51° Festival della Valle d’Itria 2025: “Tancredi”

Martina Franca, 51° Festival della Valle d’Itria, Cortile del Palazzo Ducale
“TANCREDI”
Melodramma eroico in due atti su libretto di Gaetano Rossi
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica a cura di Philip Gossett della Fondazione Rossini di Pesaro (Casa Ricordi) Esecuzione con il finale della prima versione per il Teatro La Fenice di Venezia (6 febbraio 1813) e a seguire della versione per il Teatro Comunale di Ferrara (21 marzo 1813)
Argirio DAVE MONACO
Tancredi YULIA VAKULA
Orbazzano ADOLFO CORRADO

Amenaide FRANCESCA PIA VITALE
Isaura HINANO YORIMITSU
Roggiero GIULIA ALLETTO
Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala
L.A. Chorus, Lucania & Apulia Chorus
Direttore Sesto Quatrini
Maestro del Coro Luigi Leo

Regia Andrea Bernard
Scene Giuseppe Stellato
Costumi Ilaria Ariemme
Disegno luci Pasquale Mari
Martina Franca, 27 luglio 2025
Dopo 49 anni torna a Martina Franca il “Tancredi” di Rossi/Rossini, a inaugurare il ricco cartellone firmato dalla direttrice artistica Silvia Colasanti e dal direttore musicale Fabio Luisi. Per la 51a edizione del Festival della Valle d’Itria a tema “Guerre e pace”, si scommette, con esito positivo, su una première musicalmente impegnativa e drammaturgicamente coraggiosa.
Gioachino Rossini è giovanissimo quando intona il libretto dell’abile Gaetano Rossi, in un’epoca in cui l’imperante e radicata melodrammaturgia ‘tardo-napoletana’ si ammoderna nel genere serio attraverso forme più estese ma ancora chiuse, senza dismettere la supremazia del vocalismo, declinato palesemente nel solco dell’insuperabile belcanto dei castrati. Nel Tancredi del 1813, Rossini affida al contralto il ruolo eponimo e vincola tutto il cast a stilemi ben collaudati, inserendo comunque elementi di novità nella scrittura orchestrale, nella presenza forte del coro, nell’impegno di aderenza musicale al dramma. La presenza in molti melodrammi del cosiddetto “interregno tra Cimarosa e Rossini” di imprestiti, varianti, cambi di sezioni intere (più o meno rilevanti o estesi, di prima o di seconda mano) oggi pone ardui interrogativi al filologo che ne appronta un’edizione critica ma all’epoca rendeva ogni opera una sorpresa per lo spettatore che spesso dettava legge; ad esempio non era pronto per i finali tragici e non per caso l’epilogo funesto del Tancredi creato per la ripresa di Ferrara del marzo 1813 non fu ripreso. Pier Luigi Pizzi nelle sue regie ha invece valorizzato e replicato quel finale tragico, aderente al dramma di Voltaire, preferendolo al lieto fine.
A Martina Franca sono stati proposti entrambi i finali dando luogo a una situazione d’ascolto storicamente astratta, nondimeno artisticamente ben validata dal direttore d’orchestra Sesto Quatrini e dal progetto del regista Andrea Bernard che lega i fili del dramma con lo sguardo incontaminato di un bambino (un alter-ego di Tancredi) e non nega il dolore, pur immaginando un’alternativa felice. In apertura, su uno sfondo intriso di sospensione toccante nella quale un parco-giochi si fa scenario di guerra rispecchiando le tensioni politiche e umane del dramma, la celebre Sinfonia (Ouverture) è stata interpretata con eleganza da Sesto Quatrini alla guida della perfetta Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala. A seguire, numero per numero, il pubblico ha apprezzato l’intero primo atto con i momenti significativi dei Cori (bravissimo Luigi Leo nella preparazione di un coro virile sicuro ed efficace preparato con forze vocali non perfettamente omogenee), delle cavatine di Amenaide (Francesca Pia Vitale è artista efficiente e intensa) e di Tancredi (al suo primo debutto operistico la sicurissima Yulia Vakula offre una prova eccellente), dell’aria di Argirio (Dave Monaco possiede tecnica e talento), del sublime duetto Amenaide-Tancredi, del Finale Primo (rimarchevole la presenza vocale e scenica dell’Orbazzano di Adolfo Corrado). Nell’atto secondo affascinano le arie di Argirio e di Isaura (convincente Hinano Yorimitsu), l’impegnativa cavatina di Amenaide, l’aria di Roggiero (ottima la prova di Giulia Alletto). I due duetti celebri Tancredi-Argirio e Amenaide-Tancredi sono stati eseguiti con coinvolgimento e precisione. La “Gran scena” di Tancredi e i due finali, pagine infallibili della più geniale inventiva rossiniana, hanno convinto il pubblico che, ben dopo la mezzanotte, ha riservato applausi calorosi a tutti gli artisti. Ottima l’occasione di approfondimento offerta, prima dell’opera, il 26 luglio, dal Concerto del Sorbetto, durante il quale si sono esibiti i bravi cantanti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” Chiara Boccabella, Manami Maejima, Marcela Vidra, Hiano Yorimitsu, Joaquin Cangemi, Simone Fenotti accompagnati dalla pianista YingJyun Lin. In programma “L’altro Tancredi”, ossia arie alternative o sostitutive legate al “Tancredi”, inquadrate storiograficamente da Ilaria Narici, direttrice scientifica della Fondazione Rossini e attiva protagonista delle edizioni critiche rossiniane fin dal 1988, anno nel quale era già collaboratrice del compianto Philip Gossett, autore della edizione critica usata per il “Tancredi” di questo 51° Festival della Valle d’Itria. Foto Clarissa Lapolla