Empoli, Collegiata di Sant’Andrea
European Youth Orchestra “Ferruccio Busoni”
Direttore Sergio Alapont
Flauto Jiwoo Kim
Arpa Chiara Sgambato
Franz Joseph Haydn: “Le ultime sette parole di Cristo sulla croce”, Hob: XX:1; Ferruccio Busoni: Symphonische Suite, op. 25; Wolfang Amadeus Mozart: Concerto in do maggiore per flauto e arpa K299; Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 5 in do minore op. 67
Empoli, 11 luglio 2025
È appena trascorso un anno dal debutto dell’European Youth Orchestra “Ferruccio Busoni” a Empoli (19 luglio 2024), con l’esecuzione anche delle composizioni finaliste del Concorso Internazionale di Composizione “Ferruccio Busoni”. Immaginando un periodo di crescita con importanti cambiamenti per questa giovane realtà musicale e il momento in cui, dalle varie istituzioni nel nostro Paese, si registra una crescente esigenza nel voler dar vita a nuovi complessi strumentali e vocali, ha prevalso il desiderio e la curiosità di conoscere più da vicino questa orchestra costituita da giovani provenienti da istituzioni musicali di alcuni Paesi europei. Secondo Stefano Donati, presidente del Centro Studi Musicali “Ferruccio Busoni”, istituzione che ha curato l’evento, l’obiettivo è di «rafforzare il ruolo di Empoli come protagonista attiva sulla scena musicale regionale e
nazionale» mentre, parlando con il direttore artistico Lorenzo Ancillotti, trattasi di “Un’avventura un po’… folle” che, nella sostanza, si traduce in grandissimo impegno per un ambizioso progetto, grazie ad una significativa sinergia tra istituzioni e contributi di sponsor. Il tutto è confermato dal direttore d’orchestra Sergio Alapont, il quale, insieme ad Ancillotti, sottolinea anche il cosmopolitismo dell’illustre musicista originario di Empoli. Assistendo al concerto, mi sento di aggiungere che la nascita e l’auspicabile maggiore sostegno verso quest’orchestra costituisce una speranza oltre che un segnale di rinnovamento e di futuro per la musica. Investire nel talento e nella passione dei giovani può aprire nuove prospettive umano-artistiche che confluiscono in un’identità culturale europea sempre più fulgida in cui concetti come dinamicità e differenze possono diventare, attraverso la condivisione di valori universali, la forza e il coraggio per affrontare le complessità delle grandi sfide. Venendo alla serata, è bastato varcare la soglia della Collegiata di Sant’Andrea per intuire
l’incontro con la bellezza artistica tout court fino ad immaginarne il senso dell’armonia anche attraverso la percezione visiva. Attratti nell’immediato dal polittico di Lorenzo di Bicci, posto al centro dell’altare maggiore, non è sfuggita la vista di canne d’organo sul lato destro, angeli musicanti sul soffitto e un organo posto sopra il portone. Guardando tra le varie cappelle e il soffitto, si sosta davanti all’immagine di un Crocifisso ed altri segni che rimandano alla Passione. Poi, con immediatezza, sono bastate poche battute dal tono drammatico nella tonalità di re minore, e subito la musica ha evocato qualcosa di straziante e doloroso tanto che nel ‘dialogo’ immagini – suoni si è potuto percepire la profondità del mistero della Passione. Da quel momento si è restituita la forma sonora – anche grazie all’intenzione di Alapont che ne ha enfatizzato il pathos mediante un gesto a tratti sospeso per trattenere l’attesa e con gradualità espressive – della partitura de Le ultime sette parole di Cristo sulla croce di Haydn. Di particolare interesse, senza nascondere una certa curiosità da parte dei molti presenti, è risultata la Symphonische Suite di Busoni.
L’ascolto, per rimanere nel dialogo tra le arti, è sembrato assumere la forma di un polittico in cui si percepiscono elementi stilistici rintracciabili nella grande tradizione sinfonica della seconda metà dell’Ottocento. Sul piano interpretativo è emersa un’esecuzione alquanto fluida, sempre alla ricerca di un coinvolgimento più empatico tra i musicisti, dettata da un ritmo narrativo alquanto lucido tale da mantenere alta l’attenzione del pubblico. Il Concerto in do maggiore per flauto e arpa K299 di Mozart, dal singolare organico e in qualche modo in stile ‘galante’, pur valorizzando i due strumenti (il flauto di Jiwoo Kim e l’arpa di Chiara Sgambato) ha aperto ad una prospettiva più dialogica senza rinunciare ad una concezione globale dell’opera e coinvolgente dell’orchestra. Ne è risultata una lettura dall’autentico spirito da sinfonia concertante in cui il direttore ha sottolineato l’equilibrio tra i due solisti e gli stacchi di tempi tenendo conto dell’acustica, indicando altresì la chiarezza espositiva dei temi, simmetrie, fraseggi e impasti sonori significativi. Con la Sinfonia n. 5 in do minore di Beethoven – autentico monumento sinfonico diventato celeberrimo per l’inizio dell’Allegro con brio con l’inciso delle quattro note sol, sol, sol, mi bemolle – si è conclusa la seconda parte in una Collegiata sold out. Il pubblico ha accolto
con applausi scroscianti ed entusiastici la ricompattata compagine strumentale che prevede coppie di legni (anche ottavino e controfagotto), ottoni (anche terzo trombone), timpani e archi ove, se tutte le prime parti ad iniziare da quelle della sezione degli archi dalla spalla con Giorgio Abbadessa, insieme alle prime parti Mary Sato (violino II), Defne Sönmez (viola), Neus Vidal Sales (violoncello), Nikola Šumaruna (contrabbasso); Jiwoo Kim (flauto), Carmela Raso López (oboe), Domenico Michele Cetera (clarinetto), Raúl Ruiz Iruela (fagotto); Elisa Del Pero (corno), Aarón Ruiz (tromba), Pablo Baños Aznar (trombone) e Isidro Andreu Gil (timpani) hanno garantito la significativa espressività del melos, al resto dei musicisti la capacità di creare una radiosa ed energica performance all’insegna dell’inclusione e condivisione. Si è trattato di un viaggio emozionale che ha portato ad un finale trionfante (Allegro in do maggiore) in cui Alapont, oltre che sicura guida per l’orchestra e pur di far ‘cantare’ ogni singolo strumento, come per tutto il programma, è sembrato assurgere al ruolo di autentico ‘corifeo’ interagendo con intelligenza interpretativa con ogni singolo musicista.
Empoli, Collegiata di Sant’Andrea: European Youth Orchestra “Ferruccio Busoni”