Pioraco, Museo della Carta e della Filigrana
MOLECOLE MONDO SPAZIO
Curata da Camilla Boemio
Pioraco, 08 agosto 2025
Non è semplice trovare il punto d’incontro tra la bellezza minuziosa della carta filigranata, custodita da secoli nelle stanze silenziose del Museo di Pioraco, e il linguaggio visivo vibrante, dinamico, quasi psicoattivo di Carlo Gasperoni. Eppure, nella mostra Molecole Mondo Spazio nel suggestivo Polo Museale del borgo marchigiano, questo dialogo non solo avviene: si compie con equilibrio e senso della misura, come se fosse l’evoluzione naturale di un lungo processo di sedimentazione.
Curata da Camilla Boemio, la personale si inserisce in un luogo che, per vocazione, parla di materia e di luce: la carta, nelle sue declinazioni più fini, è un supporto che trattiene la storia e ne lascia filtrare i segni. Gasperoni, con il suo universo pittorico fatto di campiture liquide, trame tessili e retroilluminazioni calibrate, non fa altro che proseguire questo discorso, trasformando la superficie in una membrana sensibile, attraversata da stimoli biologici, molecolari, cosmologici. Fin dalle prime opere esposte, si percepisce con chiarezza che la mostra non ha nulla di decorativo o autoreferenziale. Ogni tela, ogni elemento retroilluminato, ogni frammento di tessuto è parte di una composizione che sembra rispondere a leggi proprie, come se le immagini fossero nate da processi naturali più che da scelte artistiche. E tuttavia, dietro questa apparente spontaneità, si nasconde un controllo rigoroso del ritmo, del peso visivo, della tensione cromatica. Non c’è un percorso imposto: si entra nello spazio come in un ecosistema già attivo, dove ogni opera genera reazioni, si rifrange sulle pareti, assorbe e restituisce luce. Le grandi tele si impongono per intensità e presenza, ma non sovrastano mai l’ambiente; le opere più intime, invece, si fanno quasi sussurro, invitando lo spettatore a un’osservazione lenta, concentrata.
Gasperoni ha scelto di lavorare con tecniche miste, combinando pittura acrilica, interventi digitali, tessuti trattati. Le superfici risultano così complesse, stratificate, spesso scolpite dalla luce stessa. In alcune composizioni la retroilluminazione crea l’effetto di un respiro interno, come se l’opera fosse viva, in attesa. In altre, la materia pittorica si fa densa, geologica, evocando paesaggi primordiali, masse in espansione, strutture molecolari sul punto di trasformarsi. Ma al di là dell’apparato tecnico, è la qualità dello sguardo a guidare la mostra. Gasperoni non descrive, non narra, non afferma. Piuttosto, interroga. Le sue immagini sembrano porre domande aperte: cos’è un paesaggio se lo si osserva da dentro una cellula? Come cambia la percezione del mondo se la si attraversa con lo sguardo della materia? In che modo l’arte può restituire visibilità a ciò che resta normalmente invisibile? La curatela di Boemio lavora in sintonia con questa postura interrogativa. Niente didascalie ridondanti, niente dispositivi interpretativi invasivi.
L’allestimento lascia che siano le opere a dettare i tempi del dialogo. L’unico filo conduttore è quello di una coerenza formale che, di sala in sala, si declina in modalità differenti, senza mai perdere compattezza. Tra i lavori più riusciti, spiccano quelli realizzati in tessuto trattato, piegato, inciso dalla luce. Sono opere che sfidano la bidimensionalità della pittura, pur rimanendo quadri. Non si aprono al tridimensionale per effetto installativo, ma per condensazione di senso. La luce, qui, non è un semplice effetto: è parte della grammatica dell’opera, ne modella la percezione, ne determina la soglia emotiva. Ed è proprio su questa soglia che si gioca il rapporto con lo spettatore. Nessuna provocazione, nessun distacco ironico o citazionismo sterile: Gasperoni invita piuttosto a una attenzione attiva, a un ascolto visivo che somiglia alla meditazione. Le sue composizioni parlano di fenomeni naturali, di dinamiche celesti, ma anche di ricordi sensoriali, di sedimentazioni interiori.
I colori saturi, i verdi umidi, gli aranci tropicali, i viola profondi evocano paesaggi lontani, forse brasiliani, forse solo immaginati, comunque sempre filtrati da una distanza poetica che li rende universali. Non è un caso che le opere ricordino, per affinità morfologica, strutture vegetali, formazioni geologiche, schemi molecolari. Ma non c’è mai imitazione della natura: c’è invece trasfigurazione. L’artista non rappresenta, ma costruisce ambienti visivi in cui la natura viene assorbita, reinterpretata, proiettata in una dimensione mentale. Tutto rimane sospeso, come in un limbo biologico dove la forma è sempre sul punto di nascere, o di dissolversi. Con Molecole Mondo Spazio, Carlo Gasperoni conferma la maturità di un linguaggio che si muove con consapevolezza tra le arti visive e la ricerca scientifica, tra estetica e osservazione fenomenologica. Il luogo della mostra – così profondamente radicato nella storia della materia – rende ancora più evidente questa tensione. L’arte, qui, non è ornamento ma strumento di conoscenza. In un tempo che spesso confonde il concetto di “contemporaneo” con quello di “effimero”, Gasperoni propone invece un tempo lento, fatto di stratificazioni, di continuità percettive, di esplorazioni interiori. Ed è forse questa la qualità più preziosa della sua ricerca: la capacità di costruire visioni che non inseguono l’attualità, ma la superano, per restituirci uno spazio mentale in cui pensare, vedere, e – semplicemente – sostare. Photocredit Alice Man
Pioraco, Museo della Carta e della Filigrana: “Carlo Gasperoni: Molecole Mondo Spazio”