Roma, Crypta Balbi: ” Crypta Balbi: cantiere aperto”

Roma, Crypta Balbi
Museo Nazionale Romano
CRYPTA BALBI: CANTIERE APERTO
Roma, 09 luglio 2025

Nell’inesauribile palinsesto urbano di Roma, la Crypta Balbi si impone come uno dei più raffinati esempi di stratigrafia storica visibile, documentata e musealizzata. Situata nel cuore della città, tra via delle Botteghe Oscure e via dei Delfini, essa costituisce un laboratorio sperimentale per la comprensione delle dinamiche di trasformazione urbana dalla tarda età repubblicana sino all’età contemporanea. Oggi, in seguito a un importante intervento di restauro e scavo archeologico in corso dal gennaio 2023, la Crypta si appresta a vivere una nuova stagione scientifica e museale, sostenuta da un imponente investimento pubblico che supera i cinquanta milioni di euro. L’intervento in corso non si configura come una mera operazione conservativa, ma si propone quale occasione per approfondire la conoscenza del sito e offrire nuove modalità di fruizione. A partire dal 9 luglio, è previsto l’inizio del programma “Crypta Balbi: cantiere aperto”, che consentirà al pubblico di osservare, ogni sabato mattina, lo svolgersi degli scavi in diretta, sotto la guida di archeologi professionisti. Tra questi, figurano studiosi di primissimo piano nel panorama della ricerca italiana, come Daniele Manacorda e Federico Marazzi, che hanno contribuito anche alla realizzazione di un video esplicativo dedicato alla storia del sito e ai più recenti rinvenimenti. L’area, attualmente interdetta al pubblico, tornerà a essere accessibile in forma parziale grazie a una serie di visite guidate anche in orario serale, in concomitanza con il ciclo di conferenze Al centro di Roma, che prenderà avvio il 17 luglio presso la sede di Palazzo Altemps, anch’essa parte del Museo Nazionale Romano. L’origine della Crypta Balbi risale al 13 a.C., quando Lucio Cornelio Balbo fece erigere, nel Campo Marzio, un complesso teatrale secondo i canoni della tradizione ellenistica. La crypta, propriamente detta, costituiva il portico retrostante la scena, destinato al passeggio e alle attività diurne del pubblico, e in origine circondava un grande giardino porticato. Tuttavia, la vera ricchezza archeologica del sito non è da ricercare nell’edificio monumentale originario, quanto piuttosto nella densità e nella varietà di riusi, trasformazioni, abbandoni e nuove destinazioni d’uso che si sono succeduti nel corso di oltre due millenni. La Crypta Balbi è, a tutti gli effetti, un luogo privilegiato per l’osservazione della cosiddetta longue durée urbana: al di sotto dei piani rinascimentali si conservano tracce di officine tardoantiche, fulloniche, sacelli, strutture abitative e persino stratificazioni post-unitarie legate alla vita quotidiana della Roma moderna. Le più recenti campagne di scavo, in parte condotte nell’ambito del progetto URBS, hanno consentito di ampliare in modo significativo la conoscenza dell’assetto tardoantico dell’area, portando alla luce nuovi ambienti artigianali, tra cui una fullonica – officina per il trattamento, la tintura e il lavaggio dei tessuti – databile al IV secolo d.C. Tra i ritrovamenti più rilevanti, si segnala anche l’individuazione di un sacello, la cui identificazione cultuale resta tuttora incerta. Sebbene non sia ancora stato possibile attribuirlo con certezza a una divinità specifica, l’orientamento delle strutture e alcuni indizi iconografici e materiali suggeriscono un possibile legame con i culti orientali, in particolare con quello isiaco e con la figura sincretica di Serapide. All’interno dell’area sacra è stata rinvenuta una fossa votiva contenente offerte in terracotta – probabili ex voto – nonché elementi strutturali pertinenti a un edificio di culto la cui costruzione non fu mai completata, forse a causa di una precoce interruzione del cantiere. Si tratta di un rinvenimento che, pur nella sua frammentarietà, arricchisce ulteriormente il quadro delle presenze cultuali ed economiche della zona in età tardoantica, delineando uno spazio urbano in continua trasformazione, segnato da sincretismi religiosi e dalla compresenza di funzioni produttive e rituali. Questi ritrovamenti arricchiscono il già straordinario corpus di dati sulla commistione fra pratiche religiose, funzioni produttive e organizzazione urbanistica nel tessuto post-classico del Campo Marzio meridionale. Degno di nota è anche il rinvenimento di affreschi medievali pertinenti al complesso della chiesa di Santa Caterina dei Funari, un tempo insistente sull’area della crypta, che restituiscono una memoria figurativa ancora poco conosciuta del paesaggio urbano della Roma tardo-gotica e rinascimentale. Le pitture, in fase di restauro, saranno integrate nei futuri percorsi museali. Ma l’ambizione del progetto non si esaurisce nella sola dimensione archeologica. Il piano complessivo – che si estende su circa 25.000 metri quadri di superficie edilizia e oltre 8.000 metri quadri di area archeologica – mira alla creazione di un vero e proprio “quartiere culturale” nel centro di Roma. Gli spazi restaurati ospiteranno, oltre al museo rinnovato, anche residenze per studiosi, laboratori didattici, aree per la ricerca interdisciplinare, sale per eventi e una caffetteria con affaccio sulle antiche strutture. Particolare attenzione è rivolta al tema dell’accessibilità: le passerelle di nuova concezione, in vetro trasparente e struttura sospesa, consentiranno una visione diretta delle strutture sottostanti, in un dialogo costante tra antico e moderno. La narrazione museale non si limiterà alla sola antichità classica, ma si estenderà alle vicende più recenti dell’area, tra cui il rastrellamento del ghetto del 1943 e il ritrovamento, nel 1978, del corpo di Aldo Moro in via Caetani, a pochi passi dal sito. L’intera operazione, promossa dal Ministero della Cultura e dal Museo Nazionale Romano, si distingue per il suo approccio metodologico integrato, che coniuga la ricerca scientifica con la partecipazione pubblica e l’educazione al patrimonio. La formula del cantiere aperto è qui esemplare: lungi dall’essere un’eccezione, dovrebbe costituire un modello replicabile in altre aree urbane ad alto potenziale archeologico. L’attenzione alla comunicazione dei risultati, la produzione di materiali audiovisivi, la promozione di cicli di conferenze e la valorizzazione del ruolo degli archeologi come mediatori culturali confermano una visione del museo come organismo vivo, in dialogo costante con la città. La Crypta Balbi, nella sua nuova veste, non è solo un sito da visitare, ma un luogo da attraversare, da studiare, da interrogare e si pone oggi come uno dei più ambiziosi esempi europei di rigenerazione culturale e di museo partecipato, in cui la storia si lascia leggere non come racconto chiuso, ma come processo aperto e condiviso.