Stoccolma, Teatro Reale – Stagione lirica e di balletto 2025
“LE NOZZE DI FIGARO”
Opera in quattro atti su libretto di Lorenzo da Ponte da Pierre-Augustin de Beaumarchais
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
La Contessa di Almaviva CAMILLA TILLING
Susanna JOHANNA WALLROTH
Cherubino ADRIAN ANGELICO
Il Conte di Almaviva JEREMY CARPENTER
Figaro ERIK ROSENIUS
Marcellina MIRIAM TREICHL
Bartolo KRISTIAN FLOR
Barbarina MATHYLDE HYLANDER
Basilio JONAS DEGERFELDT
Antonio YOHAN EDHOLM
Due ragazze ROMA LOUKES, JOHANNA SANNEFORS
Orchestra e Coro della Kungliga Operan
Direttore James Hendry
Maestro del Coro Ines Kaun
Regia Linus Fellbom
Scene Yulia Przedmojska
Costumi Lena Lindgren
Disegno luci Linus Fellbom
Allestimento originale dell’Opera Reale Svedese
Stoccolma, 9 maggio 2025
L’Opera Reale Svedese (Kungliga Operan) vanta una storia interessante; ne fu infatti creatore e sostenitore il re Gustavo III fin dal 1773, costruendo l’edificio originale e commissionando i primi allestimenti. Proprio nel suo teatro, nel corso di una festa
mascherata, il Re fu assassinato nel 1792 e la vicenda ispirò poi direttamente Un ballo in maschera, il capolavoro che Verdi, per evitare la censura, dovette in realtà ambientare negli Stati Uniti. L’Orchestra Reale (Kungliga Hovcapellet) associata al teatro alla sua nascita, vanta inoltre cinque secoli di storia facendone uno degli ensemble strumentali più antichi del mondo ancora in attività. Le premesse di tale tradizione non hanno tradito le attese, proponendo un allestimento de Le nozze di Figaro semplice ma di rara freschezza, con un cast equilibrato e un livello esecutivo decisamente elevato. La scenografia di Yulia Przedmojska presentava infatti soltanto una casetta girevole variamente utilizzata e arredata come fattore di mutazione, sia per alcune entrate che come elemento ambientale indicativo: il tutto senza quinte o fondali, con servizi a vista e valorizzato esclusivamente dalle luci. Solo nell’ultimo atto la casetta-periatto scompare, sostituita da un ampio velario che alla fine, un po’ didascalicamente, cadrà svelando i personaggi nella loro realtà e facendo svanire l’inestricabile gioco di inganni su cui è costruita la vicenda. Da segnalare l’integrazione coi costumi di Lena Lindgren, fondamentalmente d’epoca ma abilmente caratterizzati da elementi e colori caricaturali e non realistici. La regia di Linus Fellbom dipana bene il macchinoso congegno drammaturgico esaltando soprattutto il lato buffo del libretto con un sapiente utilizzo dei tempi teatrali e delle geometrie in palcoscenico, ma tralasciando talvolta l’aspetto sottilmente malinconico con cui, in Mozart, bisognerebbe sempre fare i conti. È coerente
con tale impostazione la direzione del giovane James Hendry che, dopo un’Ouverture elettrizzante (veramente incredibile, visto il tempo preso, la precisione e la perfezione degli incastri tra archi e strumentini dell’eccellente orchestra) ha complessivamente scelto dei metronomi più comodi, mostrando comunque un carattere attento soprattutto alle scene più vivaci, ma con alcune interessanti scelte agogiche ed espressive anche nei cantabili. L’equilibrio e l’omogeneità, tipico frutto del sistema teatrale nord europeo, non sono gli unici pregi della compagnia di canto che dimostra nei fatti come sia possibile costruire un’interpretazione credibile e stilisticamente ineccepibile senza divi o le solite consorterie d’agenzia. Tra le donne spicca la sontuosa vocalità di Camilla Tilling, una Contessa perfettamente centrata nel carattere, impeccabile nell’emissione, ricca di variazioni dinamiche ed espressive. Eccellente anche la Susanna di Johanna Wallroth, voce, come da tradizione, più chiara e apprezzabile soprattutto per la brillante freschezza, la sicurezza negli acuti e la vivacità nei movimenti. Ottima inoltre la postura
scenica e interessante la vocalità della Marcellina di Miriam Treichl e ben centrata nel ruolo di Barbarina è apparsa la chiara vocalità di Mathylde Hylander. Non sfigura in confronto il cast maschile che presenta due bassi protagonisti con caratteristiche vocali quasi opposte; Figaro, il brillante Erik Rosenius, mostra una vocalità nei centri e nei gravi veramente notevole e ricchissima di armonici, un po’ “corta” negli acuti, mentre il Conte di Jeremy Carpenter è decisamente baritonale, con dei gravi poco sonori e una facile cantabilità nel registro superiore. In ogni caso la disinvoltura scenica, la varietà nell’espressione e il controllo tecnico di tali interpreti sono stati assolutamente encomiabili, con una menzione per le varianti che Rosenius ha aggiunto per fiorire alcuni passaggi. Nella norma del buon mestiere la prestazione di Kristian Flor e Yohan Edholm, mentre il Basilio di Jonas Degerfeldt, pur chiaramente meno dotato vocalmente e unico in difficoltà con l’italiano (veramente eccellente la pronuncia linguistica per tutti gli altri) finisce per utilizzare in maniera intelligente tali
caratteristiche per definire grottescamente il suo personaggio. Un discorso a parte merita la scelta di utilizzare per la parte di Cherubino il bravo mezzosoprano Adrian Angelico, cantante di genere non binario che di fatto interpreta alla lettera l’ambiguità androgina della parte dando oltretutto un tocco inedito: il ruolo è infatti disegnato con una vocalità scura, importante, lontana dallo stereotipo efebico con cui è generalmente immaginato il motore primo di tutta l’opera. Il risultato è molto interessante e sposta la percezione del personaggio su un piano più maturo, un aspetto che avrebbe meritato un approfondimento registico dedicato. Disinvolto scenicamente, infine, ma con qualche distrazione ritmica, gli interventi del coro preparato da Ines Kaun. Teatro pieno, alla sedicesima replica, e meritato successo.
Stoccolma, Teatro dell’Opera: “Le nozze di Figaro”