Stagione estiva 2025 – Cavea del Teatro del Maggio
“L’ELISIR D’AMORE”
Melodramma giocoso in due atti, su libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti
Adina LAVINIA BINI
Nemorino ANTONIO MANDRILLO
Belcore HAE KANG
Dulcamara ROBERTO DE CANDIA
Giannetta ALOISIA DE NARDIS
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Alessandro Bonato
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Roberto Catalano
Scene Emanuele Sinisi
Costumi Ilaria Ariemme
Luci Oscar Frosio
Nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento
Firenze, 9 luglio 2025
Sotto la nuova veste dovuta all’installazione di 1000 sedute, che hanno accolto gli spettatori con maggiore comfort, la cavea del Maggio Musicale Fiorentino torna operativa per la seconda recita de “L’elisir d’amore” estivo. La scena di Emanuele Sinisi c’introduce all’interno di un parco urbano di periferia, dove un’Adina bambina gioca con spensieratezza col suo primo fidanzatino, divertendosi sull’altalena del parco. La prima delusione infantile non tarderà, però, a venire, quando poco dopo,
sotto gli occhi di un artista di strada, la bimba viene abbandonata dal suo compagno di giochi, che la fa cadere dall’altalena, suscitando in lei una ferita indelebile. Ed è proprio su questa ferita che la regia di Roberto Catalano insiste, mostrandoci come anni dopo Adina sia una caporeparto professionale, impegnata a revisionare con freddezza i conti del reparto, al riparo di una corazza che inibisce la breccia di un nuovo amore. Spostando lo sguardo, i moderni e casual costumi di Ilaria Ariemme confermano l’ipotesi di uno spaccato di società, intenta a consumare la pausa pranzo nel medesimo parco, dove le luci di Oscar Frosio prolungano la staticità di una collettività frivola, volgendo sui toni del blu giusto sulla parentesi seria data dalla celebre romanza del tenore. Anche Nemorino, goffo manutentore, fa eccezione, con la sua profonda e sensibile capacità di amare, risultando un pesce fuor d’acqua oggetto di continui scherni, totalmente opposto a Belcore, che invece incarna perfettamente l’ideale celebrato dall’immaginario collettivo. Ed ecco che ne
l gioco dei pochi personaggi che reggono l’opera, anche Dulcamara acquista una luce particolare: sarà proprio quell’artista di strada che aveva offerto aiuto alla piccola Adina a dare nuova spensieratezza ai frequentatori del parco e a riscattare la protagonista, sotto la burla di un filtro dei desideri che altro non è che vino da tavola, prima, e l’acqua pubblica del fontanello, poi. Così, Adina torna a cullarsi sull’altalena, fiduciosa in un inatteso epilogo d’amore. Scevra da alcune varianti di tradizione e piuttosto aderente a partitura e libretto, la direzione di Alessandro Bonato si concentra sulla caratterizzazione in musica dei personaggi e l’alternanza tra sezioni dialogiche e liriche, all’interno di una direzione frizzante, dalle sonorità contenute. Più che insistere sulla dinamica o sulla sontuosità delle scene di folla dal retrogusto militaresco, il giovane direttore sembra affascinato dall’attenzione alle indicazioni agogiche, assai dettagliate in partitura, per una vivida resa dei cambi di tempo entro lo stesso numero musicale e una lettura studiatamente scorrevole. Sempre all’altezza della situazione, inoltre, la prova del coro guidato da Lorenzo
Fratini, che assolve alle sue funzioni di spettatore, interlocutore e di contesto, sfoggiando una recitazione minuziosa e continua, all’altezza di quella centralità del coro tanto frequente nelle opere di Donizetti. Sul piano vocale, i cantanti che hanno dimostrato il miglior bilancio tra vocalità e resa complessiva sono stati i due baritoni. Hae Kang ha un timbro scuro e nitido, ben dispiegato nella saldezza delle eleganti linee melodiche di presa su Adina e guizzante sulla caratterizzazione del militaresco; mezzi che hanno ben trasmesso la peculiarità di un carattere piuttosto duro, bramoso di un amore che è più conquista che coronamento passionale. Grande l’attenzione all’espressività e alle movenze sceniche, mentre si riscontrava una minore duttilità nel cromatismo e nel canto d’agilità. Disinvolta anche la prova del Dulcamara di Roberto De Candia, ricca d’indugi, battute e modulazioni di tono, che hanno perlopiù restituito con originalità l’armamentario tipico del “buffo”
e le qualità istrioniche da cantante-attore. Abile affabulatore e sicuramente a suo agio con la non particolarmente grave tessitura, all’interprete non è mancato di esibire la buona rotondità del registro medio-acuto e di districarsi con destrezza nei rapidi sillabati dall’accento sdrucciolo che tratteggiano la parte. A chiusura dei ruoli maschili, il giovane Nemorino di Antonio Mandrillo è un tenore lirico-leggero dal timbro chiaro e omogeneo in tutta l’estensione della parte, che affronta con elevato impegno attoriale. In quest’ottica, ci saremmo aspettati una maggiore levigatura del fraseggio e della resa coloristica, che indugia a muoversi da un recidivo mezzo-forte anche quando la voce dovrebbe sbocciare, forse per bilanciare agilità alle volte perfettibili. Il momento di minore timidezza vocale è senz’altro quello della romanza, dove pure qua e là la voce approda a
suoni con qualche fissità di troppo e la tendenza al canto equilibrato smorza un po’ il consueto applauso. A confronto con l’intero cast, Lavinia Bini rimane l’interprete con i mezzi vocali più interessanti, soprattutto nel vellutato appoggio che pervade le malinconiche frasi di centro, nei soffici assottigliamenti che approcciano l’acuto e nella raffinatezza di alcuni passi virtuosistici, entro una resa attoriale ed espressiva di grande d’immedesimazione. Non sempre, però, ha mostrato la duttilità canora richiesta dalla scrittura, soprattutto al momento delle puntature acute (spesso tagliate) e della sbalzata cabaletta finale, risultando probabilmente più atta a ruoli maggiormente lirici e con minore salita sul pentagramma. Chiude il cerchio la Giannetta di Aloisia De Nardis, inizialmente un po’ sullo sfondo nei concertati, ma in seguito capace di rimarcare con pregnanza timbrica e di fraseggio gli scambi col coro. La recita termina poco prima della mezzanotte, nell’entusiasmo di un pubblico non troppo folto, ma ben disposto per la fresca temperatura e i generosi gelati offerti da Sammontana all’arrivo e durante l’intervallo.
Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: “L’elisir d’amore”