Dramme lyrique in tre atti su libretto di Lucien Augé de Lassus. Jennifer Holloway (Nunciata), Gaëlle Arquez (Vanina), Hélène Carpentier (Margarita), Julien Henric (Tébaldo), Michael Arivony (Raphaël), Matthieu Lécroart (Bursica), Yui Yoshino (Une Femme). The Philharmonic Chorus of Tokyo, Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, Kazuki Yamada (direttore). Registrazione: Montecarlo, Auditorium Ranieri III 1-6 ottobre 2024. 2 CD Palazzetto Bru Zane
“L’Ancêtre” composta da Camille Saint-Saëns nel 1905 – andata in scena a Montecarlo l’anno successivo – rientra in quel genere naturalistico divenuto di moda dopo “Carmen” e ha molti punti di contatto con “La navarrese” di Massenet. Come per quest’ultimo il naturalismo quasi verista di queste vicende – nel caso in questione un cupo dramma di vendette nella Corsica napoleonica – rappresenta un passaggio quasi sperimentale e non riesce a toccare le corde più profonde del compositore. Ne esce un’opera ibrida sospesa tra passato e presento, tra ricordi di Berlioz e suggestioni di Debussy e in cui il carattere brutalmente locale scivola in un bozzettismo venato di lirismo.
Saint-Saëns è – come sempre – sublime orchestratore e proprio la scrittura orchestrale rappresenta l’elemento più compiuto della partitura. Anche a causa della brevità dell’opera – circa un’ora e quaranta per tre atti – i caratteri dei personaggi sono poco più che sbozzati anche se la contrapposizione tra le tre parti femminili e nel complesso centrata.
La presente registrazione nasce nella stessa Montecarlo che aveva dato i natali all’opera. L’ Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo – che per la fondazione Bru Zane ha già registrato “Dejanire” – non è forse una compagine di primissimo livello ma ha con questo tipo di musica un’invidiabile intesa e suona con precisione e professionalità. Forse una maggior forza vitale sarebbe stata possibile con altro direttore, Kazuki Yamada non dirige male. É preciso, corretto, attento a tutti i dettagli ma la personalità è limitata e non brilla di fantasia. Una prova di alta routine ma qualche cosa manca. Il Philharmonic Chorus of Tokyo si fa apprezzare per la precisione della dizione francese e la sua prestazione risulta nel complesso pienamente funzionale.
Valida la compagnia di canto, La matriarca Nunciata, che con il suo odio implacabile trascinerà la vicenda verso l’inevitabile tragedia, è affrontata con temperamento al calor bianco da Jennifer Holloway. Americana di nascita ma frequentatrice abituale dei palcoscenici francesi ha la chiarezza di dizione e la forza d’accento richiesti dalla parte. La croce è robusta, ampia e particolarmente sonora e solo sugli estremi acuti mostra qualche durezza. La parte però concede qualcosa al riguardo e il temperamento compensa.
Le due giovani sono affidate a Gaëlle Arquez (Vanina) e Hélène Carpentier. La prima è un mezzosoprano dalla voce morbida e carezzevole e dalla linea di canto elegantemente rifinita. La parte è caratterizzata da un canto dolente e patetico cui l’Arquez da il giusto rilevo. Margarita ha invece il timbro luminoso e il canto spumeggiante della Carpentier sicura nel passaggi d’agilità e di bell’abbandono lirico nel duetto con Tébaldo, una delle pagine musicalmente più riuscite dell’opera.
Nei panni di quest’ultimo troviamo Julien Henric, tenore lirico pieno dalla voce bella e squillante. Il personaggio vive una sorta di doppia natura tra l’amoroso e l’eroico non sempre perfettamente fusa. Henric esalta soprattutto la prima con un canto morbido ed elegantissimo. Michael Arivony è un segno della dimensione ormai autenticamente globale dell’opera lirica. Il baritono malgascio non è però solo una curiosità. La parte del monaco Raphaël è tra le principali dell’opera – la scrittura ricorda quella del Grand Pretre de Dagon in “Samson et Dalila” rivista in chiave più lirica – e viene affrontata non solo con una voce davvero bella ma con una linea di canto raffinata ed elegante, nella più pura tradizione del baritono nobile francese. Matthieu Lécroart presta una voce solida e un accento autorevole al porcaro Bursica. Come sempre ricchissimo il libretto di accompagnamento – in inglese e francese – e molto buona la qualità di registrazione.
Camille Saint-Saëns (1835 – 1921): “L’Ancêtre” (1906)