Roma, Parco Archeologico di Ostia Antica
Museo Ostiense
“EMOZIONI PARALLELE”
Roma, 15 settembre 2025
Entrare nel Museo Ostiense significa già varcare una soglia sospesa: non è soltanto l’accesso a un contenitore di reperti, ma a un luogo che restituisce, attraverso frammenti, la vita quotidiana di un’intera comunità. È in questo contesto che prende forma Emozioni Parallele, la mostra che intreccia le testimonianze dell’Ostia antica con le opere contemporanee di Pierluigi Casagrande. Non un confronto forzato, né un esperimento effimero, ma un invito a sostare tra due mondi, lasciando che siano le emozioni a fare da filo conduttore.
Casagrande lavora con un materiale che non appartiene alla tradizione dell’arte: tubi di cartone industriali, corpi anonimi destinati al consumo, alla funzione, allo scarto. Eppure, proprio in questa scelta minima si compie un atto di rivelazione. La materia più povera diventa superficie di pittura, luogo di scrittura visiva, spazio che accoglie la tensione del gesto creativo. È un ribaltamento che non chiede stupore ma attenzione: ricordarci che l’arte può germogliare in ogni piega del quotidiano, che la bellezza non risiede nel pregio dei materiali ma nello sguardo che li trasforma. All’interno del museo, queste opere non cercano protagonismo. Non si impongono, non gridano, ma abitano lo spazio con discrezione. Accanto alle statue, ai rilievi, alle pitture che narrano il porto cosmopolita di Roma, si dispongono senza arroganza, creando una trama silenziosa di rimandi. È come se ogni elemento, antico o contemporaneo, attendesse l’altro per completarsi. Non c’è gerarchia, solo dialogo. Non c’è scontro, solo una vicinanza che genera risonanze inattese. Il visitatore è chiamato a muoversi in questa trama senza la protezione di percorsi obbligati. Non conta conoscere il nome dell’autore, né il secolo in cui un’opera è nata. Conta il passo che si compie davanti a ciascun oggetto, il tempo che si decide di dedicargli, l’attenzione che gli si concede.
Una statua funeraria di duemila anni fa e una pittura recente su cartone diventano allora due volti di una stessa esperienza: entrambi chiedono di essere guardati senza pregiudizi, entrambi offrono un frammento di verità che non si lascia tradurre in concetti ma si manifesta come emozione. È questo il punto in cui la mostra si fa davvero necessaria. Perché ricorda che l’arte non appartiene alle cronologie, ma all’umanità che la produce e la osserva. Le emozioni non hanno epoca, sono la parte più resistente e universale di noi. Non importa se la materia è marmo imperiale o cartone industriale: ciò che resta, ciò che vibra, è la capacità di suscitare risonanza interiore. Il Museo Ostiense, nel suo riallestimento del 2024, ha già restituito con forza questa idea di pluralità: Ostia come crocevia di culture, città portuale dove convivevano religioni, lingue, forme dell’abitare diverse. In questo paesaggio stratificato, il contemporaneo non appare un’intrusione ma un prolungamento naturale. Le opere di Casagrande proseguono la vocazione di un luogo che da sempre accoglie, unisce, mette in relazione. La mostra diventa così un’esperienza civile, oltre che estetica. Non soltanto perché invita a guardare l’antico con occhi nuovi, ma perché insegna a vivere il museo non come sacrario, ma come spazio di libertà. Libertà di interpretare, di emozionarsi, di creare connessioni personali. In questo senso, Emozioni Parallele non è solo esposizione di opere, ma esercizio di sensibilità. Ci ricorda che il valore dell’arte non si misura con categorie rigide, ma con la capacità di toccare chi la incontra. E allora il messaggio diventa chiaro: ciò che davvero unisce passato e presente non è la materia, non è lo stile, ma la fragilità di un’emozione condivisa. Guardare un reperto archeologico o una tela contemporanea è un gesto che ci restituisce a noi stessi, ci ricorda che siamo parte di un flusso più grande, di un tempo che non smette di intrecciarsi. In fondo, questa mostra insegna a rallentare. A non cercare risposte immediate, a non ridurre le opere a illustrazione di concetti. Ci invita a restare, ad ascoltare, ad accettare che ciò che vediamo non sia sempre traducibile in parole. È in questo silenzio che l’arte mostra la sua forza: non come conoscenza acquisita, ma come esperienza vissuta. Chi esce da Emozioni Parallele non porta con sé un elenco di dati, ma la sensazione di aver attraversato un paesaggio emotivo. Un paesaggio fatto di materiali umili e di marmi solenni, di volti scolpiti e superfici dipinte, di storie lontane e visioni contemporanee. Tutto scorre insieme, parallelo, senza fondersi ma senza smettere di parlarsi. E forse è proprio questa la lezione più semplice e più profonda: che l’arte, in ogni sua forma, non è mai lontana. È qui, nel nostro sguardo, nella nostra disponibilità a sentire. È un ponte fragile ma resistente, capace di unire tempi e persone, capace di trasformare persino il cartone in memoria, persino il marmo in emozione presente.
Roma, Museo Ostiense: “Emozioni Parallele”