Milano, MTM – Teatro Litta, Stagione 2025/26
“DITTICO DELLA BUFERA/1 – TRE SORELLE”
di Anton Cechov
Olga Sergeevna Prozorova CATHERINE BERTONI DE LAET
Marija (Maša) Sergeevna Kulygina ROBERTA RICCIARDI
Irina Sergeevna Prozorova SARA MAFODDA
Andreij Sergeevič Prozorov DAVIDE PASCARELLA
Natalija (Nataša) Ivanovna Prozorova EMILIA TIBURZI
Fëdor Ilič Kulygin DANIELE DI PIETRO
Aleksandr Ignatevič Veršinin JACOPO SQUIZZATO
Nikolaj Lvovič Tuzenbach EDOARDO SABATO
Vasilij Vasilevič Solënyj ION DONÀ
Cebutykin MARCO MAVARACCHIO
Ferapont BENEDETTO PATRUNO
Anfisa SILVIA DI CESARE
Regia Carmelo Rifici
Scene Daniele Spanò
Luci Giulia Pastore
Suono Brian Brugan, Federica Furlani
Nuova coproduzione LAC Lugano Arte e Cultura con Manifatture Teatrali Milanesi
Milano, 08 novembre 2025
Carmelo Rifici e Tindaro Granata hanno organizzato presso la Maison des Artists di Bard e il comune di Roncobello (BG) un Progetto di Alta Formazione Teatrale per attori e registi su Cechov; quello che ne è uscito è il “Dittico della bufera”, ossia la ripresa di due classici, “Tre sorelle”, testo che segna la piena maturità del drammaturgo russo, e “Gabbiano”, testo giovanile e, per quanto famosissimo, ancora ricco di criticità. Onestamente il legame tra i due esiti, tanto da volerli mettere in scena uno dietro l’altro in forma quasi integrale, è piuttosto rarefatto, e anche questo concetto di “bufera”, qualunque esso sia (ma sospettiamo un retaggio montaliano, per cui “la bufera” potrebbe
significare il regime putiniano, come per il poeta significò la Seconda Guerra Mondiale), non emerge chiaramente, né giustifica lo hýsteron próteron fra i testi. Nondimeno, ci adattiamo a questa scelta e iniziamo con “Tre sorelle”: il testo, si sa, è un capolavoro, e apprezziamo il profondo rispetto che emerge da questa resa scenica; nomi, luoghi, atmosfere, corrispondono esattamente alla Russia cechoviana, o, più probabilmente, a un eterno spirito russo che si declina senza risparmiare una nuance tra tragedia e farsa, a volte ricordandoci quanto le due possano essere contigue: per questo suonano fuori luogo i riferimenti musicali americani, poiché spezzano una Stimmung sapientemente ricostruita – si sarebbero potute integrare melodie o canzoni russe (al limite anche in traduzione italiana) con facilità. La scena curata da Daniele Spanò è scarna e non si adagia sul calligrafismo: pochi elementi essenziali articolano dinamiche e relazioni, specialmente nel terzo atto, nel quale mucchi di stracci polverosi rendono la devastazione dell’incendio della cittadina, ma anche
l’obsolescenza del mondo delle tre sorelle e la derelizione delle loro vite interiori – tra amori proibiti, aspettative disattese, legami posticci, odi repressi. La regia di Carmelo Rifici, in questo contesto, si muove in maniera tradizionale ed efficace, con un solo elemento più sperimentale: la presenza nei primi due atti di due postazioni livecam, i cui soggetti vengono proiettati su due schermi incombenti sulla scena – un modo non spiacevole di conferire movimento alle scene, anche se talvolta un po’ artificioso. Il giovane cast sorprende per maturità e profondità generale, con alcune performance naturalmente più riuscite di altre: la più convincente ed intensa delle tre sorelle è senz’altro l’Olga di Catherine Bertoni de Laet, elegante e misuratissima, dotata anche di una interessante vocalità tonda e scura; anche la Nataša di Emilia Tiburzi sa farsi ricordare, soprattutto per la capacità di rendere sgradevole in maniera credibile un personaggio spesso macchiettistico; con piacere ritroviamo il giovane Edoardo Sabato nel ruolo del barone Tuzenbach, i suoi mezzitoni sospesi, l’energia trattenuta del
bruciante orgoglio ferito, il naturale trasporto sentimentale; complimenti anche per le doti di pianista, che la regia mette ben in luce; accanto a lui è un Solënyj convincente Ion Donà, altro giovane artista in evidente ascesa artistica; infine merita un plauso Marco Mavaracchio, nel già difficile ruolo del disilluso dottor Cebutykin, reso ancora più complesso dal rapporto con la relativamente giovane età dell’interprete, e dalla regia che lo vuole praticamente costantemente ubriaco: nel corpo e nella voce di Mavaracchio il medico si trasforma in una sorta di fool shakespeariano, ormai incapace di sopportare l’ipocrisia e l’orrore. Unica interpretazione, invece, che ha lasciato trasparire un evidente limite tecnico-vocale è l’Andrej di Davide Pascarella, forse afflitto da laringite, in ogni caso dalla dizione poco chiara e inficiata talvolta anche da una palese cadenza romana. Complessivamente, comunque, la recita ha saputo mantenere un raro equilibrio tra prove attoriali e visione registica, nel pieno rispetto della testualità cechoviana – il pubblico che ha quasi riempito del tutto la sala del Litta, ha giustamente coperto di applausi sentiti il finale. Foto Masiar Pasquali
Milano, MTM – Teatro Litta: “Dittico della bufera/1 – Tre sorelle”