Roma, Castel Sant’Angelo
GIOVANNI PAOLO II, L’UOMO, IL PAPA, IL SANTO
Negli scatti di Gianni Giansanti
A cura di Massimo Bray e Ilaria Schiaffini
Promossa e realizzata da Ministero della Cultura, Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della città di Roma
Promossa dalla Presidenza della Commissione Cultura della Camera dei Deputati
Con il patrocinio di: Regione Lazio, Ambasciata di Polonia in Italia, Ambasciata di Polonia presso la Santa Sede, Centro di Documentazione e Studio del Pontificato di Giovanni Paolo II – Fondazione Vaticana Giovanni Paolo II, Pontificio Collegio Polacco
Organizzata da Castel Sant’Angelo in collaborazione con Civita Mostre e Musei e Archivio Giansanti
Con la collaborazione di Rai Teche
Media partnership: Rai Cultura, TV2000
Roma, 24 luglio 2025
«Non si può penetrare il volto senza subirne la luce» — scriveva Emmanuel Lévinas, ponendo l’etica della relazione come fondamento di ogni incontro con l’altro. E se vi è un luogo in cui quella luce si fa immagine, narrazione e memoria, è nello spazio della fotografia. La mostra Giovanni Paolo II, l’uomo, il Papa, il Santo – negli scatti di Gianni Giansanti, ospitata nei silenzi monumentali di Castel Sant’Angelo, si inscrive esattamente in questa tensione: quella tra visibilità e interiorità, tra il documento visivo e la trascendenza incarnata.
Lungi dall’essere una semplice retrospettiva fotografica, l’esposizione si configura come un’operazione culturale complessa, che intreccia biografia, storia e iconografia sacra in un’unica traiettoria di senso. Al centro di questo dispositivo narrativo sta la relazione profonda, quasi simbiotica, fra il pontefice Karol Wojtyła e il fotografo Gianni Giansanti: due testimoni del secolo, due figure pubbliche che, pur parlando con linguaggi diversi, hanno saputo farsi interpreti di una medesima urgenza — quella di comunicare, attraverso lo sguardo, la dignità e la fragilità dell’umano. Il percorso visivo, articolato in oltre quaranta scatti selezionati da Ilaria Schiaffini, docente di Storia della Fotografia alla Sapienza Università di Roma, restituisce con sobrietà e potenza i ventisette anni di pontificato di Giovanni Paolo II: dall’elezione nel 1978 ai giorni segnati dalla malattia, passando per eventi epocali come l’attentato del 1981, il Giubileo del 2000, i viaggi apostolici e i momenti di intimità.
Ma ciò che colpisce, oltre la sequenza cronologica, è la coerenza stilistica e la profondità etica che attraversano l’intera opera di Giansanti. Il fotografo non documenta semplicemente: interpreta, custodisce, partecipa. Il suo obiettivo non cattura, ma si affida. La sua è una fotografia dell’avvicinamento, mai dell’invasione. Giansanti osserva senza violare, registra senza imporre. Così, Giovanni Paolo II emerge non come icona costruita, ma come figura radicata nella realtà: un pontefice che prega, sorride, si china, soffre; un uomo che si lascia attraversare dal proprio tempo senza mai dimenticare l’eterno. Lo scatto che lo ritrae nella quotidianità di una colazione con il cardinale Stephen Kim ne è emblema: non vi è nulla di spettacolare, eppure tutto vibra. È nella semplicità che si cela il carisma.
A rendere ancora più incisivo il racconto visivo è la collocazione dell’esposizione. Castel Sant’Angelo — luogo liminale tra Roma imperiale e Roma cristiana, tra difesa militare e ascesa spirituale — diventa qui una camera della memoria, quasi una cripta laica in cui l’immagine del papa trova la propria eco tra le pietre secolari. Il Passetto di Borgo, che collega il mausoleo al Vaticano, non è solo architettura, ma metafora: connessione fra potere e preghiera, fra pubblico e privato, fra tempo e mistero. Alla sezione fotografica si affianca un importante apparato documentario, curato da Massimo Bray. Lì, in una timeline disposta nella prima sala dell’Armeria Superiore, si intrecciano manoscritti, oggetti liturgici, abiti, encicliche e video d’archivio concessi da Rai Teche e Vatican Media. Fra i reperti, spiccano la copia autografa della Fides et Ratio, l’inginocchiatoio del periodo cardinalizio e l’anello giubilare. Non semplici cimeli, ma frammenti di una storia incarnata che si fa racconto per immagini e cose. La mostra, promossa dal Ministero della Cultura e dalla Presidenza della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, con il patrocinio della Regione Lazio, delle ambasciate polacche e del Pontificio Collegio Polacco, è organizzata da Castel Sant’Angelo in collaborazione con Civita Mostre e Musei e l’Archivio Giansanti.
Si avvale inoltre della media partnership di Rai Cultura e TV2000, a conferma della volontà di costruire un dialogo tra istituzioni, pubblico e patrimonio, in una prospettiva inclusiva e attuale. Ma al di là dell’apparato formale, è nella sostanza delle immagini che il visitatore è chiamato a riflettere. Gli scatti di Giansanti ci riportano un Papa in cammino, un viandante della fede che attraversa il mondo come un pellegrino tra le rovine della storia. Le folle che lo accolgono, i capi di Stato che lo ascoltano, i bambini che lo sfiorano, tutto parla di una missione che ha saputo unire spiritualità e azione, silenzio e parola. In ogni fotografia, si legge non solo la cronaca di un evento, ma la traccia di un ethos. Come ha ricordato Andrea Giansanti, figlio del fotografo, il lavoro del padre fu sempre discreto, mai invadente, animato da un rispetto profondo per il soggetto ritratto. L’archivio che oggi custodisce quelle immagini è un deposito di senso, una memoria collettiva che si fa narrazione condivisa. Ed è proprio questo lo spirito della mostra: non commemorare, ma comprendere; non fissare un’icona, ma ascoltarne il respiro. In un’epoca segnata dalla velocità dell’immagine e dall’oblio immediato, Giovanni Paolo II, l’uomo, il Papa, il Santo ci ricorda che alcune fotografie possono ancora farsi preghiera. E che nello sguardo di chi guarda, e in quello di chi viene guardato, può ancora accendersi una scintilla di verità. Photo Gianni Giansanti
Roma, Castel Sant’Angelo: “Giovanni Paolo II, l’uomo, il Papa, il Santo – negli scatti di Gianni Giansanti”