Bayreuther Festspiele 2025
“LOHENGRIN”
Opera romantica tre atti, musica e libretto di Richard Wagner
“LOHENGRIN”
Opera romantica tre atti, musica e libretto di Richard Wagner
Heinrich der Vogler MIKA KARES
Lohengrin PIOTR BECZAŁA
Elsa von Brabant ELZA VAN DEN HEEVER
Friedrich von Telramund OLAFUR SIGURDARSON
Ortrud MIINA-LIISA VÄRELÄ
Elsa von Brabant ELZA VAN DEN HEEVER
Friedrich von Telramund OLAFUR SIGURDARSON
Ortrud MIINA-LIISA VÄRELÄ
Der Heerrufer des Königs MICHAEL KUPFER-RADECKI
Orchestra e Coro dei Bayreuther Festspiele
Direttore Christian Thielemann
Maestro del Coro Eberhard Friedrich
Regia Yuval Sharon
Scene e costumi Neo Rauch, Rosa Loy
Luci Reinhard Traub
Direttore Christian Thielemann
Maestro del Coro Eberhard Friedrich
Regia Yuval Sharon
Scene e costumi Neo Rauch, Rosa Loy
Luci Reinhard Traub
Bayreuth, 6 agosto 2025
Da fervente appassionato wagneriano dello scrivente, il viaggio estivo a Bayreuth da anni una consuetudine. Dopo il nuovo allestimento dei Meistersinger, ecco la ripresa del Lohengrin che vedeva il ritorno di Christian Thielemann sul podio del Festspielhaus dopo tre anni di assenza. Il maestro berlinese, che in questo intervallo di tempo ha assunto l’incarico di Generalmusikdirektor della Staatsoper Unter den Linden come
successore di Daniel Barenboim, ha trascinato all’ entusiasmo il pubblico che gli ha tributato ovazioni degne di uno stadio calcistico al termine di un’ esecuzione orchestrale assolutamente favolosa, degna di occupare un posto di assoluto rilievo nella storia interpretativa del Lohengrin. A partire dagli squisiti e appena percettibili pianissimi delle battute iniziali in la maggiore del Preludio, che la favolosa acustica del Festspielhaus consentiva di apprezzare in tutta la loro bellezza, Thielemann delinea un magnifico affresco sonoro da saga romantica, con una squisita paletta di timbri orchestrali e una nobiltà assoluta nella realizzazione delle linee melodiche, in un continuo trascolorare di tinte strumentali
che la splendida orchestra del Festspiel ha realizzato con una stupenda precisione e un suono di una bellezza davvero irresistibile. L’apparizione del cigno e l’ entrata del protagonista, i grandiosi ensemble e l’atmosfera cupa, da incubo della scena iniziale del secondo atto seguita dalla struggente intensità conferita alla stupenda melodia in sol maggiore che chiude il duetto tra Elsa e Ortrud, la transizione orchestrale fra la seconda e la terza scena dello stesso atto e tutto il duetto iniziale del terzo, con il progressivo accumularsi della tensione drammatica realizzato in maniera splendida, erano probabilmente i massimi esiti di questa superba interpretazione insieme al tono epico delle scene di
massa a cui il coro del Festspiel ha dato un contributo determinante. Una direzione che ha ribadito una volta di più la statura interpretativa di Christian Thielemann come massimo direttore wagneriano della nostra epoca, degno senza alcun dubbio di essere paragonato ai grandi maestri del passato. Nel cast vocale, quasi completamente rinnovato rispetto alle recite degli anni precedenti, spiccava decisamente la splendida interpretazione di Piotr Beczala, che non è azzardato definire il miglior interprete della parte di Lohengrin apparso sulle scene dai tempi di Sandor Konya. Il timbro vocale luminoso, la pronuncia tedesca scolpita e raffinata, il fraseggio intenso e concentrato, il legato di altissima scuola proveniente dallo stile di canto all’ italiana hanno permesso al
tenore polacco di raffigurare un protagonista veramente nobile e araldico. La splendida mezzavoce in “Nun sei bedankt” e la magnifica progressione dinamica del racconto “In fernem Land”, attaccato con un tono di estasi sognante e poi perfettamente sviluppato fino alla conclusione, erano cose veramente da tenore di altri tempi. In un’ esecuzione dominata da due personalità di questo livello, la prova degli altri componenti del cast è stata complessivamente più che onorevole. Il quarantaseienne soprano sudafricano Elza van der Heever ha raffigurato Elsa come una donna amaramente disillusa, cantando in maniera complessivamente corretta anche se la voce tende a
diventare stridula nelle note alte che sono spesso forzate. Migliore mi è sembrata la Ortrud aggressiva e satanica del mezzosoprano finlandese Miina-Liisa Varela, per la grande sicurezza vocele e il fraseggio incisivo. Abbastanza insignificante, sia dal punto di vista vocale che interpretativo, era il Telramund del baritono Olafur Sigurdsson. Il basso finlandese Mika Kares, con la sua voce profonda e risonante, ha conferito la giusta autorevolezza al ruolo del re Heinrich. Il baritono Michael Kupfer-Radecki ha cantato gli appelli dell’ Araldo reale con una voce sufficientemente robusta. La regia di Yuval Sharon delineava in sostanza una Elsa vittima del mondo maschile e sempre inutilmente desiderosa di liberarsi da una società che la opprime. Dopo la seconda visione di questo spettacolo il racconto scenico non è sempre chiaro e definito, con diversi momenti poco risolti. Ad ogni modo, si trattava di uno spettacolo che nel suo insieme si lasciava guardare senza situazioni disturbanti e a tratti regalava anche momenti visivi abbastanza piacevoli. In sostanza, niente che potesse sminuire il piacere provato all’ascolto di una parte musicale di livello molto elevato, assolutamente esemplare per quanto riguarda la direzione e il protagonista. Alla fine grandi applausi del pubblico a tutti i protagonisti, con un autentico trionfo per Thielemann e Beczala. Foto ©Enrico Nawrath
Da fervente appassionato wagneriano dello scrivente, il viaggio estivo a Bayreuth da anni una consuetudine. Dopo il nuovo allestimento dei Meistersinger, ecco la ripresa del Lohengrin che vedeva il ritorno di Christian Thielemann sul podio del Festspielhaus dopo tre anni di assenza. Il maestro berlinese, che in questo intervallo di tempo ha assunto l’incarico di Generalmusikdirektor della Staatsoper Unter den Linden come