98° Arena di Verona Opera Festival 2021: “Cavalleria rusticana” & “Pagliacci”

98° Arena di Verona Opera Festival 2021
“CAVALLERIA RUSTICANA”
Melodramma in un atto su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci.
Musica Pietro Mascagni
Santuzza ALEKSANDRA KURZAK
Lola CLARISSA LEONARDI
Turiddu ROBERTO ALAGNA
Alfio AMBROGIO MAESTRI
Lucia ELENA ZILIO
“PAGLIACCI”
Dramma in un Prologo e due atti.
Libretto e musica Ruggero Leoncavallo
Nedda (Colombina) ALEKSANDRA KURZAK
Canio (Pagliaccio) ROBERTO ALAGNA
Tonio (Taddeo) AMBROGIO MAESTRI
Beppe (Arlecchino) MATTEO MEZZARO
Silvio  MARIO CASSI
Un contadino MAX RENÈ COSOTTI
Un altro contadino DARIO GIORGIOLÈ
Orchestra, Coro e ballo dell’Arena di Verona
Coro di Voci Bianche A.L.I.V.E.
Direttore Marco Armiliato 
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore delle voci bianche Paolo Facincani
Video design e scenografie digitali D-WOK
Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona
Verona, 31 luglio 2021
Pubblico delle grandi occasioni per questa quarta rappresentazione del dittico Cavalleria rusticana e Pagliacci. Elemento di richiamo il debutto areniano (in questa unica data), nel duplice ruolo di Turiddu e Canio, del celebre tenore italo-francese Roberto Alagna, affiancato dalla moglie, il soprano polacco Aleksandra Kurzak, anch’essa impegnata nel non facile compito di affrontare i ruoli di Santuzza e Nedda. Alagna non delude i numerosi fans accorsi per ascoltarlo. Il cantante in ottima forma, oltre a mostrare le indubbie qualità timbriche e le conclamate capacità attoriali, affronta i due ruoli con un’ottima tenuta vocale in tutti i registri, un fraseggio sempre scolpito ed espressivo, senza gigionismi. Chapeau! La Kurzak si trova invece a dover affrontare una situazione ben diversa. La sua vocalità che da “leggera” si è spinta nel territorio del “lirico”…e “spinto”, deve scendere a compromessi nell’affrontare la scomoda tessitura di Santuzza, che cerca di risolvere il più possibile con messe di voce liriche. Le cose vanno decisamente meglio con Nedda. Il ruolo rientra certamente nella sua dimensione vocale e quindi può essere gestito dall’artista con maggiore tranquillità e scioltezza. Ambrogio Maestri affronta con solidità vocale  e scenica i ruoli di Alfio e Tonio, così come Matteo Mezzaro mostra qualità vocali e attoriali di ottima levatura. Mario Cassi è un Silvio convincente e appassionato. Vocalmente limitata la Lola di Clarissa Leonardi. Elena Zilio affronta con invidiabile sicurezza gli interventi di Mamma Lucia.  Funzionali e precisi i due contadini di Max-René Cosotti e Dario Giorgelè. La direzione d’orchestra di Marco Armiliato è corretta e abbastanza accurata. Tende a una certa sobrietà anche se non sfugge a certi rallentamenti “indugiando”, qua e là, su un approccio di tradizione. I nuovi allestimenti areniani, curati, per la parte digitale, da D-WOK, hanno guardato alla tradizione cinematografica italiana. Al mondo in bianco e nero del neoralismo (Cavalleria rusticana con immagini del Parco Archeologico e Paesaggistico Valle dei Templi di Agrigento e con riproduzioni di affreschi e disegni storici provenienti dai Musei Vaticani e dalle collezioni della Biblioteca Apostolica Vaticana) e più direttamente alla estrosa e onirica  creatività di Federico Fellini (Pagliacci in  collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino e del Fellini Museum Rimini). Nell’insieme, il tutto non manca di efficacia e di un certo impatto visivo, anche se l’utilizzo delle proiezioni video, qualche volta, scivola nel didascalico. Applausi calorosi. Particolarmente festeggiato Roberto Alagna. Ultima rappresentazione il 14 agosto 2021. Foto Ennevi per Fondazione Arena

 

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