Gaetano Donizetti: “Quoi! Vous m’aimez? … De cet aveu si tendre”(“La fille du régiment”); Gioachino Rossini: “Ah, quel respect … Ce téméraire qui croit nous plaire” (“Le compte Ory”); George Bizet: “À cette voix quel trouble … Je crois entendre encore” (“Les pêcheurs de perles”); “Ils verront si je mens!” (“La jolie fille de Perth”); Léo Delibes; “D’où viens-tu? … C’est le Dieu de la jeunesse”, “Où va la jeune Indoue” (“Lakmé”); Gaetano Donizetti: “Di mia patria o bel soggiorno” (“Marin Faliero”); Giuseppe Verdi: “Gualtier Maldè! … Caro nome” (“Rigoletto”); Gaetano Donizetti: “Tornami a dir che m’ami” (“Don Pasquale”). Erin Morley (soprano), Lawrence Brownlee (tenore). Münchner Rundfunkorchester, Ivan Repušić (direttore). Registrazione: München, Bayerische Rundfunk, giugno 2024. 1 CD Pentatone PTC: 5187400
Pentatone si sta dimostrando una delle case discografiche più vivaci della scena internazionale. Per l’etichetta californiana esce ora un nuovo recital “Golden Age” con protagoniste due delle voci più affermate della scena belcantista americana. Il tenore Lawrence Brownlee, ben noto al pubblico italiano per le tante presenze sul palcoscenico del Rossini Opera Festival e il soprano Erin Morley, meno nota al nostro pubblico ma voce interessante. I solisti sono accompagnati dalla sempre affidabile Münchner Rundfunkorchester diretta da Ivan Repušić.
Il programma – un po’ scontato, bisogna riconoscerlo – vede un’equilibrata alternanza di brani solistici e di duetti. Ascoltiamo brani assai noti in cui è difficile dire qualcosa di nuovo e interessante. Spicca Erin Morley: la sua “Où va la jeune Indoue” da “Lakmé” di Delibes è cantata con gusto e stile ammirevoli. Il timbro morbido e setoso, il gusto raffinato, gli impeccabili passaggi di coloratura fanno perdonare qualche durezza sulle puntature più estreme di un’aria impegnativa al riguardo come poche altre. Nel “Caro nome” da “Rigoletto” anche se ben cantata si sente una minor sintonia con lo stile verdiano, risultando un’esibizione di bravura vocale un po’ fine a se stessa, quanto mai pericoloso in un’aria in cui il rischio della stucchevolezza è sempre dietro l’angolo.
Il tenore ha la sua grande scena di bravura in “Di mia patria o bel soggiorno” dal “Marin Falliero” di Donizetti, dai titoli già si nota un programma eterogeneo e priva di una coerenza di fondo, pensato solo per far brillare le voci. L’esecuzione è pulita, il canto facile e sicuro, L’emissione un po’ nasale ma comunque godibile. L’interprete è però un po’ superficiale e mancano sia il virtuosismo ipnotico sia un maggior coinvolgimento drammatica. Uscendo dai più abituali titoli belcantisti Brownlee resta un po’ a metà del guado. La celeberrima “Je crois entendre encore” è sicuramente cantata molto bene ma l’incanto di tanti storici interpreti manca completamente. Il duetto de “La jolie fille de Perth” non è solo il brano più originale del programma ma anche uno dei meglio eseguiti con un Brownlee che trova accenti di giusta intensità drammatica e una Morley partecipe e intensa. In “Ah, quel respect … Ce téméraire qui croit nous plaire” da “Le comte Ory” ad emergere è sicuramente la Morley che coglie pienamente il carattere brillante e malizioso di Adéle mentre l’Ory di Brownlee domina con sicurezza le difficoltà vocale ma che manca di quel senso di gioia musicale che il virtuosismo dovrebbe esprime in una pagina come questa. Il tenore ci è parso più agio come Tonio ne “La fille du régiment” magari sempre un po’ nasale sugli acuti e di personalità non debordante ma si nota la sintonia con un ruolo tante volte affrontato in teatro. Molto bene anche qui la Marie ironica e civettuola della Morley. Ancora da “Lakmé” – dopo l’aria delle campanelle – il duetto “D’où viens-tu? … C’est le Dieu de la jeunesse” ottimamente eseguito con un Brownlee particolarmente a suo agio nel canto più lirico e appassionato di Gerard – forse segno di un’evoluzione verso una vocalità più pienamente lirica – e una Morley sempre di affascinante eleganza. Chiude il programma il duettino del “Don Pasquale” – “Tornami a dir che m’ami” – sicuramente ben eseguito ma altrettanto banale come scelta, si sarebbe preferita una pagina più intensa e meno nota in chiusura della registrazione.
“Golden Age”. Erin Morley – Lawrence Brownlee