Roma, Vaccheria: “From Pop to Eternity”

Roma, Vaccheria – Casa della Pop Art
“FROM POP TO ETERNITY”

A cura di Gianfranco Rosini
Promosso dal Municipio IX Roma EUR con il supporto di Roma Capitale
in collaborazione con Zètema Progetto Cultura
Organizzazione IconArs
Ambientazioni artistiche Kif Italia (Francesco Mazzei e Giuliano Gasparotti)
Catalogo RG – Collezione Rosini Gutman
Roma, 11 settembre 2025
Alla Vaccheria, nel cuore dell’EUR, prosegue la vocazione di questo spazio espositivo che negli ultimi anni si è trasformato nella vera e propria “Casa della Pop Art”. Dopo Andy Warhol, il Futurismo e le sperimentazioni virtuali, dopo il grande percorso collettivo del 2024, il testimone passa ora a Mark Kostabi, artista statunitense di origini estoni che da decenni ha scelto Roma come sua seconda casa. La mostra From Pop to Eternity, aperta fino al 29 marzo 2026, rappresenta la prima grande antologica italiana a lui dedicata, con oltre cento opere tra dipinti, sculture, grafiche e memorabilia, articolate in un percorso ampio e scenograficamente curato. Il progetto è ideato e promosso dal Municipio IX Roma EUR con il supporto di Roma Capitale, e realizzato in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, affidandosi all’organizzazione di IconArs. La curatela di Gianfranco Rosini si accompagna alle ambientazioni artistiche ideate da Francesco Mazzei e Giuliano Gasparotti per Kif Italia, in un allestimento che trasforma la Vaccheria in un luogo capace di coniugare l’anima agricola e razionalista dell’edificio con la vitalità colorata della Pop Art. Il catalogo è edito da RG – Collezione Rosini Gutman, ulteriore testimonianza di un legame che negli anni ha saputo costruire una narrazione coerente sulla storia di questo linguaggio artistico. Kostabi non è nuovo a Roma, ma questa esposizione segna una tappa decisiva del suo rapporto con la città. L’artista stesso sottolinea come From Pop to Eternity rappresenti la sua mostra ideale: per l’ampiezza del corpus presentato, per la qualità del dialogo con curatori e istituzioni, e soprattutto perché si svolge nella capitale che lo ha accolto e in cui ha scelto di vivere. La sua poetica, che adotta figure umane prive di volto come simbolo di universalità e di superamento delle barriere razziali e nazionali, trova in Roma un contesto perfetto: città stratificata e cosmopolita, abituata a parlare linguaggi molteplici. Il percorso espositivo prende avvio con i disegni degli anni Ottanta, opere che già contengono le “Idee Primarie” del suo linguaggio, come Ascent to Street Level o St Peter’s Mistake. Sono fogli che mostrano la volontà di creare un’iconografia essenziale e immediata, pronta a dialogare con il mondo della comunicazione e con l’industria culturale. Seguono le tele e i lavori degli anni Novanta, periodo cruciale per la Pop Art postmoderna, con opere come The Studio System o The Rhythm of Inspiration. Quest’ultima è al centro di un’installazione immersiva, accompagnata da un video omaggio che riproduce l’atmosfera del Kostabi World, lo studio newyorkese aperto dall’artista nel 1988, diventato in breve un luogo di produzione, esposizione e incontro tra musica e arti visive. La sezione centrale della mostra, la più ampia, raccoglie i lavori maturi di Kostabi, testimoni di una carriera che ha saputo rinnovarsi costantemente. Tele come Gaming the Course of History, A Space for Reason e Romance in Motion testimoniano la capacità di affrontare i temi della contemporaneità con ironia e lucidità: la mercificazione dell’arte, il ruolo dell’individuo nell’epoca globale, la relazione tra economia e creatività. Accanto alle tele, alcune sculture e grafiche ampliano lo spettro della ricerca, mentre una sezione di memorabilia completa il racconto, offrendo al visitatore uno sguardo sul fenomeno culturale complessivo generato dalla Pop Art. Non mancano i lavori più recenti, realizzati nel 2025, come Market Sanctification, Between Worlds e The Pulse of Industry, opere che mostrano un artista ancora pienamente attivo, capace di confrontarsi con il presente senza nostalgia. A testimoniare la sua attitudine al dialogo, tre opere a quattro mani: Facing the Truth con il fratello Paul Kostabi, Who’s Your Daddy con Enzo Cucchi, e The Rhythms of Resilience con Tony Esposito. Quest’ultima rimanda a una delle passioni più forti dell’artista: la musica. Il legame tra arti visive e musica è sottolineato già in apertura dalla performance inaugurale PoP PartY, in cui Kostabi si è esibito al pianoforte accanto a Tony Esposito, Greesi Desiree Langovits e Sasa Flauto. È la prosecuzione di un percorso avviato con il curatore Rosini nei primi anni Duemila con il progetto New Alliance, che univa cataloghi e cd, mostre e concerti, e che continua a trovare nuove forme di espressione. Kostabi non è dunque solo pittore, ma figura poliedrica, capace di muoversi tra discipline diverse con naturalezza. A corredo della mostra, la Vaccheria ospita anche la seconda edizione del Pop Art Fest, tre giorni di incontri, proiezioni e musica dedicati alla cultura pop in senso ampio. Un’iniziativa che rafforza il carattere di evento partecipativo e comunitario, capace di avvicinare pubblici diversi e di confermare la funzione della Vaccheria come polo culturale attivo e inclusivo. Le proiezioni di film cult, le lectio magistralis e le esibizioni musicali sono tasselli di un mosaico che restituisce la Pop Art nella sua natura originaria: fenomeno collettivo, ibrido, sempre aperto al dialogo con altre arti. Camminare tra le sale della Vaccheria significa attraversare quarant’anni di lavoro di Kostabi, ma anche comprendere come la Pop Art continui a essere un linguaggio vitale, non confinato al passato. La scelta del Municipio IX e di Roma Capitale di investire su questa traiettoria conferma la volontà di fare di questo spazio un punto di riferimento stabile per l’arte contemporanea. Se Warhol ha aperto la strada e se i grandi collettivi hanno raccontato la forza di un movimento, ora è la volta di Kostabi, ponte tra la New York degli anni Ottanta e la Roma contemporanea. La mostra non si limita a celebrare un artista, ma invita a riflettere sul senso stesso della Pop Art oggi: linguaggio globale, capace di affrontare con ironia i temi del nostro presente e di mantenere intatta la capacità di comunicare al grande pubblico. From Pop to Eternity è fedele al titolo che porta: un percorso che dal pop conduce all’eternità dell’arte ed alla sua capacità di resistere al tempo.