Trieste, Teatro Rossetti: “Il Mercante di Venezia”

Trieste, Teatro Rossetti, Stagione 2022/23
“IL MERCANTE DI VENEZIA”
di William Shakespeare
Traduzione di Masolino D’Amico
Shylock FRANCO BRANCIAROLI
Antonio PIERGIORGIO FASOLO
Salerio/Doge FRANCESCO MIGLIACCIO
Solanio/Principe di Marocco EMANUELE FORTUNATI
Bassanio STEFANO SCANDALETTI
Lorenzo LORENZO GUADALUPI
Graziano/Principe di Aragona GIULIO CANCELLI
Porzia VALENTINA VIOLO
Nerissa DALILA REAS
Lancillotto/Tubal MAURO MALINVERNO
Jessica MERSILA SOKOLI
Regia e adattamento Paolo Valerio
Scene Marta Crisolini Malatesta
Costumi Stefano Nicolao
Musiche Antonio Di Poli
Luci  Gigi Saccomandi
Movimenti di scena Monica Codena
con la collaborazione di Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste.
P
roduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Centro Teatrale Bresciano, Teatro de Gli Incamminati
Trieste, 11 ottobre 2022
Il Rossetti apre la Stagione con il grande classico shakespeariano – ripreso dall’ultima stagione estiva del Teatro Romano di Verona – in un allestimento di un’estrema sobrietà. Un’unitarietà di intenti tra regia, scene e costumi che offrono un Mercante raffinato, il cui primo interesse è mostrare l’umanità che abita il mondo.
La scena è costituita da un muro frontale che cela una struttura in due livelli, il pianterreno e il primo piano. Belmonte occupa l’ambiente superiore, mentre al pianterreno c’è una Venezia scevra di qualsiasi riferimento agli stereotipi della città reale. Proprio questo muro fa concentrare lo spettatore sul dialogo e non consente distrazioni dai temi del dramma. Le due trame quindi prendono due connotazioni fisicamente distinte, Belmonte è il luogo idilliaco e superno che emana bellezza, luce e saggezza. A Venezia, dove è presente la dimensione temporale, i personaggi che la popolano sono sempre presenti sulla scena, si dispongono sulle panche ai lati e diventano un pubblico che assiste al dramma, che lo commenta con scansioni ritmiche e suoni di percussioni. A questo proposito, molto appropriata è stata questa scelta di arricchire con un commento sonoro eseguito dal vivo, una sorta di coro greco che sottolinea il pathos dell’azione.
Bellissimi i costumi di Stefano Nicolao che, con costumi che ricordano vagamente il Cinquecento, disegna per Porzia e Nerissa un simbolico paio di pantaloni sotto una gonna di velo rigido, quasi ad attribuire alle due ragazze la capacità e l’arguzia per districarsi in un mondo maschile, non a caso invece Jessica, figlia di Shylock, porta una gonna che la relega al ruolo classico femminile. È in questo spazio scenico che si muovono i personaggi, abbandonando l’ampollosità tardo cinquecentesca per assumere un registro contemporaneo e colloquiale, omogeneo e coerente per tutti gli interpreti.
Dalle due trame il regista e adattatore del testo fa emergere alcune tematiche interessanti: l’attrazione omoerotica di Antonio per Bassanio, evidenziata anche da un bacio tra i due; la disinvoltura di Porzia, che agisce, si muove e parla come una donna libera, indipendente e che, con i suoi pantaloni ha conquistato il pieno diritto ad autodeterminarsi; il comportamento “necessario” di Shylock. L’ebreo “deve” comportarsi così, non può fare altrimenti costretto dalla violenza su di lui esercitata da Antonio e dai mercanti della Serenissima. Sì, l’antisemitismo è presente ed è la causa dei comportamenti e della richiesta della “libbra di carne”, ma diviene l’emblema delle vessazioni che le minoranze subiscono. La potente scena della comunione finale è la rappresentazione dell’annientamento di Shylock, punito per aver tentato di reagire al sistema, l’hybris punita.
Franco Branciaroli disegna a tutto tondo l’usuraio come una vittima del suo tempo, tracotante durante il processo, ma anche privo di un qualunque sprazzo d’orgoglio nell’umiliazione della sentenza. Usando un italiano con inflessione dialettale umanizza ulteriormente l’ebreo, lo rende vicino a noi, quasi uno di noi, con un linguaggio che tocca tutte le espressioni dei sentimenti (ripetendo come un mantra “la mia penale” ricorda molto Eduardo).
Il resto della compagnia risulta un blocco contrapposto a Shylock nello stile recitativo, quasi a delineare la differenza tra i due mondi. Tra gli interpreti spiccano Giulio Cancelli, che presenta con efficacia sia un Graziano asciutto e guascone che un Principe di Aragona macchiettistico. E Valentina Violo, una Porzia disinvolta, che passa dalla spensieratezza della gioventù alla responsabilità di una donna che regge le sorti della propria famiglia, mutando il registro interpretativo nel corso del dramma.
Paolo Valerio confeziona uno spettacolo equilibrato, guidando lo spettatore tra tematiche che ci appartengono, portando questo Mercante nella contemporaneità con personaggi che in fondo siamo noi, con le nostre luci, ma soprattutto con le nostre ombre.
La serata inaugurale della stagione è stata caratterizzata da un teatro gremito e con il pubblico delle grandi occasioni, attento e partecipe. Alla fine un lungo applauso ha salutato calorosamente tutti i protagonisti. Ultime repliche: sabato 15 e domenica 16 ottobre. 

 

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