Milano, Teatro Carcano, Stagione 2024/25
“SUOR ANGELICA”
Opera in un atto su libretto di Giovacchino Forzano
Musica di Giacomo Puccini
Suor Angelica MARIAPAOLA DI CARLO
Zia Principessa KIM SEONHYEONG
Badessa XUEHENG WANG
Suora zelatrice ANNAPAOLA TREVENZUOLI
Maestra delle novizie ISABELLA UPAZZOLI
Suor Genovieffa MARIA SIMEONI
Suor Dolcina REBECCA VIRGINIA CANESTRI
Suor Osmina SEOHYEON LIM
Suora infermiera NICOLE MARIA ADORNO
Suora dispensiera ALESSANDRA PAPPAS
Cercatrici SAEMEE LEE, MIRIAM PAOLINO
Novizie GAIA BOMPREZZI, BARBARA CADEI
Converse CHAEYOUNG LEE, YEJU WOO
“GIANNI SCHICCHI”
Opera comica in un atto su libretto di Giovacchino Forzano
Musica di Giacomo Puccini
Gianni Schicchi FRANCESCO VULTAGGIO
Lauretta GAIA CERRI
Rinuccio FLAVIO D’AMBRA
Zita IOANNA KYKNA
Gherardo CHAI KANGCHENG
Nella SHIORI MORITA
Gherardino NICCOLÒ RAGNO
Betto di Signa VITTORIO DEL MONTE
Simone DAVIDE MARIA SABATINO
Marco CHUN-HAO CHIANG
La Ciesca ANNAPAOLA TREVENZUOLI
Maestro Spinelloccio/ Ser Amantio di Nicolao YUE ZHOU
Pinellino LIU JIIAHO
Guccio ROBERTO SIMBARI
OSCoM Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano
Coro e Voci Bianche del Conservatorio di Milano
Direttore Andrea Solinas
Maestro del Coro Maria Grazia La Scala
Maestro delle Voci Bianche Edoardo Cazzaniga
Regia, scene e costumi Mario De Carlo
Luci e Video Salvo Manganaro
Milano, 10 ottobre 2024
I tempi a teatro fra Otto e Novecento erano molto più dilatati rispetto ai nostri: il belcanto prima e il wagnerismo poi prevedevano che gli spettatori passassero fra le tre e le cinque ore a teatro, tempistiche che oggi spaventano parte del pubblico. Per
questo, negli ultimi anni, stiamo assistendo a un vero e proprio revival della forma atto unico, sia nel dramma che nell’opera. Questa formula ci regala spesso trittici acefali, ossia manchevoli de “Il tabarro”, e così, al teatro Carcano di Milano, che sta cercando di riprendersi un posto significativo nell’alternativa alla Scala, assistiamo a un dittico “Suor Angelica/Gianni Schicchi”, in coproduzione col conservatorio cittadino, che provvede anche all’orchestra e a diversi cantanti. Quel che ci troviamo di fronte, sul piano scenico, è uno spettacolo schizofrenico, in barba alla consuetudine che vorrebbe una coerenza registica tra atti unici, qualora messi in scena in un’unica soluzione: “Suor Angelica“ sembra poco più che un saggio scolastico, mentre “Gianni Schicchi“ si profila con una messa in scena
brillante, ricca di dettagli, degna di qualsiasi altro teatro d’opera europeo. Il disorientamento è altresì accresciuto nel constatare che l’apparato creativo è tutto a cura di un unico regista, Mario De Carlo: sospettiamo, dunque, un improvviso calo di ispirazione, o qualcosa che non abbia consentito al regista di seguire l’intero ciclo di prove, giacché tutta la maestria e lo sfoggio di naturalezza che caratterizzano lo “Schicchi”, in “Suor Angelica” si presentano sotto forma di stanca e maldestra laboratorialità, con tanto di proiezioni didascaliche e approssimative, e una regia statica e senza inventiva. Nell’atto comico, invece le proiezioni di Salvo Manganaro sono usate saggiamente, per ricreare effetti giustamente stralunati, seguendo gli stati d’animo dei personaggi, e ognuno di essi è precisamente
connotato e coerente al contesto. La stessa duplicità torna pure nei costumi (francamente un po’ raffazzonati in “Suor Angelica” – tanto da non lasciar intendere il periodo in cui lo si vorrebbe ambientare – mentre ben curati, nel loro borghese novecentismo, quelli dello “Schicchi”) e nelle scene: praticamente spoglia quella del primo atto, ricca di oggetti significativi e ben curati quella del secondo atto. Sul piano musicale, invece, assistiamo a una certa coerenza: l’impressione generale è che per alcuni di questi giovani cantanti (alcuni appena diplomati, altri invece già avviati alla professione) Puccini sia ancora poco avvicinabile. Sicuramente mostrano qualche limite Mariapaola Di Carlo (Suor Angelica) e Flavio D’Ambra (Rinuccio): la prima ha un bel colore nei centri, ma il registro acuto tende ad appiattirsi e
risultare teso nella complessa seconda parte dell’opera; il tenore è probabilmente più adatto a un repertorio più leggero – al suo Rinuccio manca la spessore sonoro che richiede, a causa di una emissione che ci appare poco proiettata. Il fraseggio nel caso di entrambi è poco rifinito, probabilmente a causa della giovane età (per questo ci pare che due opere così complesse siano ancora “inarrivabili” per loro); il cast di “Suor Angelica” è complessivamente corretto. Spicca però la la Zia Principessa di Kim Seonhyeong, vero contralto, omogenea in tutta la linea di canto, il fraseggio, giustamente rigido per lo più, sa aprirsi a sottili increspature beffarde. Altrettanto pregevole è l’apporto di Gaia Cerri nei panni di Lauretta, soprano ricco di armonici e partecipe sul piano scenico; il “Babbino caro” è un ostacolo che aggira con eleganza, e nel corso di tutta l’opera riesce a mantenere la
stessa forza espressiva. Dotata di una autentica vis comica, ma purtroppo vocalmente più debole è la Zita di Ioanna Kykna, i cui gravi spesso si appannano e scompaiono nei concertati; mentre una menzione positiva meritano i due giovani bassi Davide Maria Sabatino (Simone) e Vittorio Del Monte (Betto di Signa), contraddistinti da vocalità da basso profondo, dizione ben scandita e piacevole attenzione al fraseggio. Il mattatore della serata è stato ovviamente Francesco Vultaggio, un Gianni Schicchi interpretato a regola d’arte; al baritono non manca nulla: tecnica solida, vocalità ben brunita, padronanza del ruolo e instancabile prestanza scenica che lo presentano come una delle voci da valorizzare di più tra quelle nostrane. La direzione di Andrea Solinas è stata per molti versi encomiabile, ancorché perfettibile: tenere a bada musicisti tanto giovani spesso può rivelarsi arduo, e Solinas mostra ottima dimestichezza sia nel valorizzare i punti forti di orchestra e cast, sia nel coprire le piccole discrasie buca-scena, dimostrandosi per lo meno all’altezza del ruolo – forse se qualcosa manca è una effettiva personalità di concertatore, ma probabilmente non era questo il luogo ove spingere su quel tasto. Insomma, serata cominciata prudentissima e finita a fuochi d’artificio: ci auguriamo che il Carcano possa impegnarsi anche più di così per restituire alla città una seconda proposta d’opera di qualità.
Milano, Teatro Carcano: “Suor Angelica” & “Gianni Schicchi”