Roma, Teatro Sistina:”Il Marchese del Grillo”

Roma, Teatro Sistina, stagione teatrale 2022/23
“IL MARCHESE DEL GRILLO”
Commedia Musicale di Gianni Clementi e Massimo Romeo Piparo, dal film di Mario Monicelli, scritto con Benvenuti, De Bernardi, Pinelli, Zapponi.
Musiche originali di composte da Emanuele Friello
Il Marchese del Grillo MAX GIUSTI
Zio Prete GIULIO FARNESE
Servitore Ricciotto MARCO VALERIO MONTESANO
Olimpià BENEDETTA VALANZANO
Papa Pio VII TONINO TOSTO
Madre di Faustina-Moglie di Gasperino CARLOTTA TOMMASI
L’amministratore ROBERTO ATTIAS
Genuflessa ILARIA FIORAVANTI
Aronne Piperno-Commissario GERRY GHERARDI
Rambaldo-Il Graduato-Il Giudice GIACOMO GENOVA
Il cameriere in polpe MARCO REA
L’oste SERGIO SPURIO
Cap. Blanchard-Guardia Svizzera FRANCESCO MINIACI
Camilla AMBRA CIANFONI
La figlia di Gasperino-Cameriera ILARIA FERRARI
Marcuccio-Ensemble ROCCO STIFANI
Sebastiano Lo Casto/ La Streghetta-Ensemble SEBASTIANO LO CASTRO
Castrato-Assistente del Papa-Ensemble DENIS SCOPPETTA
Faustina-Ensemble GLORIA ROSSI
Ensemble:
Rocco Greco, Raffaele Cava, Ciali Sposato, Annalisa D’Ambrosio, Viola Oroccini, Valentina Bagnetti, Sara Telch
Regia 
Massimo Romeo Piparo
Scene Teresa Caruso
Costumi Coreografie Roberto Croce
Roma, 12 ottobre 2022
Io sò “io, e vvoi nun zete un c*zzo” (da “Li soprani der monno vecchio”  Giuseppe Gioachino Belli, 21 gennaio 1831, Sonetti romaneschi.)
La Romanità non si può racchiudere in due righe e nemmeno dentro una battuta ma in tanti l’hanno raccontata, a modo loro, e ne sono emersi spaccati di società sempre nuovi. Diciamo che il linguaggio, di per sé, racconta il clamore dell’accento, l’orgoglio che si eleva, e la spavalderia pittoresca che prende spunto dai vicoli popolari. Ma la Romanità non sta solo nell’inflessione dialettale o nella parolaccia. La Romanità è un atteggiamento, una mentalità immutata nel tempo è una caratteristica innata e persistente nella Capitale di un tempo e di oggi. Monicelli lo sapeva e nel suo film “Il Marchese del Grillo “(1981) da cui è tratta questa commedia musicale ci regala quello spaccato che ad oggi ancora risuona attuale e ci offre spunti di riflessione. Roma, città ricca di tradizioni, miti, leggende, costumi e folclore, considerata una delle capitali mondiali del cinema per la sua splendida cornice, è divenuta nel tempo lo sfondo prediletto anche di opere teatrali moderne, l’ambientazione di alcune commedie musicali, made in Italy, che non hanno nulla da invidiare ai più complessi ed articolati musical americani. Spettacoli nostrani che, ai sorprendenti giochi di luci e alle accattivanti sonorità delle colossali produzioni di oltre oceano, contrappongono la genuinità dei sentimenti, la schiettezza del parlare quotidiano, del romanesco, fatto di allocuzioni colorite e talvolta scurrili che, quasi per istinto, innescano naturali reazioni di ilarità ed infondono quella leggerezza di cui, in questo momento, tutti noi abbiamo bisogno. Di Roma si riconoscono i simboli, si rimane ammaliati dalla sua decadenza popolaresca che si contrappone in un duello senza vincitori ad una nobiltà sfrontata e sprezzante. Di Roma ci si sente parte. Nessun’altra città è capace di ispirare un senso di appartenenza così profondo ed avvolgente, quello che gli antichi chiamavano romanitas, romanità appunto. Che cos’è la romanitas? Per gli storici è «identità romana» fatta di tradizioni, lingue e riti che vengono dal passato, per il romano è l’orgoglio di un popolo, l’emozione di essere parte di una comunità, il riconoscimento di caratteristiche distintive, un modo “de esse romani”, la consapevolezza di vivere nella città più bella del mondo, quel “friccico ner core” che attanaglia quando si è lontani dalla propria casa. È questa summa di sensazioni che si respira alla “prima” della commedia musicale Il Marchese del Grillo, di Gianni Clementi e Massimo Romeo Piparo, in scena al teatro Il Sistina di Roma.
