87° Festival Maggio Musicale Fiorentino: “Der Junge Lord” di Henze

Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
DER JUNGE LORD”
Opera comica in due atti di Ingeborg Bachmann ispirata alla novella Der Scheik von Alexandria und seine Sklaven di Wilhelm Hauff
Musica di Hans Werner Henze
Sir Edgar GIOVANNI FRANZONI
Sein Sekretär LEVENT BAKIRCI
Lord Barrat MATTEO FALCIER
Begonia CATERINA DELLAERE
Der Bürgermeister ANDREAS MATTERSBERGER
Oberjustizrat Hasentreffer YURII STRAKHOV
Ökonomierat Scharf GONZALO GODOY SEPÚLVEDA
Professor von Mucker LORENZO MARTELLI
Baronin Grünwiesel MARINA COMPARATO
Frau von Hufnagel IOANNA KYKNA
Frau Oberjustizrat Hasentreffer ALOISIA DE NARDIS
Luise MARILY SANTORO
Ida NIKOLETTA HERTSAK
Ein Kammermädchen LETIZIA BERTOLDI
Wilhelm ANTONIO MANDRILLO
Amintore La Rocca JAMES KEE
Ein Lichtputzer DAVIDE SODINI
Danzatori: Arthur Bouilliol, Leonardo de Santis, Glenda Gheller, India Guanzini, Paolo Piancastelli, Senne Reus, Julie Vivès
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Corpo di Ballo Compagnia KOMOCO
Direttore Markus Stenz
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino Sara Matteucci
Regia Daniele Menghini
Scene Davide Signorini
Costumi Nika Campisi
Luci Gianni Bertoli
Coreografia Sofia Nappi
Firenze, 25 maggio 2025
Domenica 25 maggio la grande affermazione della prima italiana in lingua originale di Der junge Lord (Il giovane Lord) del compositore tedesco Hans Werner Henze, legato al nostro Paese in particolare per aver fondato nel 1976 il Cantiere Internazionale d’Arte a Montepulciano. L’opera – pur essendo figlia del suo tempo e del suo concepimento (1960-65) e trattando vari temi come l’ipocrisia, l’alienazione o più particolarmente l’ironia o la risata amara – si presenta come un crogiolo di idee capace di trasformare strutture temporali, diversità e pluralità di linguaggi in un’edificante cattedrale di pensieri e di bellezza senza tempo. La partitura, come un cilindro magico, da qualsiasi punto di vista la si percepisca, restituisce effetti sorprendenti grazie ad una scrittura che coinvolge ogni componente dell’opera con inventio ed intuito, unitamente ad un chiaro richiamo alla tradizione. Da un lato emergono eredità che rimandano a Rossini, Mozart, al melodramma italiano, al teatro di Collodi, a Stravinskij, ecc., mentre dall’altro – per il suo parlare a tutti e per l’inserimento nel fulvido teatro del Novecento – risulta un lavoro dalle molte sfaccettature, ivi compreso il mondo poetico di Bachmann ed Henze. Si tratta di una partitura lontana dalle avanguardie nella quale si ravvisano procedimenti compositivi che strizzano l’occhio all’opera buffa e comica italiana in una mutazione di ritmi e di strutture talmente repentini che sussiste sempre qualcosa di sfuggente.
Allo spettatore il compito di approcciarsi mediante una percezione sinestetica dell’opera per ‘ammirare’ uno spettacolo di primissimo artigianato, capace di far confluire i vari linguaggi artistici. La sorpresa e la sfuggevolezza di un qualcosa è costantemente presente come ad esempio in Lord Barrat, il quale parla attraverso il suo segretario, o nel ritorno del melos; due situazioni che possono passare quasi inosservate. Uno spettacolo molto armonizzato in cui emerge l’arte del dialogo e la partecipazione delle varie componenti artistiche. Già l’arrivo in una piccola città della Germania di Sir Edgar, nell’attraente e piacevole interpretazione di Giovanni Franzoni, costituisce un bell’esempio di rappresentazione sui generis. Il singolare personaggio inglese, portandosi dietro animali esotici, un seguito di persone tra cui un servo moro, attira l’attenzione dei cittadini ai quali risponde con ostentazione e riserbo anche di fronte ai vari inviti rivoltigli. Ma l’attesa di un ‘galateo internazionale’ che gli abitanti pensano corrisponda al bizzarro comportamento del nipote, il personaggio di Lord Barrat nella perfetta interpretazione di Matteo Falcier, alla fine, nella danza, si rivela essere una scimmia ammaestrata beffando tutti. Ritornando alla realizzazione ‘armoniosa’ dello spettacolo il gran numero di personaggi che via via si succedono sul palcoscenico riescono a creare vivide connessioni tra drammaturgia, musica, danza, scenografia, costumi, luci, ecc. Che dire poi della presenza fantastica e affascinante del circo, quasi metateatro, con la combinazione di vari personaggi come il mangiatore di fuoco, il giocoliere, ecc.? Tutti elementi capaci di evocare quella magia che riesce ad incantare grandi e piccoli. L’impressione che emerge dallo spettacolo è quella di un sontuoso atelier di illusioni in cui è necessaria una figura per gestire una serie di aspetti che, sottratti dal canto e dal suono, possono trasformarsi in una sorta di tableaux vivants. Quasi personaggio mitologico (Giano bifronte), capace di volgere lo sguardo sia al passato che al futuro, è apparsa la direzione precisa e coerente di Markus Stenz il quale ha espresso la sua inequivocabile attenzione alla partitura e alla conoscenza approfondita dello stile di Henze. Similmente la vivifica regia di Daniele Menghini ha sottolineato una perfetta simbiosi con le scene di Davide Signorini, i costumi di Nika Campisi, le luci di Gianni Bertoli e la coreografia di Sofia Nappi; in sostanza tutti hanno contribuito nella prospettiva teatro-vita a restituire un autentico capolavoro del Novecento. L’intera compagine ha suonato, cantato e ballato molto bene grazie all’eloquenza della partitura e, se in alcuni momenti poteva sorgere la ‘sorpresa’, la deviazione, il senso di smarrimento, ecc. non è stato arduo immaginare il grande lavoro di squadra di Lorenzo Fratini (direttore del coro), Sara Matteucci (direttrice del coro di voci bianche) e Sofia Nappi (curatrice dei danzatori) confluito nella direzione molto strutturata di Stenz sempre volta a valorizzare ogni aspetto dell’opera. Nel sottolineare il buon livello di tutto il cast vocale, non si può non tacere della buona prestazione dell’orchestra, molto duttile e ben esperta anche di questo tipo di repertorio. I numerosi e reiterati applausi da parte del pubblico hanno decretato il grande successo della prima, benché a molti presenti sia rimasto il rammarico della conclusione di uno spettacolo che ha donato atmosfere oniriche.