Sorengo (Ticino – CH), Al Chiosetto, XXIX Festival Ticino Musica
“IL CAMPANELLO”
Opera buffa in un atto su libretto e musica di Gaetano Donizetti
Serafina JOHANNA NÉMETH-NAGY
Don Annibale ALFONSO MICHELE CIULLA
Enrico LEONARDO CREMONA
Mamma Rosa MASSIMILIANO ZAMPETTI
Spiridone GIULIA BONUCCELLI
Ensemble Musicale e Coro Ticino Musica
Direttore Matteo Castelli
Regia e Testi Daniele Piscopo
Scene Matilde Folli
Costumi Giulia Bonuccelli
Luci Erez Abramovich
Nuova produzione Festival Ticino Musica
Sorengo, 27 luglio 2025
Anche quest’anno si rinnova l’Opera Studio Internazionale “Silvio Varviso” del Festival Ticino Musica, corposa serie di incontri musicali che anima ogni anno di più il cantone svizzero di lingua italiana. L’Opera Studio è senz’altro il fiore all’occhiello della manifestazione, che ogni anno viene riproposta in luoghi più classici, come in altri più
insoliti: la intercettiamo quest’anno al Chiosetto di Sorengo, una location all’aperto, suggestiva e raccolta allo stesso tempo. Il titolo portato in scena è un atto unico buffo di Donizetti “Il campanello”, che ha avuto una certa fortuna nei decenni: la scelta della versione è, tuttavia, singolare, giacché si è preferito tornare alla versione farsesca coi dialoghi ad alternarsi ai numeri musicali, al posto di ricorrere a quella interamente cantata. I testi dei dialoghi, curati dal regista Daniele Piscopo, sono divertenti e rutilanti, rifacendosi al dialetto napoletano che contraddistingueva anche quelli originali, e vede soprattutto negli attori Massimiliano Zampetti (Mamma Rosa) e Giulia Bonuccelli (Spiridone) degli interpreti efficaci – senza comunque nulla togliere al resto del cast, scenicamente molto coinvolto. A supporto degli attori c’è anche il coro, che, per quanto di esigue dimensioni (soli sei interpreti), riempie la scena con le sue danze, i mimi, le intenzioni di movimento che imprimono chiaramente e costantemente, sia
quando cantano che quando si limitano a recitare silenziosamente. Se i costumi (a cura della stessa Bonuccelli) aderiscono in pieno all’idea di “napoletanità” voluta dal regista (e allora ecco con un coro di Pulcinelle, un Don Annibale adornato di limoni di Sorrento e una Serafina che pare la Madonna di Pompei), forse unica nota un poco stonata sono le scene, molto minimali e moderne, con l’uso – onestamente di difficile comprensibilità – di bottiglie di plastica di riciclo come filo conduttore delle varie parti che compongono la scena. La regia di Piscopo è sempre estremamente orientata all’azione, e questa tendenza ben si accorda alla natura buffa dell’opera: non v’è un attimo di tregua per chi è in scena, né per lo spettatore, trascinato fra un siparietto comico talora cantato, talora recitato, in
un turbinio di cambi, travestimenti, oggetti, mossettine, eccetera. Certo, c’è anche la musica, e i tre interpreti cantanti di questa sera (che si alternano agli altri selezionati dall’Opera Studio Julianna Collevecchio, Ranyi Jiang e Vittorio Del Monte) se la cavano piuttosto bene: Johanna Németh-Nagy è un po’ “sprecata” in un ruolo “soubrette” come Serafina, giacché è evidente che la voce mostri un corpo e una ricchezza di chiara predisposizione da soprano lirico; Alfonso Michele Ciulla (Don Annibale) è baritono che unisce a una verve buffa una omogena emissione e una linea di canto sempre elegante; il giovane Leonardo Cremona, che si spende nel non semplice ruolo di Enrico, ha, invece, forse deve ancora perfezionare il controllo del fiato e la proiezione del suono: il colore vocale interessante, ma onestamente non sapremmo dire se nel contesto di una sala teatrale potrebbe ottenere gli stessi comunque buoni risultati che consegue in uno spazio
raccolto (per quanto all’aperto) come il Chiosetto di Sorengo. L’Ensemble Ticino Musica pare un po’ soffrire la posizione dietro la scena – giacché lo spazio scenico è previsto a 180°, circondata dal pubblico su tre lati – ma proprio per questo ne apprezziamo la coesione interna; la direzione del Maestro Matteo Castelli, invece, ha un che di confuso, impegnato su due fronti, talvolta non riesce a tenere le redini di entrambi – probabilmente gli sarebbe più congeniale un’impostazione più classica. Infine il coro, che avremmo preferito più sonoro, proprio perché composto da soli sei elementi. Insomma, la serata si è rivelata divertente e godibile, grazie a una regia brillante e a degli interpreti di livello, ma non siamo del tutto certi che per delle formazioni musicali giovani ed esigue questo tipo di impostazione possa risultare il migliore. Attendiamo con curiosità già da ora quello che ci aspetterà l’anno prossimo, per il trentennale del Festival. Foto Sidorela Cuedari ©️ticinomusica
XXIX Festival Ticino Musica: “Il campanello”