Amici della Musica di Padova: Eric Lu interpreta Chopin

Padova, Auditorium C.Pollini, Amici della Musica Stagione 2024-25
Pianoforte Eric Lu
Frédéric Chopin: Notturno op. 27 n. 1, Barcarola op. 60,  Tre mazurche op. 56., Polonaise-Fantaisie op. 61, Polonaise op. 71 n. 2, Sonata n. 2 op. 35
Padova, 4 novembre 2025
L’associazione degli Amici della Musica di Padova fa il suo “colpo grosso” inserendo all’interno della stagione concertistica il giovane pianista Eric Lu, ancora fresco dalla recente vittoria del Concorso Chopin di Varsavia 2025, che si è presentato al pubblico dell’Auditorium Pollini con un recital interamente dedicato a Frédéric Chopin; una scelta, secondo noi, quasi obbligata ma che ha permesso all’interprete di confermare la propria visione di uno dei compositori più amati e più insidiosi del repertorio romantico. Classe 1997, statunitense di origini cinesi, Lu non è un virtuoso nel senso esteriore del termine: il suo pianismo si colloca nella grande tradizione della scuola lirica, quella che privilegia il suono come espressione del pensiero più che come sfoggio di bravura. Già dal suo trionfo al Leeds International Piano Competition nel 2018, Eric Lu aveva mostrato una maturità sorprendente, una capacità rara di creare spazi interiori nel suono. Ma a Varsavia, tempio chopiniano per eccellenza, il giovane pianista ha fatto un ulteriore passo avanti, fondendo rigore formale e libertà poetica. La sua lettura di Chopin, nutrita di silenzi, ombre e sfumature infinitesimali, ha colpito la giuria e il pubblico per la sincerità dell’emozione e l’assenza di qualsiasi compiacimento. Il programma ha alternato pagine di intima introspezione e momenti di più espansa energia, offrendo un percorso che dall’eleganza poetica del Notturno op. 27 n. 1 conduce alla drammaticità monumentale della Sonata n. 2 op. 35. Fin dalle prime battute, Lu ha rivelato quella qualità che lo contraddistingue: un suono limpido, controllato e denso di significato. La cantabilità del Notturno, cesellata in ogni sfumatura dinamica, è apparsa come un omaggio al lirismo più puro di Chopin, senza indulgere in sentimentalismi superflui, un’interpretazione degna dei grandi interpreti del passato. Nella Barcarola op. 60, il pianista ha costruito un’architettura sonora di ampio respiro, in cui il ritmo ondeggiante e l’armonia raffinata si sono fusi in un discorso musicale coerente e misurato. Le Tre Mazurche op. 56 hanno poi offerto un momento di levità e introspezione danzante, rese con un equilibrio tra slancio ritmico e malinconia che ha ricordato il miglior Cortot, ma con una freschezza di tocco tutta contemporanea. La Polonaise-Fantaisie op. 61, una delle pagine più complesse e visionarie di Chopin, ha trovato in Eric Lu un interprete maturo, capace di articolare il lungo arco drammatico dell’opera senza mai perdere di vista la chiarezza del fraseggio. Più leggera la Polonaise op. 71 n. 2, eseguita con eleganza e leggerezza ritmica, come un raffinato intermezzo prima dell’imponente chiusura della serata. Nella Sonata n. 2 op. 35, Lu ha dato prova di una maturità espressiva sorprendente: l’energia del primo movimento, l’irrequietezza dello Scherzo e la sospensione metafisica del Finale si sono fuse in una lettura personale, intensa ma sempre contenuta, lontana da ogni eccesso retorico. Nella celebre Marcia funebre sono emersi momenti di rara cantabilità e di intensità raccolta, mai enfatica. Il pubblico padovano, attento e partecipe, ha accolto l’esecuzione con calore, tributando lunghi applausi. Il pianista ha concesso due bis: sempre di Chopin il Valzer in La bemolle maggiore Op. 42, eseguito a velocità improbabile e l’aria delle Variazioni Goldberg (BWV 988) di J.S.Bach. Sul palco, Eric Lu è apparso schivo, concentrato, quasi assorto in un dialogo privato con la musica: ogni nota sembra nascere da un silenzio, ogni pausa ha il peso di un pensiero. È un artista che non cerca l’effetto, ma la verità del suono e in questo risiede la sua unicità. In un’epoca in cui il pianismo tende spesso all’esibizione, Eric Lu riporta l’attenzione sull’essenziale: la poesia della semplicità, la bellezza della misura, la forza dell’emozione contenuta. La sua recente affermazione al Concorso Chopin non è soltanto un riconoscimento tecnico, ma il segno di un ritorno a una concezione alta e umana della musica.