Cortona, Centro Convegni S. Agostino: “Cantare il Medioevo. La lauda a Cortona tra devozione e identità civica: itinerari e approfondimenti”

La conferenza Cantare il Medioevo. La lauda a Cortona tra devozione e identità civica: itinerari e approfondimenti tenuta da Francesco Zimei e Giulia Spina del 3 settembre scorso, presso il Centro Convegni S. Agostino a Cortona, ha costituito un interessante approfondimento della mostra Cantare il Medioevo. È stata un’occasione per avvicinarsi alla spiritualità e alla devozione medievale attraverso il genere della lauda, il valore delle fonti e dell’iconografia. Naturalmente non potevano mancare puntualizzazioni e approfondimenti intorno al Laudario di Cortona (cod. 91) e al Cantico delle Creature, di cui quest’anno ricorre l’VIII Centenario.
La mostra, curata da Zimei, ha visto la promozione e collaborazione di diverse istituzioni: Accademia Etrusca, Comune di Cortona, Centro studi Frate Elia da Cortona, Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e il sostegno del progetto europeo ERC Advanced ‘Laudae’.
Zimei, guida autorevole, ha accompagnato i visitatori in un’autentica immersione nello spirito di un Medioevo che in una città come Cortona fa percepire in itinere il proprio respiro. La mostra – ben documentata e illustrata mediante pannelli – include capolavori come la Croce dipinta del XIII secolo, proveniente dalla chiesa di San Francesco e la tavola delle Storie di Santa Margherita, custodita al Museo Diocesano di Cortona. I quattro codici – custoditi rispettivamente a Cortona (Biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca, segnature: 91 e 462), Arezzo (Biblioteca Città di Arezzo, ms.180) e Milano (Biblioteca Trivulziana, ms. 535) – rappresentano il fulcro dell’esposizione. Sostando vicino al cod. 91, constatando il tipo di scrittura su pergamena e la presenza del testo unitamente alla musica (solo nelle prime 47 cc.), oltre a ribadire che «È l’unico laudario del XIII secolo con notazione musicale che è sopravvissuto nel tempo, il più antico in assoluto» (Gozzi) – si ha modo di constatarne l’essenzialità e la povertà, destinato alla compagnia di laudesi a Cortona chiamata «Fraternitas beate et semper virginis Marie et beati Francisci» (Zimei), fino ad immaginare il reiterato invito a cantare: «Venite a laudare per amore e cantare l’amorosa e vergene Maria» (c.1r). Il codice, come ricorda Gozzi, pur presentando diversi problemi relativi alla notazione musicale, continua a destare l’attenzione della musicologia e degli interpreti. Inoltre, considerando che detiene ancora il primato di poesia in volgare messa in musica, si immagina il Laudario, anche metaforicamente, una fonte di luce che si rinnova. Come accade al sole che sorge ogni giorno dopo l’oscurità, così la stessa luce che scaturisce dalla religiosità popolare – pur sfrangiata dai riflettori della modernità – continua ad invitare a ‘cantare’ e, in una concezione più profonda e devozionale, benché nec videre potest (S. Paolo, I Tim. 6, 16), non si può non distogliere lo sguardo dalla luce di Dio. A latere della mostra il Convegno Internazionale di Studi Le origini della lauda/le laude delle origini. Alle radici del canto spirituale in volgare italiano (4-6 settembre) promosso dall’Università di Trento in collaborazione con l’Accademia Etrusca e finanziato da un progetto europeo, oltre al concerto dell’Ensemble Micrologus alla chiesa di San Francesco (5 settembre) Giullari di Dio. Alle origini della lauda italiana nell’ottavo centenario del Cantico di frate Sole. Non per ultimo il volume Cantare il Medioevo. La lauda a Cortona tra devozione e identità civica a cura di Francesco Zimei e Simone Allegria che, oltre ad esprimere l’humus della mostra, mette al centro la lauda nei suoi diversi aspetti in cui, sia la vita religiosa che civile di Cortona, pur accomunate dall’umana caducità, ambiscono a nutrirsi del soffio divino.
Il volume, corredato da immagini, è un lavoro redatto da studiosi che desiderano far percepire un Medioevo nel modo filologico e, come si evince dai saggi, sono affrontate tematiche significative:
Francesco Zimei: Cosa dobbiamo alla lauda. Il caso – simbolo di Cortona
Lorenzo Tanzini:  Le origini del comune di Cortona
Marco Gozzi: Il più antico laudario con notazione musicale
Patrizia Rocchini: La scoperta del Laudario cortonese
Matteo Leonardi: Tra Cortona e Assisi: il Laudario cortonese e lo spirito di Francesco
Lucia Marchi: Cantare le laude anche senza la musica. Uno sguardo sui diversi assetti dei laudari cortonesi
Andrea Barlucchi: Il territorio e l’economia cortonese fra Due e Trecento
Franco Franceschi: Aspetti della società cortonese nello statuto del 1325
Pierluigi Licciardello: La religiosità delle confraternite cortonesi secondo gli statuti due-trecenteschi
Daniel Bornstein: La diocesi di Cortona nel suo primo secolo di vita
Simone Allegria: Le lettere di indulgenza per il canto delle laude di Ranieri Ubertini, primo vescovo di Cortona (1325-1348)
Claudio Ubaldo Cortoni:«Ergo poenitentia est charitas». Confraternite laicali e pratiche penitenziali
Il ricco apparato iconografico è costituito da foto della città e dell’eremo Le Celle ove Francesco si ritirò in preghiera, o particolari come la facciata della chiesa di San Francesco e della Cattedrale di Santa Maria Assunta, la Fortezza del Grifalco, Porta Montanina, la bottega medievale cortonese detta “bancone” in pietra o il Palazzo Comunale (XII secolo) ed ancora il caratteristico Vicolo Iannelli con le sue strutture abitative del XIV secolo. Inoltre la ricchezza delle imagines include affreschi come la Processione di Bianchi che flagellandosi intonano una lauda, documenti, carte tratte dai Laudari, et alia. Quasi a far percepire la sensazione di ‘abitare’ biblioteche, archivi e musei è riservata una parte a unità codicologiche relative ai laudari, opere descritte nella conferenza, un’ampia bibliografia, arrivando alla fine della pubblicazione di fronte all’effigie del Cristo crocifisso (Croce dipinta) in cui, per tutta una serie di elementi iconografici, oltre a richiamare la Passio Christi, indica l’unione perfetta tra divinità e umanità. Si consiglia la visita della mostra, aperta fino al 5 ottobre, congiuntamente alla lettura del volume. Il successo dell’ambizioso progetto se da un lato rende meno buio il Medioevo, allo stesso modo esprime una città che racconta molto anche in termini di bellezza. Cortona, già risalendo al celebre lampadario etrusco, continua a nutrirsi di quella ‘luce’ antica che, percepita ancora oggi tra i suoi vicoli al calar di “fratello sole”, diventa autentica poesia cantata.