102° Arena di Verona Opera Festival 2025: “Aida”

102° Arena di Verona Opera Festival 2025
“AIDA”
Opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Il Re RAMAZ CHIKVILADZE

Amneris AGNIESZKA REHLIS
Aida OLGA MASLOVA
Radames JORGE DE LEON
Ramfis ALEXANDER VINOGRADOV
Amonasro AMARTUVSHIN ENKHBAT
Un messaggero CARLO BOSI
Gran sacerdotessa FRANCESCA MAIONCHI
Orchestra, Coro e Ballo della Fondazione Arena di Verona

Direttore Daniel Oren
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regìa, scene, costumi, luci e coreografie Stefano Poda
Produzione del 100° Festival 2023
Verona, 13 luglio 2025
Per il terzo anno consecutivo va in scena all’Arena di Verona Aida secondo Stefano Poda: un viaggio dantesco che parte dall’interno e arriva alla pace di una visione estatica che trova esplicitazione su un praticabile di metallo e plexiglass sovrastato da una mano gigantesca, simbolo del potere in grado di creare e di distruggere: altre mani più piccole, montate su lance, ne rappresentano la multifunzionalità nel bene e nel male poiché se l’uomo costruisce, produce ed innalza può anche abbattere e rovinare. Nel 2023 vi erano anche una colonna greca frantumata ed alcuni rottami indefiniti, non presenti alla recita a cui abbiamo assistito (spariti dall’impianto scenografico o non montati per mancanza di tempo?). L’antico Egitto è richiamato dalle proiezioni laser che disegnano delle piramidi virtuali, da copricapi con testa di sciacallo, da un occhio egizio disegnato sui costumi e una grande palla argentata. Andando oltre, poiché l’allestimento visivo è già stato da noi recensito due anni fa, arriviamo al cast vocale che annoverava nel ruolo della protagonista Olga Maslova, interprete di levatura che nei momenti di tormento interiore ha delineato con efficacia tutte le caratteristiche del personaggio: l’anelito alla libertà e all’amore, il desiderio di riscatto, la lotta tra l’amor di patria e il dolce sentimento per il condottiero egizio. Di particolare intensità le due grandi arie del primo e del terzo atto. Jorge de Leòn è un Radames fiero e sanguigno, di potenza vocale e di squillo sonoro ma discontinuo nella cura del suono e non sempre impeccabile nell’intonazione. L’inizio di Celeste Aida è apparso incerto, quasi esitante, salvo poi riprendersi e concludere con un poderoso si bemolle la celebre aria e a condurre in porto, con ordinaria professionalità, la serata. Nella complessa e bellissima parte che Verdi affida alla principessa Amneris il mezzosoprano polacco Agnieszka Rehlis sfoggia una bella e salda vocalità oltre ad una notevole presenza scenica: ne risultano momenti di accesa passione e desiderio, nella fierezza con cui difende l’amore per Radames e la toccante disperazione nell’ultimo tentativo di salvarlo da un’orribile condanna. Nulla da eccepire anche sull’Amonasro di Amartuvshin Enkhbat, artista impegnato su più ruoli in questo festival: linea di canto morbida, bel suono e ottimo colore di voce che riversa nel rude guerriero smanioso di sfidare la potenza egiziana ma capace tuttavia anche di esternare i più teneri accenti paterni. Bene il Ramfis di Alexander Vinogradov, nella sua dimensione sacrale e punto di riferimento regale anche nelle decisioni più cupe e terribili quanto nella ieraticità dei momenti solenni; senza particolari bagliori il Re di Ramaz Chikviladze. Nei ruoli del messaggero e della sacerdotessa rispettivamente Carlo Bosi e Francesca Maionchi hanno offerto una prova positiva. Daniel Oren, maestro di indiscussa arte e professionalità, ha il teatro nel sangue ed un saldo mestiere acquisito con decenni di esperienza; ormai lontano da certi vezzi che lo hanno reso celebre (salti sul podio, voltate furiose di pagine, gestualità infuocata) ha ammorbidito il suo gesto ma con la stessa immutata sicurezza e tenuta del coordinamento tra buca e palcoscenico che domina con assoluta tranquillità, anche nel rincorrere con tenacia i due amanti infelici, non sempre ineccepibili ritmicamente. Serata con pubblico scarso, a dispetto di un titolo che richiama sempre le masse in Arena, soprattutto per una recita domenicale. Repliche fino al 4 settembre. Foto Ennevi per Fondazione Arena.