Roma, Parco Archeologico del Colosseo:” Nuova Sezione Ipogea”

Roma, Parco Archeologico del Colosseo
NUOVA SEZIONE IPOGEA
a cura di Federica Rinaldi, Alessandra Celant e Claudia Minniti
Roma, 16 luglio 2027
Nell’ambito di un’ampia strategia di rilettura archeologica del monumento flavio, il Parco Archeologico del Colosseo ha inaugurato una nuova porzione espositiva all’interno degli ipogei dell’anfiteatro, proseguendo un articolato progetto di musealizzazione che si configura come un intervento sistemico sul concetto stesso di fruizione monumentale. La sezione si colloca nella parte occidentale dei sotterranei e offre, per la prima volta, un’indagine archeologica incentrata non più sui protagonisti dell’arena, ma sulla massa anonima degli spettatori: una moltitudine stratificata socialmente, culturalmente e simbolicamente, il cui comportamento e consumo del tempo costituiscono oggi una fonte preziosa per comprendere l’intero sistema spettacolare romano. Dopo la realizzazione, nel 2023, dell’allestimento dedicato ai gladiatori, articolato intorno alla funzione logistica e simbolica del criptoportico connesso al Ludus Magnus, si assiste ora a un mutamento di paradigma: lo sguardo si sposta dalla scena all’auditorium, dal corpo dell’atleta a quello dell’osservatore, dall’azione spettacolare alla ricezione collettiva. La curatela scientifica della nuova sezione — affidata a Federica Rinaldi, Alessandra Celant e Claudia Minniti — è fondata su una solida base di scavi e analisi multidisciplinari condotte a partire dal 2022. L’intervento ha riguardato in particolare il sistema idraulico ipogeo della zona meridionale dell’edificio, restituendo circa 70 metri lineari di stratigrafia continua. L’evidenza archeologica emersa da tali contesti, spesso considerati residuali o marginali, si è invece rivelata cruciale: materiali di scarto, gettati nei collettori nel momento di progressivo abbandono dell’anfiteatro, si sono rivelati archivio materiale delle pratiche quotidiane del pubblico romano. Fra i reperti, si segnalano oggetti di uso personale — aghi, pettini, spilloni, stuzzicadenti — accanto a strumenti ludici come dadi, pedine, tavolette defixionali e monete di piccolo taglio, che testimoniano attività ludiche, superstizioni e ritualità superstite. Particolarmente significativa è la scoperta di una laminetta plumbea, databile tra III e IV secolo d.C., recante una defixio con iconografia apotropaica: uno scudo e un albero secco colpiti da fulmini. L’oggetto, chiaramente connesso a forme di magia legata alla competizione, si inserisce in una prassi ampiamente attestata nel mondo romano e oggi riletta in chiave antropologica. L’allestimento, progettato dallo studio Tortelli e Frassoni, ha mirato a tradurre l’esperienza della visione collettiva in un percorso immersivo: la cavea è stata parzialmente ricostruita con gradinate espositive che espongono graffiti originali e repliche leggibili, testimonianza della pratica diffusa di incidere i momenti salienti dello spettacolo sulla pietra del sedile. In un caso, un gradino ancora recante l’iscrizione di un senatore — databile tra IV e V secolo d.C. — è stato ricollocato in posizione originaria, in prossimità dell’arena, a indicare la relazione tra status sociale e collocazione nello spazio. Il Colosseo, come noto, non era solo macchina di morte o palcoscenico di esotismi: era prima di tutto uno spazio di aggregazione sociale e politica. La folla, convocata gratuitamente per decreto imperiale, era destinataria di una messa in scena del potere attraverso la distribuzione di cibo, vino, giochi e spettacoli. La celebre formula panem et circenses, sintetizzata da Giovenale, trova qui una materializzazione tangibile: ostriche, fichi, orate, spezie orientali e frutta esotica emergono dai resti organici analizzati nei collettori, suggerendo una dieta da banchetto collettivo. Di particolare rilievo è una moneta in lega di oricalco, recante l’effigie di Marco Aurelio, coniata per celebrare il decennale dell’imperatore: un emblema della sovrapposizione tra sfera politica e spettacolare. L’apparato tecnico dell’arena non è stato trascurato: ascensori lignei, carrucole e strutture meccaniche restaurate dall’Istituto Centrale per il Restauro sono stati integrati nel percorso museale, offrendo una visione d’insieme del funzionamento della machina spectaculorum. La presenza di diverse essenze lignee — tra cui castagno, abete bianco ed olmo — è documentata tramite riproduzioni illustrative degli alberi, con attenzione anche all’identificazione botanica delle fibre e al loro uso funzionale. Dal punto di vista della museologia, il nuovo percorso si configura come tappa di un più ampio progetto di riorganizzazione dell’intero itinerario di visita del Colosseo. Si persegue una logica di “museo diffuso” in cui i reperti vengono esposti, per quanto possibile, in situ, secondo un principio di prossimità semantica con il contesto di rinvenimento. Tale scelta, oltre a favorire una narrazione storica coerente, consente una gestione più fluida dei flussi di visita, ridistribuendo il carico antropico in maniera più omogenea. In quest’ottica, anche il museo permanente al secondo ordine dell’anfiteatro subirà tra il 2025 e il 2026 un’importante revisione tematica e formale. La finalità è quella di integrare le varie fasi di uso, disuso e riuso del Colosseo nella sua dimensione storica continua, superando la visione monolitica del monumento come luogo esclusivo di spettacoli gladiatori. Le attività di scavo, ricerca e valorizzazione sono state condotte in stretta sinergia con l’Università “La Sapienza” di Roma, tramite i Dipartimenti di Scienze dell’Antichità, di Biologia Ambientale e di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin”. Due protocolli d’intesa hanno permesso di integrare studi archeobotanici, archeozoologici, numismatici e antropologici in una piattaforma scientifica coerente. Il contributo dell’Istituto Centrale del Restauro si è rivelato decisivo nella restituzione conservativa dei materiali lignei e metallici. Una pubblicazione scientifica monografica è attualmente in preparazione e vedrà la luce nell’autunno 2025: essa restituirà, in forma analitica, i dati di scavo e le interpretazioni maturate in questi anni, costituendo un tassello fondamentale per il ripensamento filologico e funzionale del Colosseo nella sua interezza. Come affermato da Alfonsina Russo, direttrice del PArCo, il compito di ogni istituzione museale che ambisca a restare viva nel tempo è quello di coniugare tutela, ricerca e valorizzazione: non in successione, ma come processo simultaneo e continuo. La nuova sezione ipogea non solo contribuisce a restituire un’immagine più articolata del Colosseo tardoantico, ma riafferma la centralità della ricerca scientifica nella costruzione di un sapere condiviso e dinamico.