Metti un Marcello a Mumbai: Intervista al baritono Andrea Vincenzo Bonsignore

Andrea Vincenzo Bonsignore (classe 1984) è uno dei baritoni più apprezzati della sua generazione. Lo incontro per un aperitivo, e comunica immediatamente il contrasto tra il fisico curato e massiccio e uno sguardo quasi ancora adolescente, di una disarmante dolcezza. È un ascoltatore, ed è privo di qualsiasi forma di compiacimento autocelebrativo, sebbene festeggi il decimo anno di carriera. Provo anche con lui l’approccio per parole-chiave.
Cominciamo da una parola più o meno facile: “Milano”.
“Milano è la città dove tutto è iniziato… gli anni di studio al Conservatorio e i primi passi con “La Traviata” di Giuseppe Verdi e “Livietta e Tracollo” di Giambattista Pergolesi. Pur essendo una città non facile, è quella dove ho deciso di restare a vivere, perché mantengo qui i miei affetti e i miei familiari. Se penso alla carriera, Milano è il luogo che mi permette di poter approfondire anche la ricerca sulla musica contemporanea, essendo un luogo di grande scambio culturale e ciò mi motiva a restare concentrati su un lavoro metodico ed artigianale con il Teatro alla Scala nel cuore.”
Rimaniamo sul personale e rilancio con “Maestri”
“Beh di maestri ne ho avuti diversi… se devo pensare al prima, durante e dopo gli studi non posso non citare Roberto Coviello e Bianca Maria Casoni; con quest’ultima continuo il perfezionamento e le sono particolarmente grato per avermi trasmesso alcuni principi di tecnica ed interpretazione che solo in pochi hanno ancora ben impresso in mente.”
E “Maestri” inteso anche come fonti di ispirazione, professionale o personale?
“Senza dubbio Cappuccilli e Bruscantini, da un punto di vista vocale, anche se, in realtà, io sono abituato a mettermi sempre in ascolto e cerco di imparare e di “rubare” qualcosa anche da quegli artisti con cui lavoro e che mi trasmettono qualcosa in più. Alcuni direttori d’orchestra si sono rivelati dei Maestri dalla lezione costante: Stefano Montanari e Michele Mariotti hanno per me una posizione di rilievo, perché mi hanno dato la possibilità di scoprire e valorizzare le mie possibilità vocali. Anche Francesco Ivan Ciampa mi ha molto aiutato nella crescita e nell’approfondimento: nella recente “Bohème” di Bologna mi ha mostrato dettagli che non tutti i direttori rilevano con tanta attenzione, sia sotto l’aspetto della Partitura che per quanto riguarda la singola caratterizzazione vocale.”
C’è molta Italia nel tuo repertorio, ma anche nella tua carriera (piazze importanti come Venezia e Palermo) e oserei dire anche nel tuo modo di concepire l’opera…
“Sì è vero! Sono molto legato a ruoli scritti in italiano, e, per quanto io padroneggi l’inglese e gestisca bene il francese, fino ad ora ho sentito molto più vicini a me il repertorio nella mia lingua madre. Questo non mi ha impedito di lavorare comunque anche all’estero, come per la prima in tempi moderni di “Erismena” di Cavalli ad Aix en Provence, e poi a Versailles e Saint-Denis. Inoltre, restano nel cuore le produzioni de “L’italiana in Algeri” presso il Theâtre des Champs Élysées e de “Le Nozze di Figaro” al Theater Kiel.”
Andiamo allora a un concetto ancora più musicale: “Baritono”.
“Mi sono scoperto baritono all’ingresso in Conservatorio, perché prima studiavo da basso con un maestro russo, che mi faceva insistere molto sulla fascia medio-grave. Poi ho scoperto la facilità negli acuti” ride, quasi pudico.
Quali sono i ruoli a cui tieni di più?
“Senza dubbio i ruoli più nobili, perché corrispondono meglio alla mia vocalità – sebbene abbia interpretato molti personaggi brillanti, uno su tutti Leporello. Il Conte d’Almaviva è senz’altro uno di quelli che amo di più, ma anche Taddeo de “L’italiana in Algeri”. Ultimamente ho avuto conferma della mia crescita vocale grazie a diversi ruoli pucciniani: ho debuttato poco prima del lockdown Lescaut a Palermo, e poi Marcello ne “La Bohème”…”
E infatti la mia ultima parola è proprio “Marcello”.
“Un ruolo che per me è particolarmente significativo, sia per la tranquillità e la naturalezza con cui l’affronto vocalmente, sia per le singolari condizioni nelle quali l’ho interpretato. La prima volta, infatti, ero in India, al NCPA di Mumbai: era la prima esecuzione in assoluto di quell’opera nel paese, io ero elettrizzato e, nonostante una brutta bronchite, fu un successone! Tutto esaurito per tre repliche di seguito, applausi a scena aperta, standing ovation… entusiasmo puro! Ben comprensibile, considerata la novità della storia e della musica per loro. In Italia, invece, sto cantando in questo periodo il ruolo per la prima volta, nella produzione del Comunale di Bologna per la regia di Graham Vick, che ben conosco perché qualche anno fa vi presi parte come Schaunard.”
Com’è stato lavorare con Vick?
“Sir Graham è stato uno dei più grandi registi con cui mi sia interfacciato, e senza dubbio uno dei più grandi dei nostri tempi. Lavorare con lui non è sempre facile, ma siamo riusciti da subito a capirci al volo: lui mi ha fatto scoprire aspetti inediti sia di Schaunard che di Marcello. La sua regia va in profondità e finisce inevitabilmente per influenzare anche il modo in cui ti predisponi a preparare il personaggio vocalmente. Parlo al presente, me ne rendo conto, perché non posso ancora credere che ci abbia lasciato in maniera così inaspettata: andare alla ribalta in questi giorni è stato intenso e commovente.”
Infine, domanda di rito: altri progetti futuri?
“La mia collaborazione col Teatro Comunale di Bologna continuerà anche il prossimo dicembre con la “Cenerentola” di Gioachino Rossini nella parte di Dandini: un altro ruolo che mi piace molto! Poi ho alcune novità di cui, per ora, preferisco non parlare. In autunno sarò a Piacenza con le “Le convenienze ed inconvenienze teatrali” di Gaetano Donizetti. È un teatro in cui torno sempre con grande voglia di far bene, grazie al rapporto di stima e riconoscenza che mi lega alla sua Direttrice Artistica, Cristina Ferrari, che, anni fa, mi ha supportato in un momento di forte crisi dandomi fiducia. È un gesto che non posso dimenticare.”
©️Foto: Marco Impallomeni e Paolo Lardaro

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