Tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani. Marina Rebeka (Norma), Karine Deshayes (Adalgisa), Luciano Ganci (Pollione), Marko Mimica (Oroveso), Gustavo De Gennaro (Flavio), Anta Jankovska (Clotilde). Orchestra e Coro del Teatro Real di Madrid, Andrés Maspero (Maestro del Coro), John Fiore (Direttore). 3 CD Prima Classics
“Norma” vanta una discografia da far tremare i polsi e una nuova registrazione è sempre un azzardo. La presente edizione – per la casa discografica Prima Classic – aveva un elemento d’interesse nel presentare per la prima volta la nuova versione critica dell’opera a cura di Roger Parker. Vero che questa non presenta variazioni così significative ma riapre alcuni tagli entrati in uso – in particolar modo propone una versione più ampia e articolata del finale I e una diversa introduzione al II atto – e riporta le tessiture al diapason originale.
Purtroppo gli interessanti spunti critici si scontrano con un’esecuzione non all’altezza del progetto. John Fiore alla guida dei complessi del Teatro Real di Madrid non ha forse l’esperienza e il rigore stilistico per portare a capo l’operazione. Sa far suonare l’orchestra e nei momenti più lirici non manca di belle intenzioni ma nelle parti più marziali – i cori druidici su tutte – risulta metronomico e privo di fantasia rischiando di scadere in effetti bandistici. E’ un vero peccato perché il ritorno all’intonazione originale da una brillantezza ammirevole anche a queste pagine. Ovviamente l’opera è eseguita nella sua assoluta integrità e con variazioni stilisticamente appropriate nei da capo.
Sul piano vocale prevale la parte femminile, pur anch’essa non esente da pecche. Marina Rebeka, cui la Scala ha affidato l’incarico di riportare la sacerdotessa druidica sul palcoscenico milanese, è nel complesso una protagonista più che valida. La voce è molto bella per timbro e colore e l’emissione morbida e flautata. Quanto la linea sale la voce ha una pienezza e una lucentezza in vero ammirevoli. Nel settore grave tende a scurire un po’ troppo la voce senza che vi sia bisogno al riguardo. Sul piano interpretativo è forse più a suo agio nei momenti più lirici e intensi – davvero toccate l’inizio del II atto – mentre forse latita un po’ l’autorevolezza sacerdotale. In lei la donna – le scene con Pollione non mancano d’intensità al riguardo – tende a prevalere sulla sacerdotessa.
Karine Deshayes è una delle interpreti di riferimento di Adalgisa dell’ultimo decennio e pochissime hanno tanto frequentato il ruolo. La parte la conosce alla perfezione e le qualità della cantante sono indiscutibili. Resta però un mezzosoprano – per quanto di timbro chiaro e luminoso – e per quanto opti per tutte le varianti più acute non si crea quel contrasto tra le due voci che si vorrebbe. L’esecuzione critica farebbe desiderare per Aldalgisa una voce più chiara e giovanile ben contrastante con la maggior maturità di Norma – come doveva essere la Grisi nei confronti della Pasta. Qui non troviamo nulla di simile e nei duetti le due voci tendono fin troppo a confondersi.
Luciano Ganci è un tenore lirico-spinto di belle qualità ma non la scelta ideale per Pollione. La voce è piacevole, solida e non priva di presenza, la linea musicale buona anche se in acuto qualche limite di controllo. Si nota una cura complessiva sia sul piano interpretativo che vocale – ad esempio nelle variazioni – ma non è la voce di Pollione. Soprattutto all’interno di un prodotto di questo tipo si sarebbe voluta ascoltare una voce capace di rendere le caratteristiche baritenorili di Donzelli unita ad un aplomb stilistico da autentico belcantista (quasi inevitabilmente si pensa a Spyres) mentre qui abbiamo una voce lirico-spinto che cerca di essere epicheggiante dando al tutto un gusto un po’ datato senza però avere la voce degli interpreti storici.
Marko Mimica è un Oroveso corretto ma lontano dall’essere un fuoriclasse. Preciso, pulito ma la voce ma ha la qualità cui altri interpreti ci hanno abituato e anche l’accento e la personalità non riescono a dare al personaggio il giusto rilievo. Corretti il Flavio di Gustavo De Gennaro e la Clotilde di Anta Jankovska.
Vincenzo Bellini (1801 – 1835): “Norma” (1831)