La storia, portata alla notorietà del pubblico nel 1981 dal grande attore romano, ormai scomparso, Alberto Sordi, altro simbolo di quella romanitas riconosciuto in tutto il mondo, racconta le divertenti avventure del marchese Onofrio del Grillo. Quello che emerge preponderante nel colorato spettacolo, ed in particolare dalla bella scenografia firmata da Teresa Caruso, sono i luoghi emblematici della Città Eterna, la Basilica di San Pietro sullo sfondo, i tipici nasoni, er fontanone, i capitelli corinzi simboli che rendono Roma unica al mondo sin dai tempi più remoti, quando lo storico Tito Livio la definì Caput Mundi”
«Vivere a Roma è un modo di perdere la vita» Ennio Flaiano
Ma che necessità c’è oggi di raccontare una storia come questa, ambientata nella Roma dei primi anni dell’Ottocento? Oggi che in tema di regia si tende ad attualizzare ogni cosa? Oggi che il teatro tende a spogliarsi di quelle componenti essenziali del “teatro di una volta”, vale a dire dei costumi ricercati, delle scenografie dipinte a mano, degli orpelli barocchi del passato?Probabilmente la nostalgia. La mancanza di quella identità che sta conducendo all’affievolimento di quella romanitas e quindi di quel profondo senso di appartenenza che si confonde in una globalizzazione spersonalizzante che allontana sempre di più dalla tradizione, una tendenza che, nel teatro di questi ultimi tempi, è divenuta quasi una costante. È l’esatto contrario di quanto, invece, viene proposto da Massimo Romeo Piparo (anche direttore artistico del teatro Il Sistina di Roma nonché autore) nella sua versione de’ Il Marchese del Grillo: una commedia nostalgica, alla vecchia maniera, che ci permette di pensare, senza troppo impegno, a cosa siamo stati, da dove veniamo, senza mai perdere il sorriso e la consapevolezza delle nostre origini. La sua regia ha quindi il vantaggio non facile di essere funzionale allo svolgimento della storia, cosa non così scontata, visto il copioso numero di interpreti, comparse e ballerini che agiscono sulla scena. I costumi di Cecilia Betona sono contestualizzati alle scene e sono ricchi di dettagli mai scontati nella manifattura. Emanuele Friello riesce a non far rimpiangere la colonna sonora di Nicola Piovani nell’omonimo film, svicolando dalla citazione e creando un prodotto musicale assolutamente nuovo ed originale, prodotto dalla contaminazione di stornelli, cantate accorate e sottofondi baldanzosi. Ironia, spavalderia, corruzione, sciatteria ma anche inaspettati riscatti morali rendono il personaggio del Marchese Onofrio del Grillo un uomo sorprendentemente onesto nonostante la sua disonestà. Questo ossimoro è ben accolto da Max Giusti che nella difficile interpretazione di un ruolo così pesantemente iconico riesce a delineare con simpatia e disinvoltura tutti questi aspetti con una propria identità interpretativa. La sua lunga carriera anche televisiva gli ha permesso di penetrare il copione con libertà di improvvisazione il più delle volte per sopperire alle piccole défaillance tecniche che hanno caratterizzato la prima messa in scena di questa stagione teatrale a Il Sistina. La sua aderenza al personaggio ha fatto passare in secondo piano quelle incertezze vocali nel cantato, a vantaggio di una originale caratterizzazione del personaggio. Tra i vari interpreti emerge, brillante, Giulio Farnese interprete dello Zio Prete che, con evidenti doti attoriali, assieme alla bravissima Monica Guazzini, nei panni della marchesa madre, hanno deliziato il pubblico con una simpatia ed una capacità di tenuta scenica encomiabile. Bene il giovane Marco Valerio Montesano nel ruolo del Servitore Ricciotto (parte non facile da sostenere per i numerosi interventi sferzanti nel recitativo) e assolutamente brillante Gerry Gherardi nel ruolo di Aronne Piperno. Simpatiche le interpretazioni di Carlotta Tommasi (Madre di Faustina/Moglie di Gasperino), Ilaria Fioravanti (Genuflessa) Benedetta Valanzano (Olympia), Ambra Cianfoni (Camilla), Gloria Rossi (Faustina/Ensemble), Ilaria Ferrari (La figlia di Gasperino/Cameriera).Bravi i componenti del corpo di ballo guidati dal coreografo Roberto Croce. Foto Antonio Agostini
Repliche fino al 20 novembre 
Info e dettagli