Sir Antonio Pappano a Madrid con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Madrid, Auditorio Nacional de Música, Ibermúsica 2022-2023
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Direttore, Sir Antonio Pappano
Franz Schubert: Sinfonia n. 8 in si minore, D 759 Incompiuta
Anton Bruckner: Sinfonia n. 9 in re minore, WAB 109
Madrid, 13 novembre 2022

Da più di cinquant’anni in Spagna il grande repertorio sinfonico con le orchestre più prestigiose del mondo ha un nome unico e squillante: Ibermúsica. Madrid, Barcelona, Alicante, Valencia, Oviedo, Pamplona e Bilbao sono le principali sedi di una stagione itinerante e bene articolata, che ogni anno registra l’ingresso di nuovi complessi e di nuovi artisti. Per esempio, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia non era mai intervenuta nei programmi di Ibermúsica, e ora debutta sotto la guida del suo direttore titolare, Sir Antonio Pappano (il quale, invece, della rassegna spagnola fu assiduo frequentatore tra 1999 e 2005; diresse, poi, un ultimo concerto a Madrid nel 2010 ed era tempo che vi ritornasse). La tournée novembrina dell’ensemble romano inizia appunto nella capitale spagnola, per poi tornare in Italia e toccare Rimini, Siena e Milano nei prossimi giorni. È tipico della postmodernità insistere più sull’incompletezza che sulla completezza, e di conseguenza sull’opportunità di accostare frammenti, con lo scopo di ristabilire un senso compiuto (un senso incompiuto non sarebbe un vero “senso”, evidentemente). In ambito musicale si è giunti persino a definire “logica” la composizione di un programma per mezzo di due brani incompiuti, come se potessero compenetrarsi e completarsi vicendevolmente. Le note di sala del concerto madrileno sembrano suggerire tale discutibile tensione all’integrazione reciproca, rinfocolata dall’indubbio legame stilistico e linguistico degli autori in questione: Franz Schubert e Anton Bruckner. In ogni caso, il grande successo del concerto non si deve a una sorta di “disegno generale” o a una volontà specifica di rigenerare la perduta unità, bensì alla capacità espressiva dell’orchestra romana e del suo direttore. Nell’Incompiuta schubertiana tutto è ricerca del colore in uno spazio sonoro arioso, in cui nessuna ripetizione è identica alle precedenti enunciazioni. Più che le simmetrie o le opposizioni, Pappano sottolinea i principî di modulazione del discorso sinfonico, mantenendo saldissimo l’equilibrio delle sonorità e dei tempi. Il lavoro interpretativo sulla IX Sinfonia di Bruckner è del tutto diverso, perché alla ricerca della trasparenza si aggiunge quello della grandiosità, priva però di qualunque incedere solenne: i tempi sono piuttosto rapidi in tutti e tre i movimenti, come per un’esigenza di praticità e per non incorrere nella tentazione di dilatare i blocchi superstiti, in mancanza di quello finale. Più che risolversi nella forma ieratica, il Bruckner di Pappano tende a sfogarsi con un accordo di particolare enfasi, quasi greve, utile a squadrare un blocco sonoro che coincide con un capitolo narrativo della sinfonia. Di conseguenza, lo Scherzo è una mescolanza di gravità (dovuta a un timpano crudo e implacabile nelle zone di sutura) e di grazia (il Trio), mentre l’Adagio si plasma per mezzo di segmenti differenziati, erratici e contrapposti, che il Direttore non armonizza forzatamente. Coerente nei tempi fino alla fine, Pappano permette che la coda del III movimento scorra rapida ed enigmatica, frustrando ogni aspettativa di ricomposizione, o anche soltanto di coerente Zusammenfassung. Alla fine del concerto, i rassicuranti cantabili schubertiani sembrano davvero dissolti nelle estenuate progressioni bruckneriane: la finis Austriae è alle porte.   Foto Rafa Martín / Ibermúsica

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