Pesaro, Teatro Rossini, Rossini Opera Festival 2025, XLVI Edizione
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro “Ventidio Basso” di Ascoli Piceno
Direttore Donato Renzetti
Maestro del Coro Pasquale Veleno
Soprano Vasilisa Berzhanskaya
Mezzosoprano Caterina Piva
Tenore Dmitry Korchak
Baritono Misha Kiria
Basso Marko Mimica
Antonio Buzzolla, Antonio Bazzini, Carlo Pedrotti, Antonio Cagnoni, Federico Ricci, Alessandro Nini, Raimondo Boucheron, Carlo Coccia, Gaetano Gaspari, Pietro Platania, Lauro Rossi, Teodulo Mabellini, Giuseppe Verdi: “Messa per Rossini” per soli, coro e orchestra.
Pesaro, 22 agosto 2025
«L’Istoria musicale dovrà necessariamente un giorno registrare “che nella tal epoca, alla morte di un Uomo celebre, tutta l’Arte italiana si riunì per eseguire in San Petronio di Bologna una Messa da morto composta espressamente da molti Maestri, il di cui originale si conserva sotto sigillo nel Liceo di Bologna”. Diventa questo un fatto storico e non una ciarlatanata musicale». Così, da par suo, Giuseppe Verdi in una lettera ad Angelo Mariani il 19 agosto 1869, quando ormai si approssimava l’anniversario di un anno dalla morte di Gioachino Rossini (17 novembre 1868), ossia la data in cui eseguire la Messa per soli, coro e orchestra di cui lo stesso Verdi era stato ideatore ed entusiasta promotore. È risaputo che l’impresa naufragò clamorosamente (come se si trattasse di una ciarlatanata, disse presago il furente Verdi) e che i brani inviati dai tredici compositori coinvolti non furono eseguiti se non nel 1988 in edizione moderna e poi, comunque, in ben poche occasioni.
Che dopo quarantacinque edizioni del Rossini Opera Festival si sia deciso di programmare questa Messa come concerto finale di una stagione è un’altra caratteristica di originalità di quest’anno. E che la concertazione e direzione della partitura sia stata affidata a Donato Renzetti, uno dei direttori più rappresentativi della scuola italiana (e del ROF, dove debuttò nel 1981), è altro segno dell’importanza dell’evento. Peccato che il sovrintendente del festival, Ernesto Palacio, debba annunciare che il tenore Dmitry Korchak, indisposto per una tracheite, non potrà cantare il numero di cui è protagonista (l’Ingemisco di Alessandro Nini, che sarà omesso), ma parteciperà comunque agli altri.
Tra i solisti brilla il soprano Vasilisa Berzhanskaya, una presenza costante (e sempre affidabile) a Pesaro dal 2021: è ovvio che, più che nel Sanctus di Pietro Platania, tutto l’uditorio l’attenda nel Libera me, Domine finale, scritto da Verdi e poi rielaborato nel 1874 per la Messa di Requiem (tutta sua) in memoria di Alessandro Manzoni. Capace di mezze voci e filature magistrali, il soprano non rinuncia però a certa emissione drammatica, chiudendo l’esecuzione con il sigillo del Verdi più ispirato. Anche Misha Kiria è protagonista di un numero per baritono e coro, il Tuba mirum di Carlo Pedrotti, che modula con un’emissione potente e solida. Completano il quintetto vocale il mezzosoprano Caterina Piva, debuttante al ROF, e Marko Mimica, interprete solista del Confutatis, maledictis di Raimondo Boucheron, uno dei brani più originali della composita partitura.
In effetti, la disomogeneità di stili e di strumentazione costituisce il problema più grave della Messa per Rossini, non a caso un unicum monumentale mai entrato nel repertorio sacro-sinfonico. Renzetti sceglie la via più opportuna per comunicare i vari numeri, ossia evidenziare la solennità ritmica e sonora dei brani meno qualificativi, come i primi quattro, di Buzzolla, Bazzini, Pedrotti e Cagnoni, con il timpano e le trombe in primo piano, per poi esaltare le soluzioni alternative di altre piccole gemme della partitura. La lezione del Rossini sacro, di quel particolarissimo linguaggio musicale che nacque per informare lo Stabat Mater, ma soprattutto l’inarrivabile Petite Messe Solennelle, sembra essere stata obliterata a chi ascolti questo florilegio in sua memoria. Eppure – eccettuato il numero verdiano (che è mondo a sé rispetto a tutti gli altri dodici) – qualche timido tentativo di elevarsi sopra gli schematismi si apprezza: per esempio, nel Recordare Jesu pie di Federico Ricci, per quattro voci e orchestra, e ancor più nel Lux aeterna di Teodulo Mabellini, per tenore, baritono, basso e orchestra, con una preziosa introduzione strumentale che davvero rende omaggio a Rossini. Alla fine si comprende bene che gli applausi, intensi e prolungati, sono sia per gli esecutori sia per la memoria del nume tutelare locale; in subordine per Verdi e da ultimo per gli altri dodici apostoli della musica italiana della seconda metà dell’Ottocento. Un collettivo non spregevole, in ogni caso, giacché si tratta di contemporanei di Rossini e di Verdi, a cui una rassegna come il ROF, in cerca di identità presenti e future, dovrebbe guardare come patrimonio musicale e culturale tutto da riscoprire e valorizzare. Foto © Amati Bacciardi
Pesaro, Rossini Opera Festival 2025: “Messa per Rossini”