bruder” (Vieni, o morte, sorella del sonno)

Composta per la diciannovesima domenica dopo la festa della Trinità, nel 1726, quando Bach era già da tre anni Thomaskantor e Director Musices a Lipsia, la Kreuzstab-Kantate “Ich will den Kreuzstab gerne tragen” (Cantata della croce. Volentieri porterò la mia croce) è una delle sue cantate più famose ed eseguite. È una cantata solistica, scritta inizialmente per la seconda moglie Anna Magdalena Wilcken, un eccellente soprano che Bach aveva sposato il 3 dicembre 1721, e, in seguito, trascritta per contralto e, infine, trascritta per basso molto probabilmente tra il 1731 e il 1732. La cantata, il cui testo è tratto dall’episodio del paralitico narrato nel Vangelo di Matteo, non presenta alcuna introduzione e inizia direttamente con una bellissima aria col da capo del solista nella quale il peso della croce è perfettamente rappresentato dalle appoggiature discendenti dell’introduzione. Nella sezione centrale dell’aria Bach creò dei ritmi in contrasto con la voce che canta in terzine ed è accompagnata dallo stesso disegno per appoggiature discendenti. Ciò rappresenta perfettamente le parole del testo che afferma: Lì seppellirò tutti i miei sospiri e dolori, e il mio Salvatore asciugherà tutte le lacrime dei miei occhi. Anche nel successivo recitativo, in stile arioso, le parole del testo Il mio viaggio attraverso il mondo è come quello di una nave in mare sono perfettamente rappresentate dalla musica e, soprattutto, dall’accompagnamento del violoncello che, con il suo arpeggio, evoca il movimento ondoso del mare. La seconda aria, nella forma col da capo e con oboe concertante, è leggermente più vivace e brillante della precedente. La cantata si conclude con il tradizionale corale a quattro voci da cantarsi per i fedeli.
Cantata “Herr Jesu Christ, wahr’ Mensch und Gott”  (Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo) per soli, coro e orchestra BWV 127
Coro. “Herr Jesu Christ, wahr’ Mensch und Gott”  (Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo)
Recitativo. “Wenn alles sich zur letzten Zeit” (Quando ognuno si sgomenta nell’ultima ora)
Aria per soprano. “Die Seele ruht in Jesu Hände” (L’anima riposa nelle mani di Gesù)
Recitativo e aria per basso. “Wenn einstens die Posaunen schallen / Wenn Himmel und Erde in Feur vergehen (Quando un giorno risuoneranno le trombe / Quando cielo e terra scompaiono nel fuoco)
Corale. “Ach Herr, vergib all’unsre Schuld” (Ah, Signore, perdona i nostri peccati)

Composta per la domenica in Quinquagesima del 1725 quando Bach si trovava a Lipsia, Herr Jesu Christ, wahr’ Mensch und Gott è formalmente una cantata su corale. Essa si basa, infatti, sia per il testo che per la melodia, su un Lied funebre di Paul Eber che riproponeva ancora una volta il tema della morte. La cantata si apre con una splendida fantasia su corale di grande e coinvolgente intensità espressiva, della quale sono protagonisti i flauti e gli oboi; il tema del corale, un vero e proprio lamento, che costituisce il cantus firmus, è affidato ai soprani e si sovrappone ad una citazione strumentale del Christe, du Lamm Gottes (Agnello di Dio) che rende ancor più drammatico questo brano introduttivo evocando il sacrificio della croce. Al recitativo secco del tenore, Wenn alles sich zur letzten Zeit (Quando ognuno si sgomenta nell’ultima ora), segue un’insolita aria col da capo per soprano e oboe concertante Die Seele ruht in Jesu Hände (L’anima riposa nelle mani di Gesù), nella quale la musica sembra evocare la campanella funebre di cui si parla nel testo. La voce concerta con l’oboe stabilendo una forma di dialogo. Il movimento successivo, definito da Bach nella partitura Recitativo e aria, vive del contrasto tra la forza salvifica della fede esaltata nell’arioso del basso, accompagnato dagli archi, dal basso continuo e dalla tromba evocata nel testo “Wenn einstens die Posaunen schallen (Quando un giorno risuoneranno le trombe), e la forza distruttrice del fuoco ben rappresentata dall’impetuosa aria Wenn Himmel und Erde in Feur vergehen  (Quando cielo e terra scompaiono nel fuoco). La cantata si conclude con un semplice corale armonizzato a quattro voci accompagnato solo dal basso continuo.
Magnificat in re maggiore per soli, coro e orchestra BWV 243

Coro. “Magnificat”
Soprano solo. “Et exultavit spiritus meus”
Soprano solo. Adagio. “Quia respexit humilitatem”
Coro. “Omnes generationes”
Basso solo. “Quia fecit mihi magna”
Duetto. “Et misericordia”
Coro. “Fecit potentiam”
Tenore solo. “Deposuit potentes”
Contralto solo. “Esurientes implevit”
Terzetto. “Suscepit Israel”
Coro. “Sicut locutus est”
Coro. “Gloria Patri”

Il Magnificat BWV 243 fu composto nel 1723 per un’esecuzione a Lipsia durante il periodo natalizio come dimostrato dal fatto che nella versione originaria ci sono alcuni corali in stile mottettistico, sia in latino che in tedesco, dedicati all’importante festa liturgica e interpolati nel testo del Vangelo (Luca 1,46-55). Nel 1730 Bach rielaborò l’opera eliminando i corali, trasportando l’intera composizione da mi bemolle maggiore a  re maggiore e modificando la strumentazione. Con queste modifiche egli rese la composizione idonea ad essere eseguita in qualunque occasione e non più solo durante la festività del Natale. Dal punto di vista formale, il Magnificat, aperto e concluso da due cori che costituiscono gli unici brani in cui l’orchestra è utilizzata in tutto il suo organico, si suddivide in tre gruppi di tre brevi pezzi, ognuno dei quali inizia con un’aria e si conclude con un coro. Maestoso e di grande impatto è il Magnificat iniziale, mentre tutti i brani, nonostante la loro concisione, mostrano una perfetta adesione al testo da parte della musica che ne descrive efficacmente il significato e i sentimenti. Così in Quia respexit humilitatem questa virtù è rappresentata da una melodia discendente, mentre un sentimento doloroso ispira la musica del duetto Et misericordia. Un’atmosfera trascendente avvolge il suggestivo terzetto per due soprani e contralto Suscepit Israel nel quale il tema liturgico del Magnificat, esposto dagli oboi, si sovrappone alla preghiera della voci. La composizione si conclude con il trionfale Gloria, nel quale interviene l’intera orchestra.  

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