Madrid, Auditorio Nacional de Música, Ibermúsica 2025-2025
Gioachino Rossini: Guglielmo Tell, Sinfonia
Wolfgang Amadeus Mozart: Concerto per violino e orchestra n. 4 in re minore, K. 218
Hector Berlioz: Symphonie fantastique. Episodi della vita di un artista, op. 14
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Direttore Andrés Orozco Estrada
Violinista Michael Barenboim
Madrid, 5 novembre 2025
È la prima volta nella storia di Ibermúsica che l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI contribuisce alle sue stagioni, con una tournée di quattro concerti tra Barcelona, Alicante e Madrid. Indubbiamente, un altro riconoscimento internazionale per l’OSN RAI, a un anno dalle celebrazioni dei trent’anni di attività, segnato da un grande successo, riconosciuto da tutti i mezzi d’informazione spagnoli. A dirigere i quattro concerti è Andrés Orozco Estrada, Direttore principale della compagine da ottobre del 2023. Nella prima delle due serate presso l’Auditorio Nacional de Música di Madrid l’orchestra torinese è impegnata con due brani sinfonici che, per motivi diversi, domina assai bene: la Sinfonia del Guglielmo Tell e quell’altra, Fantastique, di Berlioz (già eseguita a Torino nel maggio 2024 con lo stesso direttore, e con ottima riuscita, secondo la cronaca di Giorgio Audisio). Rossini fa capolino nella sala madrilena con un inaspettato virtuosismo lirico del violoncello di Luca Magariello, seguito dal suono calligrafico e discreto del flauto di Alessandra Russo, in dialogo con l’oboe di Nicola Patrussi; quando gli archi, dopo i magnifici tromboni, diventano protagonisti della tessitura orchestrale, la ricerca dei colori condotta dal Direttore raggiunge il culmine dell’effetto, lasciando impressionato il pubblico.
Il violinista Michael Barenboim partecipò ai concerti di Ibermúsica per la prima volta nel 2012, anche se ha intensificato le sue presenze soltanto a partire dal 2024: musicista di grande professionalità che non cerca di destare passioni viscerali, Barenboim porge un Mozart riflessivo, a tratti anche ombroso, ma pervaso dalla voglia di comunicare affetti intensi (come dimostra l’uso del portamento); al II movimento del concerto (Andante cantabile), ricco di chiaroscuri, si oppone un finale dal tono celebrativo che sembra quasi una finzione, e che l’esecutore accetta di interpretare riuscendo compunto e ironico al tempo stesso. Il bis è un chiarissimo biglietto di visita della personalità di Barenboim: il capriccio Recitativo und Scherzo, op. 6, di Fritz Kreisler, dai colori oscuri, ma alternati a momenti di allegria, abbastanza cangiante e ovviamente molto virtuosistico.
Gli attacchi accuratissimi del Direttore caratterizzano l’avvio dell’odissea poetica di Berlioz: nitidezza (con cui emergono i disegni interni) e affiorare di dinamiche nascoste (sottoposte a continua variazione) lasciano intendere la perfetta sintonia tra l’orchestra e il Direttore. Nella Scène aux champs il ritmo e il respiro degli strumenti sono trattenuti per accrescere la tensione, in base alla scelta di esaltare tutti i valori musicali, senza prediligere una sezione o un motivo specifici, forse anche rinunciando a effetti marcati e isolati. Ma, appunto così, si restituisce alla Fantastique la sua pura costituzione musicale, a prescindere dal programma predeterminato (troppe volte impostosi come un giogo teatralizzante); ed ecco profilarsi gli elementi pastorali e paesaggistici del testo, con pari importanza rispetto a quelli più truculenti; anche nel grandioso Dies irae il “ridare la parola” a tutti gli strumenti, gruppo per gruppo, costituisce il codice principale dell’esecuzione, sicché tutto possa ricomporsi nella stretta finale in un’apoteosi della musica stessa e delle sue potenzialità espressive.
Forse non è sofferta come una condanna esistenziale (in proposito, il ricordo corre a un’esecuzione torinese del maggio 2008, quando l’OSN RAI eseguì la Fantastique diretta da Oleg Caetani), ma la lettura positiva e magniloquente di Orozco Estrada è certamente efficace e rassicurante. All’apoteosi della struttura sinfonica ne corrisponde un’altra, affettiva e sentimentale, forse un po’ prevedibile ma sapientemente collocata sul piedistallo sublime a cui Berlioz ha appena innalzato l’orchestra: l’Intermezzo di Cavalleria rusticana, quintessenza di bis della musica italiana, con cui l’OSN RAI commuove definitivamente il pubblico di Madrid (e anche chi, dopo molti anni a Torino, la segue sempre, pur di lontano, con lunga e ripagata fedeltà). Foto Rafa Martín © Ibermúsica