Goffredo Petrassi (1904–2003): “Concertos for orchestra nos. 4-6”

Goffredo Petrassi (1904–2003):Quarto Concerto per orchestra d’archi (1954); Quinto Concerto per orchestra (1955); Invenzione concertata – Sesto Concerto per archi, ottoni e percussione (1956–57). Orchestra Sinfonica di Roma. Francesco La Vecchia (direttore). Registrazione: 23-25 giugno presso gli OSR Studios, Roma, Italia. T. Time: 74′ 29″ 1 CD Naxos 8.573703
Composti in un arco di tempo piuttosto lungo, dal 1934 al 1972, gli otto Concerti disegnano una metaforica parabola musicale i cui punti salienti corrispondono
ad alcuni importanti momenti dell’iter compositivo e stilistico di Goffredo Petrassi che va da una scrittura di tipo neoclassico all’adozione di tecniche seriali filtrate attraverso il suo originale e personalissimo linguaggio. Per questo motivo la produzione concertistica assume il valore emblematico della specificità della sua ricerca musicale e permette, altresì, di ricostruire le tappe di una straordinaria e unica esperienza umana e artistica che va dagli anni della prima giovinezza fino alla piena maturità collocandosi a pieno titolo nell’ambito del panorama musicale del Novecento. Pertanto ogni singolo concerto non deve essere considerato soltanto una tappa del suo percorso artistico individuale, ma va valutato nella sua importanza storica, in quanto costituisce un esempio del modo in cui il compositore assimilò e rielaborò, con
un linguaggio e uno stile originali, le tecniche compositive a lui contemporanee. Protagonisti di questa proposta discografica dell’etichetta Naxos sono il Quarto, il Quinto e il Sesto concerto. Vicino alla Récreation Concertante non soltanto per il periodo di composizione, essendo stato scritto appena un anno dopo, ma anche per la concezione musicale, il Quarto concerto costituisce un’importante tappa evolutiva dello stile di Petrassi che per questo suo lavoro decise di abbandonare un organico sinfonico a favore di uno più piccolo per soli archi. Su questa scelta ha certamente influito la conoscenza del Divertimento, della Musica per archi, percussione e celesta e dei 6 Quartetti per archi di Bartók, la cui influenza è evidente anche nella struttura melodica del tema del primo movimento che presenta analogie con la seconda idea tematica del Quinto quartetto del compositore ungherese. Nel Concerto, inoltre, è evidente anche la conoscenza della tecnica seriale della quale, come è stato notato da Bortolotto, Petrassi fece un uso temperato e personale. Composto nel 1955, in un periodo in cui il panorama musicale novecentesco era in fermento e stava celebrando i suoi allori grazie ai corsi estivi di Darmstadt, il Quinto concerto costituisce un’ulteriore testimonianza dell’autonomia mostrata da Petrassi nei confronti delle nuove ricerche musicali tendenti ad imporre mode, come la serialità integrale e l’alea, alle quali il compositore rimase sempre del tutto estraneo. Ciò è particolarmente evidente in questo Concerto sul quale lo stesso Petrassi ebbe modo di dichiarare: il Quinto Concerto è assai poco dodecafonico. In realtà, come è stato notato sia da Mila che da Bortolotto, il lavoro, dedicato alla memoria di Serge e Natalia Kusseviztki e commissionato dalla Boston Symphony Orchestra che lo eseguì sotto la direzione di Charles Münch il 2 dicembre 1955 in occasione del settantacinquesimo anniversario della sua fondazione, è interamente strutturato su una serie dodecafonica divisibile in due sezioni, delle quali la prima contiene al suo interno un tetracordo che costituisce il motto germinale dell’intera composizione. Il Sesto concerto, scritto fra il mese di ottobre del 1956 e il mese di marzo dell’anno successivo su commissione della BBC di Londra, si avvale dell’uso della tecnica dodecafonica; secondo la critica, tuttavia, è il primo in cui si afferma il cosiddetto strutturalismo atematico della produzione matura e per questo motivo esso costituisce una vera e propria svolta all’interno dell’opera del compositore che si avvierebbe, così, verso la fase più matura. Questi Concerti sono splendidamente eseguiti dall’Orchestra Sinfonica di Roma, formazione strumentale, che si è purtroppo sciolta nel 2014 e che nei suoi 12 anni di attività, si è dedicata, con merito al recupero del repertorio italiano dell’Ottocento e del Novecento. Il suo direttore Francesco La Vecchia, anche in questo caso, si accosta alle non semplici partiture petrassiane con grande attenzione non solo alle dinamiche e ai tempi, ma soprattutto agli aspetti strutturali di questi lavori che meriterebbero una maggiore diffusione nei programmi dei nostri teatri e che, purtroppo, dopo la morte del suo autore, sono stati quasi del tutto dimenticati.