102° Arena di Verona Opera Festival 2025
“LA TRAVIATA”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valéry ANGEL BLUE
Flora Bervoix SOFIA KOBERIDZE Annina FRANCESCA MAIONCHI Alfredo Germont ENEA SCALA
Giorgio Germont LUCA SALSI
Gastone, Visconte di Letorières CARLO BOSI
Barone Douphol NICOLÒ CERIANI Marchese d’Obigny JAN ANTEM Dottore Grenvil GABRIELE SAGONA Domestico e Commissionario HIDENORI INOUE Giuseppe ALESSANDRO CARO Orchestra, Coro e Ballo della Fondazione Arena di Verona
Direttore Speranza Scappucci
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia, Scene, Costumi, Luci Hugo De Hana Coreografia Leda Lojodice ripresa da Michele Cosentino
Verona, 11 luglio 2025
Presente in Arena fin dal 1946 La traviata torna nell’allestimento del Festival 2011 ideato da Hugo De Hana (che firma anche le scene, i costumi e le luci) per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ripreso in seguito nel 2013 e 2016. Un allestimento concettualmente tradizionale ma ricco di simbologie ben precise: grandi specchi e gigantesche cornici vuote a sottolineare l’ipocrisia e l’ottusità di un mondo perbenista e dorato che non sa riconoscere la possibilità di vivere un amore vero ed autentico. Ma anche il bieco cinismo posto all’inizio del romanzo di Dumas, quando
tutti i beni residui della protagonista vengono tristemente messi all’asta. Il regista argentino pospone l’azione di qualche decennio, collocandola alla fine dell’Ottocento in modo da poter sottolineare la corruzione della società contemporanea attraverso una vicenda borghese di forte impatto scenico che però non distoglie lo spettatore dallo svolgimento drammaturgico e musicale. Del resto in uno dei massimi capolavori della produzione verdiana aggiungere qualcosa a quanto già contenuto nella partitura e nelle didascalie presenti nel libretto, risulterebbe quasi pleonastico. Anche i costumi e le luci, pur rispettando la drammaturgia verdiana e focalizzando l’essenza dolorosa della storia sfortunata di Violetta ed Alfredo, sembrano voler creare un’atmosfera senza tempo attorno ai singoli protagonisti. Sul fronte musicale Angel Blue nel ruolo della protagonista è apparsa in difficoltà nei suoni acuti, soprattutto durante il primo atto; una linea di canto opaca ed un fraseggio assai lontani dallo scavo psicologico del personaggio hanno restituito ben poco della cortigiana frivola e disinvolta votata al piacere quotidiano. Molto meglio nel secondo atto dove l’intenso lirismo del sacrificio d’amore tocca le corde della passione sincera e non più superficiale, per poi trovare nel terzo atto la dimensione appropriata, in particolare nel testamento vocale di Addio del passato interpretata con accenti di toccante coinvolgimento
emotivo. Enea Scala è un Alfredo elegante e dotato di un ottimo strumento vocale anche se la tendenza a qualche forzatura nel passaggio di registro rischiano di comprometterne la nobiltà del fraseggio musicale e a tratti anche l’intonazione; la sua resta comunque una prova soddisfacente sotto l’aspetto interpretativo, scenico e musicale. Il personaggio chiave, cardine dell’intera vicenda, è Giorgio Germont, che in questa recita vedeva Luca Salsi vestire i panni del miope perbenista rappresentante di una società ipocrita quanto ottusa. A differenza di precedenti produzioni qui il baritono ha convinto per la vocalità generosa e per pastosità sonora riuscendo in tutta la prima scena del secondo atto ad imprimere quella forza drammaturgica che il ruolo richiede attraverso i più accorati e strazianti stati d’animo; lo stesso possiamo dire del finale catartico laddove il pentito Germont
con il suo tardivo ravvedimento, mette a nudo tutto il suo afflato paterno. Nelle parti minori molto bene Sofia Koberidze, una Flora convincente, e tutto il resto del cast: Francesca Maionchi (Annina), Carlo Bosi (Gastone), Nicolò Ceriani (Douphol), Jan Antem (Obigny), Gabriele Sagona (Grenvil), Hidenori Inoue (Domestico e Commissionario) e Alessandro Caro (Giuseppe). Dal podio Speranza Scappucci ha fornito una lettura dell’opera più che convincente, con una scelta azzeccata dei tempi, relazionata alla vicenda e alla drammaturgia; ne è risultata una concertazione viva e pregnante, con il pieno controllo del golfo mistico e del palcoscenico, qui perfettamente in sintonia con l’orchestra della Fondazione Arena, ottima in ogni sezione. Bene anche il coro, preparato da Roberto Gabbiani, anche se talune dinamiche, legati e pianissimi nei momenti topici e di furore (ad esempio la festa del secondo atto) risultano alquanto discutibili. Serata fredda, con vento fastidioso, ma salutata da un pubblico assai numeroso ed appassionato. Repliche il 19 e 25 luglio e il 2 agosto. Foto Ennevi per Fondazione Arena.
102° Arena di Verona Opera Festival 2025: “La traviata”