Novara, Teatro Carlo Coccia: “Tosca”

Novara, Teatro Carlo Coccia, stagione 2022
“TOSCA”
Dramma lirico in tre atti su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa da “La Tosca” di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini
Floria Tosca CHARLOTTE-ANNE SHIPLEY
Mario Cavaradossi LUCIANO GANCI
Vitellio Scarpia FRANCESCO LANDOLFI
Cesare Angelotti/ un carceriere GRAZIANO DELLAVALLE
Sagrestano /Sciarrone STEFANO MARCHISIO
Spoletta SAVERIO PUGLIESE
Un pastore GIACOMO D’AMBROSIO
Orchestra Filarmonica Italiana, Coro San Gregorio Magno, Coro delle voci bianche del Teatro Coccia
Direttore Fabrizio Maria Carminati
Maestro del coro Mauro Trombetta
Maestro del coro di voci bianche Paolo Beretta e Alberto Veggiotti
Regia Renato Bonajuto
Scene Giovanni Gasparro e Danilo Coppola
Costumi Artemio Cabassi
Luci Ivan Pastrovicchio
Novara, 29 maggio 2022
Il Teatro Coccia di Novara chiude la stagione lirica 2022 con una produzione di “Tosca” di livello complessivo alto e che conferma la crescita anche a livello produttivo dell’ente novarese.
Lo spettacolo proposto è un nuovo allestimento del teatro novarese capace di imporsi all’attenzione sotto ogni punto di vista. La capacità produttiva del teatro è emersa in primo luogo nella parte visiva che si è mostrata come uno dei punti vincenti della produzione. L’impianto scenico è il frutto della collaborazione di due giovani talenti della scena artistica italiana. Lo scenografo Danilo Coppola già apprezzato in altre produzioni anche a Novara realizza un impianto solido e funzionale, bellissime quinte scenografiche che ricostruiscono con sobria elegante gli ambianti dell’opera dalla navata di Sant’Andrea della Valle agli spalti di Castel Sant’Angelo visti dall’interno, sullo sfondo il grande angelo di Peter von Verschaffelt progressivamente illuminata dall’avanzare dell’alba. Coppolla tratteggia spazi rigorosi ma imponenti capaci di far percepire la loro schiacciante presenza ai personaggi. Ad animare questi spazi è Giovanni Gasparro, uno dei talenti emergenti dell’arte contemporanea italiana capace di far rivivere con sensibilità moderna temi e modi della pittura barocca. Un gusto stilistico particolarmente in linea con le atmosfere di “Tosca”, con una Roma papalina sontuosa e bigotta.  I dipinti compaiono già nel I atto a decorare la chiesa e diventano assoluti protagonisti nel secondo quanto lo studio di Scarpia è una vera e propria quadreria dominata da immagini di santità e lussuria.
La regia di Renato Bonajuto sfrutta al meglio l’impianto scenico. L’impostazione è tradizionale con una cura autenticamente filologica per i dettagli antiquari – ad esempio nelle pratiche rituali durante il Te Deum – ma moderna nell’approccio attoriale, nello scavo dei personaggi, nella valorizzazione di determinate sensibilità. Bonajuto riesce nella quadratura del cerchio di fondere modernità e tradizione, di far piazza pulita di polvere e tradizioni superate pur nel rigoroso rispetto dell’ambientazione storica e ambientale. I bellissimi costumi di Artemio Cabassi completavano un comparto visivo di sicura efficacia.
La parte musicale è affidata all’esperienza di Fabrizio Maria Carminati. Il direttore – novarese d’adozione – affronta la partitura con grande mestiere e amore per la tradizione. Una lettura che non cerca vie alternative ma mostra il valore di una prassi esecutiva autenticamente vissuta senza mai scadere nelle routine. Grande sensibilità per il canto e per le sue ragioni, capacità di trarre il meglio dalla compagine orchestrale, un’Orchestra filarmonica italiana che ormai ha acquisito una qualità di base più che apprezzabile, lettura attenta e curata nelle dinamiche e nei chiaroscuri. Positiva anche la prova del Coro San Gregorio Magno.
Il cast è dominato dal Cavaradossi di Luciano Ganci. Il tenore romano è oggi uno dei migliori interpreti disponibili in questo repertorio e non ha deluso le attese. Voce di schietta scuola italiana, dal timbro luminoso e squillante e dal canto estroverso e comunicativo. Il controllo dell’emissione è sempre assai curato, gli acuti squillanti e ricchi di suono ancor più evidenziati dall’ottima acustica del Coccia. Il versante espressivo appassionato e un po’ guascone è ideale per il personaggio. Il pubblico ha accolto la prova del tenore in modo trionfale ottenendo a furor di popolo il bis di “E lucevan e stelle”.
Charlotte-Anne Shipley è una valida protagonista. La cantante inglese nota in Italia soprattutto per le sue interpretazioni britteniane è un soprano lirico-spinto di interessanti qualità vocale. Voce ampia e ricca anche se un po’ aspra, facile e svettante in acuto. La cantante dispone di una forte presenza scenica e canta con correttezza e gusto. Manca forse di una maggior personalità e in più punti risulta un po’ fredda. Cogliere la natura di Tosca, del suo essere profondamente donna e artista e difficile per tutte. La Shipley ci riesce senza problemi sul piano vocale ma non pienamente su quello interpretativo.
Lo Scarpia di Francesco Landolfi è per certi aspetti speculare. In questo caso abbiamo un interprete di rara sensibilità espressiva attento a trasmettere un ritratto mellifluo e sfumato del barone napoletano reso proprio per questo ancor più inquietante. Purtroppo la qualità del canto non ci è parsa all’altezza di quella dell’interpretazione. Molto bravo Stefano Marchisio un sacrestano giovane, ottimamente cantato e privo di qualunque connotazione caricaturale, il giovane basso raddoppiava interpretando anche Sciarrone. Solido Graziano Dellavalle nei duplici panni di Angelotti e del carceriere del III atto. Vocalmente squillante e perfettamente centrato sul lato espressivo lo Spoletta di Saverio Pugliose la cui viscida ipocrisia lo presenta come perfetto epigono di Scarpia.
Sala gremita e successo trionfale. Dopo la partenza stentata il Coccia ha ritrovato il suo pubblico e si attendono ora le novità per la prossima stagione.

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