Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2025
“LE VILLI”
Opera Ballo in due atti su libretto di Ferdinando Fontana dalla novella Les Willis di Alphonse Karr e dal balletto Giselle di Théophile Gautier
Musica di Giacomo Puccini
Roberto GALEANO SALAS
Anna SARA CORTOLEZZIS
Guglielmo Wulff GËZIM MYSHKETA
Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona
Direttore Alessandro Cadario
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regìa Pier Francesco Maestrini
Scene Juan Guillermo Nova
Costumi Luca Dall’Alpi
Luci Bruno Ciulli
Movimenti mimici Michele Cosentino
Verona, 26 ottobre 2025
Le Villi, primo lavoro teatrale di Puccini, approda al Filarmonico e a Verona per la prima volta nella sua ultracentenaria storia. Una storia iniziata male, a causa di quel concorso bandito dall’editore milanese Sonzogno che bocciò subito il manoscritto vuoi per la stesura frettolosa ed
illeggibile, vuoi per presunte pressioni dell’editore Ricordi che voleva assicurarsi il giovane lucchese nella propria scuderia sottraendolo così al rivale. Sta di fatto che l’opera prima di Puccini brilla per ardore creativo, non sempre misurato eppure coerente; nonostante strizzi l’occhio alla tradizione del melodramma italiano (Verdi e Ponchielli, peraltro suo insegnante al conservatorio di Milano) filtrata attraverso il movimento scapigliato e guardando nel contempo alla musica d’oltralpe (Massenet e Wagner) già trasuda dell’autenticità pucciniana propria delle opere posteriori. Il venticinquenne musicista, fresco di studi, padroneggia già la tavolozza timbrica orchestrale con acceso entusiasmo, osando e sperimentando nuove soluzioni nonostante la vicenda poco verosimile ed il debole libretto di Ferdinando Fontana. Sarà proprio quest’ultimo ad adoperarsi affinché Le Villi, ampliata nella forma e nei numeri musicali, sia rappresentata al Dal Verme di Milano la sera del 31 maggio 1884; in seguito la partitura venne sottoposta a ripetute revisioni fino alla stesura definitiva del 1892. A Verona lo spettacolo era quello proveniente dall’allestimento del Teatro Regio di Torino, andato in scena lo scorso anno, firmato da Pier Francesco Maestrini, tradizionale e gradevolissimo nella sua lettura essenziale ma
efficace: il tradimento e il rimorso, elementi imprescindibili che troveremo più tardi in Madama Butterfly, trovano qui una dimensione inquietante, infernale e vendicativa. La regìa, al pari delle scene di Juan Guillermo Nova (autore anche delle suggestive videoproiezioni) ed i costumi di Luca Dall’Alpi, ricrea l’ambientazione coeva alla composizione dell’opera. Anche le luci di Bruno Ciulli e le coreografie di Michele Cosentino ricreano quell’atmosfera onirica di magìa mista a fantasia che assicurano un indubbio fascino allo spettacolo. La componente musicale non era da meno, sia pure con qualche lieve riserva. Cominciamo col dire che il terzetto dei protagonisti ha ingaggiato una lotta titanica con l’orchestra, spesso generosa nel suono (soprattutto gli ottoni) uscendone comunque vittorioso nelle intenzioni. Sara Cortolezzis è indubbiamente una valida artista ma il ruolo di Anna, sia pure scolpito a due facciate distinte (prima innocente fanciulla, poi feroce ed implacabile vendicatrice) è risultato parzialmente efficace: poco convincente nei momenti lirici della donna innamorata, il soprano si è ampiamente riscattata imponendosi come fantasma e spirito della foresta nella scena Ricordi quel che dicevi. Nel ruolo del fedifrago Roberto il sicuro Galeano Salas ha condotto in porto una prova musicalmente
ineccepibile: l’aria Torna ai felici dì è stata eseguita con bellezza di fraseggio e con quel senso di tardivo ravvedimento che anticipa il futuro personaggio di Pinkerton. Completava il novero dei solisti il baritono Gëzim Myshketa, Guglielmo Wulff: anch’esso alle prese con un personaggio bifronte di stampo marcatamente verdiano (padre affettuoso e felice del fidanzamento a cui si contrappone il demone vendicatore della figlia abbandonata), risolve con professionalità e senso teatrale la scena del secondo atto, Anima santa della figlia mia con accento nobile e paterno. Sul podio Alessandro Cadario si conferma direttore interessante, eclettico nel gusto e nelle scelte dinamiche: la sua lettura trova dei colori di profonda suggestione sonora esaltando la liricità dei preludi (con apprezzabili pianissimi) quanto la vivace irruenza dei momenti topici, come nella celebre Tregenda. Ampio merito va ancora una volta all’ottima orchestra della Fondazione e alle sue prime parti anche se, come sopra riportato, talvolta ridondante soprattutto nella sezione degli ottoni. Non da meno la prova del coro, guidato da Roberto Gabbiani, posizionato accortamente in scena dal regista e messo perciò in condizioni acustiche agevoli; bene l’apertura Evviva i fidanzati! come gli interni (soprattutto femminili) del secondo atto e della ridda finale. Pubblico numeroso quanto tiepido e parco di applausi per il Puccini prima maniera; repliche mercoledì 29, venerdì 31 e domenica 2 novembre. (Foto Ennevi per Fondazione Arena di Verona)
Verona, Teatro Filarmonico: “Le Villi” di Puccini