Spoleto, Festival dei Due Mondi: “Didon et Énée”

Spoleto 68, Festival dei Due Mondi, 2025
“DIDON ET ÉNÉE”
Regia e coreografia Blanca Li
Assistenti alla regia e coreografia Glyslein Lefever, Deborah Torres Garguilo
Scene Blanca Li
Assistente alle scene Nina Coulais
Musica registrata Les Arts Florissants – William Christie
Luci Pascal Laajili
Assistenti alle luci Jean-Luc Passarelli, Boris Pijetlovic
Costumi Laurent Mercier
Assistente ai costumi Ghjulia Giusti Muselli
Interpreti Martina Consoli, Alizée Dubernois (Didon), Coline Fayolle (Belinda), Meggie Isabet, Maeva Lassere, Julien Marie-Anne (Sorcière), Quentin Picot, Gaël Rougegrez, Gaétan Vermeulen, Vicot Virnot (Énée)
Produzione Calentito – Compagnie Blanca Li
Con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia e dell’Ambasciata di Spagna in Italia

Prima Italiana
Spoleto, Teatro Romano, 11 luglio 2025
La coreografa andalusa Blanca Li aveva incontrato per la prima volta il gruppo musicale Les Arts Florissants di William Christie in occasione della produzione di Les Indes Galantes diretta da Andrei Serban per l’Opéra di Parigi, rimanendo estremamente affascinata dalla musica barocca eseguita con grande cura. Didon et Énée è stata la seconda collaborazione con Les Arts Florissants. Originariamente vi era un doppio degli interpreti: i cantanti in alto, i danzatori e il loro linguaggio delle emozioni in basso. Durante l’ultima esecuzione della produzione a Barcellona, Blanca Li chiese a William Christie di poter utilizzare la registrazione della musica dal vivo per elaborare una coreografia autonoma. Dunque, quanto visto a Spoleto è in realtà un trionfo della danza, che in quarantacinque minuti riesce ad esprimere tutte le mozioni associate alla leggenda narrata da Virgilio, dalla gioia alla seduzione, dall’amore alla passione, per poi arrivare alla delusione e alla disperazione. Ad aprire lo spettacolo è un prologo, che si presenta come un inno alla bellezza e alla natura. La coreografia è da subito molto fluida e dinamica, disarticolando il corpo a partire dal lavoro sul diaframma, da dove partono le emozioni forti ed ancestrali che arrivano al cuore dello spettatore. Niente costumi storici, solo tutine aderenti nere che si aprono in basso per permettere il lavoro delle gambe. I corpi mimano l’esecuzione musicale, diventando essi stessi degli strumenti da accordare, e fin da subito si impone il fine lavoro condotto sulla partitura musicale di Henry Purcell, rappresentata per la prima volta nel 1689 in occasione dell’incoronazione di Guglielmo III d’Orange e Maria II Stuart. Alle volte i danzatori vengono associati ai personaggi e al testo da loro cantato, altre volte si pongono come un coro emotivo slegato dal testo. L’impatto sull’immaginario è molto forte, specialmente quando in scena arriva l’acqua, simbolo del Mediterraneo, di Cartagine, dell’arrivo e della ripartenza di Enea. Se per il protagonista maschile prevale una sensazione di avventura, per Didone l’acqua è simbolo di morte, come ci racconta la stessa Blanca Li in un incontro con gli spettatori avvenuto la mattina dopo lo spettacolo all’Hotel dei Duchi in dialogo con il giornalista Andrea Penna. L’introduzione dell’acqua ha causato non poche difficoltà alla creatrice, che inizialmente non sapeva come controllarne l’impatto e ridurre il rischio di caduta degli interpreti, intenti a cimentarsi in vorticosi giri ed ampli salti. Dopo diverse prove in scena e in sartoria, attraverso l’utilizzo di particolari calzature e di guanti si è riusciti finalmente a trovare la formula giusta, ma si è dovuto affrontare un enorme lavoro sulla tecnica e la coreografia. C’è da dire che nel suo poliedrico lavoro che l’ha portata a divenire membro dell’Académie des Beaux-Arts di Parigi e direttrice artistica dei Teatros del Canal della Comunidad di Madrid dal 2019 al 2023, Blanca Li non ha temuto di confrontarsi con le più estreme novità. Due anni fa il suo Le Bal de Paris in VR ha incantato Spoleto, facendo partecipare il pubblico ad un viaggio onirico in abiti Chanel. Da un mese ha poi iniziato un nuovo lavoro in cui il virtuale si unisce al reale. Didon et Énee vuole invece rappresentare un “ritorno alla carne, al gesto, alla realtà ancestrale della danza”. Ci riesce pienamente, suggestionandoci con un linguaggio tecnico che non teme le difficoltà e gli acrobatismi, lasciandocele ammirare senza che si noti sforzo alcuno. In un flusso senza sosta ci si slancia sull’acqua per poi ruotare con grande impeto sul pavimento o per intrecciare i corpi in abbracci sensuali. Restano alla memoria scene molto espressive, improntate alla passione o ad apre discussioni. Si impongono alla vista dei gruppi scultorei che si stagliano sullo sfondo del Teatro Romano per lasciarci una durevole emozione di poesia, prima dell’imminente tragedia. Ed alla fine per Blanca Li un meritato premio dell’Associazione Spoleto Festival Friends accolto con grande entusiasmo. Foto Andrea Veroni