Venezia, Palazzetto Bru Zane: “In punta di Pentagramma”

Venezia, Festival “Massenet, maestro del suo tempo”, 1° ottobre-28
ottobre 2022
Violino Mi-Sa Yang
Violoncello Yan Levionnois
Pianoforte Jonas Vitaud
Jules Massenet: Deux Pièces pour violoncelle et piano; Ernest Alder: Trio avec piano sur “Werther” de Massenet; Gabriel Pierné: Fantaisie-Impromptu pour violon et piano; Jules Massenet: Deux Pièces pour piano: Papillons noirs-Papillons Blancs; Gabriel Fauré: Valse-caprice n° 3; Henry Février: Trio pour piano, violon et violoncelle
Venezia, 18 ottobre 2022
Riprendiamo, dopo qualche tempo, le nostre recensioni ai concerti del Palazzetto Bru Zane, i cui interessi sono attualmente focalizzati su “Jules Massenet, maestro del suo tempo”. Il compositore francese non ha certo bisogno di presentazioni, essendo noto al grande pubblico per opere, quali Manon, Werter o Thaïs – titoli presenti sui cartelloni teatrali in ogni parte del mondo –, ma l’indagine del Centre de Musique Romantique Française, ancora una volta, si prefigge di illuminare, anche di questo compositore, il volto meno conosciuto. Se in varie sedi europee si porta in primo piano il Massenet maestro del Grand opéra, la programmazione veneziana riscopre la sua produzione di mélodies, nonché quella per il pianoforte, pur lasciando qualche spazio anche alle opere più famose. Del resto, a parte la mélodie e pagine per la tastiera, Massenet non ha composto praticamente musica da camera. Nondimeno, la rassegna veneziana vede ampliarsi di molto il repertorio disponibile, comprendendo doverosamente anche pagine cameristiche degli allievi del Maestro, quali Henry Février, Paul Hillemacher, Gabriel Pierné, Reynaldo Hahn, Xavier Leroux, per citane solo alcuni. Si propongono, dunque, composizioni di una folta schiera di autori dimenticati, che – all’ombra di Ravel e Debussy – rappresentano la scuola francese del Novecento, in particolare del periodo attorno agli anni Venti. Una miniera d’oro, anche questa, tutta da riscoprire!
Quanto al concerto di cui ci occupiamo, esso ha offerto un intrigante florilegio di pezzi, concepiti per formazioni di due o tre strumentisti, lontani dall’austerità delle forme classiche, che hanno rivelato un tono anche estroverso e leggero o proposto brani popolari da opere. Ad eseguire i titoli in programma erano tre solisti dalla solida preparazione, che si esibiscono da tempo all’interno di formazioni prestigiose: Mi-Sa Yang al violino, Yan Levionnois al violoncello, Jonas Vitaud al pianoforte hanno dimostrato sensibilità, padronanza tecnica, trovando il giusto accento nell’interpretazione di un programma davvero variegato.
Le iniziali Deux Pièces pour violoncelle et piano di Jules Massenet ci hanno immersi in un’aura romantica. Nel primo pezzo ha dato il meglio di sé il violoncello, che Massenet fa cantare da par suo, affidandogli un tema delicato, che ricorda la scrittura intimista delle tante raccolte di mélodies; nel secondo i due strumenti hanno brillato alla pari scambiandosi il materiale tematico – un tema danzante alla siciliana – in un dialogo complice, che è poi sfociato in una breve sezione centrale, in cui si è sviluppato un discorso a tre voci.
Nel successivo Trio avec piano sur “Werther” de Massenet di Ernest Alder – dove l’autore riprende i motivi principali del dramma lirico e ne propone una parafrasi alla portata dei musicisti dilettanti – i tre concertisti hanno “cantato” e “pianto” con grande trasporto, raggiungendo l’acme emotiva con il toccante “Va! laisse couler mes larmes” di Charlotte. Venendo alla Fantaisie-Impromptu per violino e pianoforte di Gabriel Pierné – che rifugge da qualsiasi forma costituita, nascendo dall’intreccio delle idee tematiche presentate dai due strumenti: una sorta di rapsodia, tipicamente appassionata e dal sapore boemo – il violino, nel suo assolo iniziale con l’esposizione del primo tema, ha stabilito il colore caratteristico dell’intero brano, risultando particolarmente brillante con le sue di volatine di biscrome, così come è risultato struggente e, insieme, accattivante nell’esporre il secondo tema, basato su valori lunghi.
Ancora Massenet era rappresentato dalle Deux pièces pour piano – Papillons noirs e Papillons blancs –, che hanno il carattere sia dello schizzo naturalistico, con la sua prodigiosa traduzione delle forme e dei movimenti delle farfalle, sia della sperimentazione pianistica, con la loro ricerca cromatica. Brillantissima la prestazione di Jonas Vitaud nel rendere la ricca tavolozza sonora, basata sulla mezzatinta e sul gusto per l’arabesco, che anticipa l’estetica musicale impressionista, solitamente collegata a Debussy. Successivamente veniva proposta la Valse-Caprice n. 3 di Fauré, compresa in un gruppo di composizioni, che attestano l’evoluzione dell’autore verso armonie sempre più originali e raffinate, cui si accompagna una scrittura sempre più impegnativa anche tecnicamente. Poche opere di Fauré osano un tono così estroverso. Assai briosa è stata l’interpretazione di questa pagina da parte di Vitaud, che ci pare abbia seguito l’ammonimento fatto, a suo tempo, dallo stesso autore, di evitare un ostentato virtuosismo, coniugando il carattere assolutamente brillante di certi passaggi con quello liricamente sospeso, ravvisabile in altri episodi.
Concludeva la serata il Trio pour piano, violon et violoncelle di Henry Février, nel cui primo movimento, Allegro moderato con grazia, violino e violoncello hanno brillato per intensità espressiva e abilità nel modulare il primo tema, concludendo il movimento – dopo aver presentato il secondo tema – nel massimo lirismo. Nell’Andantino si è apprezzato lo stretto dialogo tra violino e violoncello, mentre il pianoforte si è imposto, nell’Allegro giocoso intonando un tema vivace e sorridente, tra i pizzicati del violino e del violoncello, poi sottoposto a variazioni, prima che un discorso ampio e animato mettesse in evidenzaS l’espressività dei tre strumenti a conclusione del trio. Applausi reiterati a fine serata. Un bis: il sognante terzo movimento del Trio di Debussy.

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