98° Arena di Verona Opera Festival 2021: “Turandot”

98° Arena di Verona Opera Festival 2021
“TURANDOT”
Dramma lirico in tre atti e cinque quadri su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni.
Musica di Giacomo Puccini
Completamento del finale di Franco Alfano
Turandot ANNA NETREBKO
Imperatore Altoum CARLO BOSI
Timur RICCARDO FASSI
Calaf YUSIF EYVAZOV
Liù RUTH INIESTA
Ping ALEXEY LAVROV
Pong MARCELLO NARDIS
Pang FRANCESCO PITTARI
Mandarino VIKTOR SHEVCHENKO
Principe di Persia RICCARDO RADOS
Orchestra, coro e ballo dell’Arena di Verona
Coro di voci bianche A.d’A.MUS diretto da Marco Tonini
Direttore Jader Bignamini
Maestro del Coro  Vito Lombardi
Video design e scenografie digitali D-WOK
Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona
Verona, 1 agosto 2021
Seconda rappresentazione e seconda, delle tre, che vede nel ruolo della protagonista, la star internazionale, Anna Netrebko. Forte di un registro acuto incisivo e timbratissimo, ma anche di una certa morbidezza (anche se il fraseggio non è sempre ben gestito), la cantante supera agevolmente “In questa reggia” e la successiva scena degli enigmi. Al terzo atto però, la tessitura del temibile duetto, dal quale poche ne sono uscite indenni, mette alla prova il canto della Netrebko che si fa forzato e teso. Detto ciò è altresì evidente il fatto che la forza vocale e scenica della Netrebko mette in ombra il partner (e marito) Yusif Eyvazov. Certamente il tenore azero dà prova di applicarsi come Calaf. Non mancano le belle intenzioni e frasi espressive ma il suo è un canto troppo avaro di luminosità. Ottima prova per Ruth Iniesta. Dopo un inizio prudente (“Signore ascolta”), nel terzo atto affronta con grande duttilità, morbidezza e dolcezza, oltre che un sapiente uso del legato, “Tanto amor segreto” e la successiva “Tu, che di gel sei cinta”. Una Liù ammirevole. Riccardo Fassi (Timur) non è sempre a fuoco, ma appare comunque morbido e controllato nel canto. Positivi gli interventi di Viktor Shevchenko (Un mandarino) e Carlo Bosi (Altoum). A nostro parere un po’ troppo spinte nell’esuberanza scenica Ping, Pong e Pang, rispettivamente: Alexei Lavrov, Marcello Nardis e Francesco Pittari. La concertazione della complessa partitura pucciniana trova in Jader Bignamini un certa solidità e sicurezza nel gestire palcoscenico, coro (posizionato alla sinistra del palcoscenico) e cantanti. Asseconda i cantanti ma certi tempi (ad esempio il “Non piangere Liù”) lenti destano qualche perplessità. Non a caso la Iniesta, all’avvio del “Tanto amor segreto”, prende in mano la situazione e …accellera!. La parte visiva digitale D-WOK (con immagini provenienti dal Museo d’Arte Cinese ed etnografico di Parma) è un po’ alterna nella resa, così come la gestione delle masse ci appare un po’ caotica, con un eccesso di movimento, movimenti coreografici stucchevoli fino a un finale “in bianco” che ci pone la domanda….Ma in Cina questo colore non è legato al lutto?  Arena “esaurita”, pubblico partecipe e, ovviamente festeggiatissima la Netrebko. Prossime rappresentazioni: 5, 28 agosto e 3 settembre. Foto Ennevi per Fondazione Arena

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