Bergamo, Teatro Donizetti, Donizetti Opera 2025
“IL FURIOSO ALL’ISOLA DI SAN DOMINGO”
Melodramma in due atti su libretto di Iacopo Ferretti
Musica di Gaetano Donizetti
Cardenio PAOLO BORDOGNA
Eleonora NINO MACHAIDZE
Fernando SANTIAGO BALLERINI
Bartolomeo VALERIO MORELLI
Marcella GIULIA MAZZOLA
Kaidamà BRUNO TADDIA
Orchestra Donizetti Opera
Coro dell’Accademia del Teatro alla Scala
Direttore Alessandro Palumbo
Maestro del coro Salvo Sgrò
Regia Manuel Renga
Scene e costumi Aurelio Colombo
Luci Emanuele Agliati
Bergamo, 16 novembre 2025
I capolavori – di norma – non scompaiono dal repertorio, tra i titoli dimenticati o quasi abbondano lavori interessanti e spesso di alta qualità ma latitano i veri capolavori. “Il furioso all’isola di san Domingo” è tra le poche eccezioni a questa regola. Opera musicalmente perfetta costruita su un libretto, al solito geniale, di Ferretti che non solo non ha perso freschezza ma che oggi in certi aspetti risulta
ancora più attuale, basti pensare al ribaltamento comico di tanti stereotipi razzisti e coloniali. La sfortuna del Furioso è di appartenere a un titolo, l’opera semiseria, la cui fortuna è durata assai poco. Miscela di patetismo romantico e di distacco ironico e razionale settecentesco il genere semiserio fiorisce negli anni di pace tra la fine delle devastazioni napoleoniche e l’esplodere delle stagioni risorgimentali finendo spazzato via dalle nuove bufere della storia. Oggi però possiamo tornare ad apprezzarlo nei suoi valori artistici e musicale con il giusto distacco dato dal tempo.
L’edizione critica permette di fare un po’ d’ordine in una partitura che nel corso degli anni ha subito numerosi stravolgimenti spesso senza neppure il consenso di Donizetti. Per l’occasione l’opera è stata eseguita integralmente e in una versione
quanto più simile a quella originariamente pensata dall’autore. Protagonista assoluto è Cardenio, il folle per amore, centro dell’interesse e dell’ispirazione di Donizetti. Parte lunga e quanto mai impegnativa – tanto più se eseguita integralmente – scritta per un giovane baritono all’epoca quasi sconosciuto ma destinato a una carriera sfolgorante: Giorgio Ronconi. Paolo Bordogna si cimenta con un ruolo diverso da quelli cui siamo abituati e ne esce sostanzialmente vincitore. Bordogna non ha ovviamente una cavata da baritono eroico come doveva avere il Ronconi che pochi ani dopo darà vita al Nabucco verdiano. La voce è bella e ben presente, compatta e
sicura anche se in certi passaggi si è forse sentita la mancanza di un mezzo vocale più corposo. Bordogna è però un artista capace di scavare ogni corda del personaggio. Non un nota, un accenno, un gesto, sono lasciati a caso. La tormentata guarigione di Cardenio, molto più profonda e umana di quella fulminea di certe eroine, è accompagnata passo a passo dai furori disperati del primo atto al farsi strada di una nuova consapevolezza, con il rompersi passo a passo della corteccia della follia per rilevare un uomo nuovo, quasi timoroso e incerto nel procedere su una via tutt’altro che scontata. Di fronte a una tale intensità espressiva non si può non restare commossi. Nino Machaidze è un’ Eleonora ben cantata. La voce è chiara, squillante, ma con una morbidezza di fondo che si adatta a una donna vissuta e provata come Eleonora. Le arie di bravura sono risolte con naturalezza, le
colorature nitide, gli acuti facili. Espressivamente – anche grazie al timbro più caldo e corposo di quanto voglia la tradizione – riesce a cogliere molto bene tutto il dolore del personaggio e nel duetto con Cardenio trova accenti di sincera emozione. Strepitoso personaggio è quello del nero Kaidamà eseguito in modo impeccabile da Bruno Taddia. Vocalmente ben caratterizzato rispetto Cardenio è cantato con gusto ed eleganza, divertentissimo e raffinato al contempo, mai sguaiato e quasi vera coscienza critica capace di dare un occhio esterno e disincantato alla vicenda. Perfetto nei duetti con Cardenio ed ottimo attore sfrutta al meglio l’idea della regia di farlo travestire da donna al momento dell’incontro con Cardenio creando ancora più dubbi nella mente confusa del protagonista. Santiago Ballerini (Fernando) regge con sicurezza la parte. Voce un po’ leggera ma acuti facili e bella linea di canto. Corretto e professionale rimane teatralmente un po’ ai margini, anche se bisogna considerare che il ruolo si riduce a due arie abbastanza estemporanee e poco altro. Molto bravi il Bartolomeo di Valerio Morelli e la Marcella di Giulia Mazzola cui l’edizione critica offre maggiori possibilità di emergere. Alessandro Palumbo fornisce una direzione dai marcati contrasti, quasi a voler evidenziare le varie anime dell’opera. Accompagna il canto con attenzione e rende assai bene i momenti di abbandono lirico e sofferto che
caratterizzano il protagonista ma anche Eleonora ma sa anche esprime tutta la potenza dovuta nella scena della tempesta così come curato il gioco ritmico dei crescendo, di evidente matrice rossiniana. Una direzione che rivela un giovane da seguire con attenzione. La regia di Manuel Renga è coerente con la vicenda e l’accompagna con tocco delicato e cura nella definizione dei caratteri. L’idea di far vivere la storia come ricordo dei protagonisti ormai anziani non è forse originalissima come idea, tutt’altro, ma è trattata con garbo e non diventa invasiva. L’ambientazione è tradizionale, i costumi dei personaggi sono coevi all’epoca di composizione con un tocco coloniale che ben si addice all’ambientazione esotica mentre gli stessi da anziani portano abiti fine Ottocento a rimarcare il tempo trascorso. Kaidamà non è truccato da nero ma appare come una maschera comica tra Charlot e Papageno, accrescendo il suo ruolo di osservatore esterno. La scena è semplice, un fondale arrotondato decorato con parati raffigurante alberi e piante tropicali come quelli venuti in modo già alla fine del Settecento. Pochi gli oggetti scenici e resi spesso in forma simbolica e astratta – il modellino del veliero. Gli elementi prendono a tratti caratteri distorti e quasi surrealisti – i mobili fluttuanti alla fine del I atto – riflesso della mente alterata di Cardenio. Curata a attenta la recitazione che sfrutta a pieno le straordinarie doti sceniche di Bordogna. Successo convinto e sincero per tutti gli interpreti. Photo Studio U.V.
Bergamo, Donizetti Opera 2025: “Il furioso all’isola di S. Domingo”