Sassari, Arena piazza d’Italia: “Madama Butterfly”

Sassari, Arena piazza d’Italia – Stagione Lirica 2025
MADAMA BUTTERFLY”
Tragedia giapponese in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.
Musica di Giacomo Puccini
Madama Butterfly (Cio-Cio-San) VITTORIA YEO
Suzuki IRENE MOLINARI
Kate Pinkerton EVA GOREUX
F.B. Pinkerton FRANCESCO DEMURO
Sharpless FABIAN VELOZ
Goro NICOLAS RESINELLI
Il Principe Yamadori MICHAEL ZENI
Lo zio bonzo TEPPEI MATSUNAKA
Il commissario imperiale GIUSEPPE LISAI
L’ufficiale del registro SIMONE CASU
La madre di Cio-Cio-San ANTONELLA MASIA
La zia TANIA ESPOSITO
La cugina GIULIA CABIZZA
Coro e Orchestra dell’Ente de Carolis
Direttore Sergio Oliva
Maestro del coro Francesca Tosi
Regia, scene e costumi Alberto Gazale
Light designer Tony Grandi
Scenotecnico Danilo Coppola
Fonica Alberto Erre
Nuovo allestimento Ente de Carolis
Sassari, 10 luglio 2025
Dopo il “pastiche” Giselle around le Villi che ha inaugurato al Teatro Comunale la stagione lirica 2025, l’Ente de Carolis ha riproposto all’aperto, nella cosiddetta Arena piazza d’Italia, i Carmina Burana di Carl Orff a fine giugno e ora Madama Butterfly. Si tratta di due titoli infatti già recentemente ben prodotti dal de Carolis in teatro con buon successo e il riproporli, in nuovo allestimento, nella finestra estiva della propria stagione lirica pone, oltre all’opportunità della replica, i soliti problemi relativi alla realizzazione in uno spazio idoneo; è apparso infatti più evidente che nelle altre produzioni realizzate nel “salotto buono” della città, l’inadeguatezza di un’esecuzione all’aperto senza avere un luogo acusticamente isolato, adatto all’ascolto e, nel caso di utilizzo di apparati di amplificazione (per quanto professionali) la loro idoneità nella presa e diffusione del suono in proporzione agli spazi e alla complessità dell’opera. “Portare tra la gente” la grande musica o la sua semplificazione è la differenza tra fare un’operazione popolare o populista, cosa che, come ben sappiamo dalla politica, non sfocia mai in buoni risultati. Dall’Arena (quella vera) ai grandi festival all’aperto fino ai concerti da camera dei borghi storici, non esiste situazione della musica d’arte “open air” che non preveda ciò di cui sopra, con buona pace di chi pretenderebbe, come per il piano bar, la banalizzazione dei volumi amplificati sul vociare della piazza. Le opere poi di un’epoca in cui equilibri e raffinatezza orchestrale costituiscono un dato assodato, con sfumature vocali e interpretative fondamentali, soffrono molto più di altre se le dinamiche sono appiattite, se alcuni strumenti sono in primissimo rilievo e altri spariscono, se appena c’è un piano i rumori esterni prendono il sopravvento e se definizione, fronte sonoro e timbrica sono falsati. È ovvio che ciò renda difficile ascoltare e anche valutare interpreti in una situazione che appiattisce le buone qualità ed enfatizza i difetti, in particolare in opere intimiste, fondamentalmente statiche, dove il dettaglio è molto importante. Il capolavoro di Puccini non è opera da piazza e, pur senza gli evidenti problemi esecutivi che abbiamo invece sentito nei Carmina Burana d’apertura, è stata chiara la difficoltà nel restituire il carattere di una partitura molto più raffinata dei suoi stereotipi. Non è il caso quindi di approfondire aspetti musicali chiaramente in secondo piano nell’occasione, ma sono sembrati comunque brillanti e ben equilibrati i protagonisti: è soprattutto apparsa solida e adatta al ruolo della protagonista Vittoria Yeo, soprano coreano di cui sarebbe bello poter sentire le dinamiche in una situazione acustica. C’era molta attesa inoltre per il debutto di Francesco Demuro nel ruolo di Pinkerton e la sua timbrica naturalmente empatica è apparsa fondamentalmente adatta al personaggio: ne sentiremo col tempo la maturazione. Anche per quanto riguarda l’aspetto visivo c’è stato un problema di fronte scenico piuttosto misero per una grande piazza: la lirica all’aperto si fa spesso proprio per esaltarne gli aspetti scenografici e spettacolari e una piccola scena fissa movimentata solo dalle luci e qualche sbuffo di fumo non è molto interessante. L’elemento scenotecnico principale, un grande albero-ramo fiorito di sfondo, era comunque ben realizzato, per quanto un po’ didascalico nella sua funzione di “fiorito asil”, dove nessun altro dettaglio suggeriva l’ambientazione. A parte un componente che calerà simbolicamente alla fine, si notavano solo due luoghi deputati simmetrici, con dei figuranti. Alberto Gazale, direttore artistico del de Carolis, firma tutto l’allestimento ma è difficile apprezzare ciò che è stato effettivamente l’apporto creativo personale in mancanza di bozzetti, figurini e note di regia nello scarno libretto di sala; in ogni caso i costumi, nel solco dell’iconografia tradizionale, sono risultati gradevoli, grazie anche alla buona illuminazione. L’effetto d’insieme e la staticità dei movimenti risultavano però poco efficaci e monotoni per la situazione, senza tensione drammatica, compresa la celebre scena finale, mancante proprio del pathos necessario che, intendiamoci, era comunque penalizzato alla base da una dinamica musicale perennemente compressa e con una direzione apparsa piuttosto generica. Successo finale essenzialmente per i protagonisti, ma vari spettatori hanno disertato nel corso dell’esecuzione ed altri hanno avuto dei comportamenti che hanno disturbato ripetutamente: evidentemente l’atmosfera ha sdoganato chiacchierate al telefono, foto, riprese e commenti a voce alta. È stata una festa di piazza, e ciò è sempre positivo, ma per renderla una festa della musica occorrerebbero ben altri investimenti e/o un’altra situazione.