Badisches Staatheater Karlsruhe: “Lohengrin”

Badisches Staatheater Karlsruhe – Stagione 2025/26
“LOHENGRIN”

Opera romantica in tre atti
Libretto e musica di Richard Wagner
Heinrich der Vogler KONSTANTIN GORNY
Lohengrin MIRKO ROSCHKOWSKY
Elsa von Brabant PAULIINA LINNOSAARI
Friedrich von Telramund KIHUN YOON
Ortrud BARBARA DOBRZANSKA
Der Heerrufer der König TOMOHIRO TAKADA
Erster Edler KLAUS SCHNEIDER
Zweiter Edler ALEJANDRO APARICIO
Dritter Edler LORENZO DE CUNZO
Vierter Edler DON LEE
Gottfried PHILLIP HOHNER
Badische Staatskapelle
Badische Staatsopernchor und Extrachor
Cantus Juvenum Karlsruhe
Direttore Georg Fritzsch
Maestro del coro Ulrich Wagner
Regia Manuel Schmitt
Drammaturgia Natalie Widmer
Scene Julius Theodor Semmelmann
Costumi Carola Valles
Luci Stefan Woinke
Karlsruhe, 22 novembre 2025
Assistere a una rappresentazione wagneriana a Karlsruhe è una cosa che assume un significato particolare, se si pensa agli intensi rapporti che legano la musica del Maestro al capoluogo del Baden. Richard Wagner fu infatti legato alla città di Karlsruhe da un rapporto protrattosi per diverso tempo. Dopo la sua fuga da Dresden, causata dal coinvolgimento nell’insurrezione del maggio 1849, il granduca Friedrich I von Baden gli offrì protezione e ospitalità, e tramite il direttore del teatro Eduard Devrient cercò anche  di procurargli occasioni di lavoro. Tra il 1861 e il 1863 il compositore soggiornò sette volte nella città, e ancora una volta nel 1872. Il 14 novembre 1863 Wagner diresse all’Hoftheater un concerto comprendente brani tratti dai suoi lavori ancora inediti come TristanMeistersinger e Siegfried, alla presenza di un pubblico composto di nobili e di grandi artisti come lo scrittore russo Iwan Turgenjew. Il successo della serata fu tale che essa dovette essere replicata cinque giorni dopo. Il Maestro prese seriamente in considerazione l’idea di rappresentare per la prima volta il Tristan und Isolde all’Hoftheater, ma per diversi motivi di ordine pratico la cosa non fu possibile. Karlsruhe fu comunque una della prime città tedesche a instaurare una tradizione esecutiva wagneriana, che iniziò a partire dal 1864, quando Hermann Levi, il direttore a cui Wagner doveva in seguito affidare la prima esecuzione del Parsifal, fu nominato Hofkapellmeister e si intensificò quando, nel 1880, la carica fu assunta da Felix Mottl, che era stato assistente di Hans Richter durante la preparazione del Ring  nella prima rappresentazione assoluta del 1876 a Bayreuth e che dopo la morte del compositore divenne uno dei direttori più assidui sul podio del Festspielhaus, dove diresse 69 recite. Dopo che Felix Mottl lasciò Karlsruhe perchè ingaggiato dal Metropolitan di New York, il compito di portare avanti la tradizione esecutiva wagneriana fu affidato al suo successore Michael Balling, anche lui attivo a Bayreuth prima come violista e poi come direttore, e in seguito da Josef Krips ma soprattutto da Joseph Keilberth, nativo di Karlsruhe, che fu Generalmusikdirektor dal 1935 al 1940 e dopo la guerra divenne uno degli interpreti wagneriani più quotati a livello internazionale. Anche ai nostri giorni, le produzioni wagneriane del Badisches Staatstheater godono di grande apprezzamento da parte del pubblico e della critica tedesca.

La parte scenica di questa nuova produzione del Lohengrin era affidata a Manuel Schmitt, trentasettenne regista teatrale e cinematografico nativo della Ruhr, che lavorava per la prima volta al Badisches Staatstheater e negli ultimi tempi ha ottenuto significativi successi con le sue messinscene operistiche in teatri come l’Oper Frankfurt, alla Deutsche Oper am Rhein, la Bayerische Staatsoper e lo Staatstheater Nürnberg. Il punto centrale della scenografia di Julius Theodor Semmelmann era la tomba di Richard Wagner nel parco di Villa Wahnfried a Bayreuth, attorno alla quale si succedevano altri elementi a formare un’atmosfera d’insieme che tramutava il racconto della leggenda medievale germanica in una riflessione sulla violenza del potere e sull’obbedienza cieca delle masse. Il protagonista viene evocato in mezzo alla platea dalla luce riflessa di uno specchio e nel suo comportamento mostra l’incertezza di una persona che non si sente adatta per un incarico difficile. Nel terzo atto la camera nuziale di Lohengrin ed Elsa diventa un luogo stretto e opprimente che per la scena finale si muta in un ambiente buio in cui agisce un popolo vestito in uniforme e  completamente indottrinato. Come racconto illustrativo dell’appropriazione della musica di Wagner da parte della dittatura nazista, la regia aveva senza dubbio una sua logica convincente oltre ad offrire diversi momenti di buon teatro.
Di ottimo livello era anche la parte musicale, grazie innanzi tutto alla direzione esperta e competente di Georg Fritzsch, sessantaduenne musicista originario di Maißen nel Sachsen, che nel mondo musicale tedesco si è conquistato una buona fama tramite gli incarichi di Generalmusikdirektor a Kiel e ora a Karlsruhe oltre che per alcune produzioni da direttore ospite come quella del Ring al Grand Théâtre de Genève, molto ben accolta dalla critica internazionale. In tutte le occasioni in cui l’ho ascoltato a Stuttgart, dove è spesso invitato, ho avuto sempre l’impressione di un direttore esperto e competente, dotato di tecnica solida e sicura, un autentico Kapellmeister nel senso positivo di questo termine che indica il vero uomo di teatro, umile servitore della musica e del palcoscenico. Sotto la sua guida, la Badische Staatskapelle ha suonato in maniera assolutamente esemplare per bellezza timbrica e compattezza d’insieme. Molto omogeneo era anche il cast vocale, formato quasi completamente da membri stabili dell’ensemble del Badisches Staatstheater. Particolarmente apprezzabili erano l’Ortrud violenta, imperiosa e assai drammatica del mezzosoprano Barbara Dobrzanska e il Telramund del baritono coreano Kihun Yoon, molto ben definito nel fraseggio che alternava momenti di angoscia a scoppi di violenza selvaggia. Autorevole la caratterizzazione del re Heinrich offerta dal basso russo Konstantin Gorny, voce storica dell’ensemble di Karlsruhe. L’Heerrufer del baritono giapponese Tomohiro Takada era apprezzabile per la robustezza del mezzo vocale. Il soprano finlandese Pauliina Linnosaari ha raffigurato una Elsa remissiva e impaurita, con una voce interessante per il colore timbrico anche se leggermente stridula nelle note acute. Mirko Roschkowsky, che interpretava Lohengrin, ha offerto un ritratto abbastanza convincente del cavaliere del Graal per la buona padronanza della mezzavoce e un accento abbastanza eloquente. Grande successo per tutti in un teatro pieno sino all’ultimo posto. Foto Felix Grünschloß