Bayreuther Festspiele 2025: “Die Meistersinger von Nürnberg”

Bayreuther Festspiele 2025
“DIE MEISTERSINGER VON NÜRNBERG”
Opera in tre atti, libretto e musica di Richard Wagner
Hans Sachs GEORG ZEPPENFELD
Veit Pogner  JONGMIN PARK
Kunz Vogelgesang MARTIN KOCH
Konrad Nachtigall WERNER VAN MECHELEN
Sixtus Beckmesser MICHAEL NAGY
Fritz Kothner JORDAN SHANAHAN
Balthasar Zorn DANIEL JENZ
Ulrich Eisslinger MATTHEW NEWLIN
Augustin Moser GIDEON POPPE
Hermann Ortel ALEXANDER GRASSAUER
Hans Schwarz TIJL FAVEYTS
Hans Foltz PATRICK ZIELKE
Walther von Stolzing MICHAEL SPYRES
David MATTHIAS STIER
Eva CHRISTINA NILSSON
Magdalene CHRISTA MAYER
Ein Nachtwächter TOBIAS KEHRER
Orchestra e Coro dei Bayreuther Festspiele
Direttore Daniele Gatti
Maestro del Coro Thomas Eitler-de Lint 
Regia Matthias Davids
Scene Andrew D. Edwards
Costumi Susanne Hubrich
Drammaturgia Christoph Wagner-Trenkwitz
Luci Fabrice Kebour
Bayreuth, 5 agosto 2025
Dopo le riflessioni sul ruolo dell’ artista nella società che caratterizzavano la regia di Katharina Wagner e quelle sull’ antisemitismo che erano alla base dell’ allestimento ideato da Barrie Kosky, la nuova produzione dei Meistersinger che ha inaugurato i Bayreuther Festspiele ha voluto rimettere in evidenza il carattere di commedia del capolavoro wagneriano. Matthias Davids,  è conosciuto soprattutto per la sua attività nel campo del musical. La sua regia era focalizzata sull’ evidenziazione del carattere di commedia borghese che è sicuramente uno tra gli aspetti principali dell’ opera, in uno stile figurativo basato su immagini molto colorate soprattutto nelle scene di massa ed elementi scenografici sostanzialmente essenziali ma efficaci. I personaggi vestivano costumi riferiti a diverse epoche, con tocchi umoristici come i Narrenkappen (berretti carnevaleschi) dei Maestri e la chitarra elettrica usata da Beckmesser nel tentativo di darsi un aspetto á la page. Il racconto scenico metteva in evidenza soprattutto la vicenda dei due ragazzi innamorati che riescono a realizzare il loro sogno superando gli ostacoli posti dalla generazione degli adulti e alla fine se ne vanno da soli piantando in asso la cerimonia ufficiale, e insieme ad essa le raffigurazioni dell’ uomo anziano e di buon cuore che li aiuta e del pretendente rivale dai modi grotteschi. Di più Matthias Davids non ha voluto dirci: le riflessioni esposte da Wagner in quest’ opera, che riguardano principalmente il ruolo dell’ arte nella società e la sua vicenda personale di artista alle prese con le convenzioni e i limiti alla libertà creativa impostigli dalle regole codificate tramite la tradizione, erano escluse in partenza dalla sua concezione scenica. Ad ogni modo lo spettacolo era sicuramente molto piacevole da guardare, fluido e dal ritmo teatrale scorrevole oltre che divertente in vari tocchi umoristici come quelli presenti nella scena finale dove apparivano anche dei sosia della Merkel, di Thomas Gottschalk e di Milva.  Ci ha fatto molto piacere assistere una volta tanto a una regia che si poteva capire anche senza il manuale di istruzioni. Pregevole anche la parte musicale, a partire dalla superba direzione orchestrale di Daniele Gatti che ha ottenuto splendidi colori orchestrali e autentiche squisitezze stilistiche dalla magnifica orchestra del Festival, tramite i quali ha impostato una lettura incantevole per la scorrevolezza del fraseggio, la stupenda realizzazione delle dinamiche strumentali e la perfezione tecnica dimostrata nei passi contrappuntistici più complicati come quella della baruffa che conclude il secondo atto, dove una volta tanto si percepivano nitidamente tutte le varie sezioni invece del magma sonoro di tante altre esecuzioni. Assolutamente affascinante era anche la resa del Preludio al terzo atto, oltre all’ atmosfera di magica sospensione temporale ottenuta da Gatti nell’ amalgamare le voci durante il Quintetto. Una splendida direzione, sicuramente tra le migliori mai ascoltate di questo capolavoro dell’ arte di Wagner del quale Gatti è riuscito a cogliere tutta la profondità espressiva. Eccellente è stata anche la prestazione del coro, guidato per la prima volta dal nuovo direttore Thomas Eitler-de Lindt  e ringiovanito dall’ entrata di molti nuovi elementi. Per quanto riguarda il cast vocale, le prove migliori della serata sono state quelle offerte dai due interpreti della coppia di amanti. La voce del tenore americano Michael Spyres, abituata al canto all’ italiana, era davvero ideale per la raffigurazione di un Walther von Stolzing dal carattere idealista e sognante, ulteriormente sottolineata dalle splendide mezzevoci esibite negli assoli e culminante in un’ appassionata e ispiratissima esecuzione del Preislied. Il giovane soprano svedese Christina Nilsson, una tra le voci wagneriane più promettenti della giovane generazione, che io avevo molto apprezzato come Elisabeth nel Tannhäuser lo scorso anno a Frankfurt, ha delineato una Eva dal carattere dolce e delicato ma anche volitivo nel cercare di ottenere a tutti i costi ottenere Walther come suo sposo, grazie a una voce fresca e luminosa, tecnicamente gestita in modo molto corretto, che le permette di esprimere sfumature di fraseggio molto eleganti e raffinate. Nell’altra coppia apparivano molto efficaci le caratterizzazioni del David vivace e spigliato del tenore svizzero Matthias Stier e della Magdalene molto pratica e materna, oltre che ricca di buon senso, delineata dal mezzosoprano Christa Mayer, una veterana dei Festival di Bayreuth. Tra le voci gravi, il Sachs di Georg Zeppenfeld, che debuttava nel ruolo, appariva abbastanza adeguato nella raffigurazione di un uomo che dalla vita ha attraversato esperienze di gioia e dolore attraverso le quali ha maturato la sua arte. La voce del cinquantacinquenne basso di Attendorn perde un po’ in qualità in una parte da basso-baritono che costringe il cantante a schiarire leggermente il timbro, ma il fraseggio è sempre quello dell’ interprete di grande classe e appariva molto accurato e attento alle sfumature della parola, soprattutto nei due grandi monologhi. Michael Nagy ha interpretato Beckmesser in uno stile decisamente tradizionale, quello di un pedante che si rende ridicolo per i suoi atteggiamenti. Di giusta imponenza e autorità era il Pogner del basso coreano Jongmin Park, la cui voce è apparsa omogenea e di adeguata risonanza anche se la pronuncia era a volte un po’ confusa. Perfetta anche la prestazione di tutto il gruppo dei maestri oltre a quella di Tobias Kehrer come Nachtwächter al secondo atto. Successo trionfale per tutti alla conclusione, per una recita assolutamente degna della grande tradizione di Bayreuth, soprattutto dal punto di vista musicale. Foto ©Enrico Nawrath