Milano, Teatro alla Scala, stagione d’opera e balletto 2024/2025
“COSì FAN TUTTE”
Melodramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Fiordigi ELSA DREISIG
Dorabella NINA VAN ESSEN
Guglielmo LUCA MICHELETTI
Ferrando GIOVANNI SALA
Despina SANDRINE PIAU
Don Alfonso GERALD FINLEY
Orchestra e coro del Teatro alla Scala
Direttore Alexander Soddy
Maestro del coro Giorgio Martano
Regia Robert Carsen
Scene Robert Carsen e Luis F. Carvalho
Costumi Luis F. Carvalho
Luci Robert Carsen e Peter van Praet
Milano, 8 novembre 2025
La stagione 2024/25 del Teatro alla Scala si chiude con un’attesa produzione di “Così fan tutte”, opera assente dal 2014 sul palcoscenico milanese – se si esclude l’edizione solo televisiva del 2021 – ma che lascia adito a impressioni contrastanti.
Robert Carsen è sicuramente uno dei maggiori registi dei nostri tempi, autore di spettacoli di levatura storica, ma questa volta il gioco riesce solo a metà. E’ l’idea di fondo a non risultare pienamente convincente. L’idea di fare dell’opera un reality televisivo in cui le coppie si mettono alla prova permette a Carsen di confezionare
uno spettacolo godibile e divertente che coinvolge sicuramente il pubblico ma che resta purtroppo in superficie. La profondità umana di “Così fan tutte” è quanto di più lontano ci sia dalla frivolezza televisiva. L’ambiente chiuso del reality rende poi poco credibili la partenza per la guerra, l’imbarco su una portaerei – gran colpo di teatro bisogna ammetterlo – il via vai di personaggi esterni. Ci si domanda come le ragazze possano non rendersi conto subito dell’inghippo. Uno spettacolo colorato, brillante, dal ritmo teatrale perfetto, forse un po’ sovraccarico di personaggi – gruppi di ballerini interpretano gli altri personaggi partecipanti al gioco, recitato in modo magistrale anche grazie a un cast di autentici cantanti-attori ma in questo turbinio di colori e movimento resta poco spazio per le ombre e gli affanni dell’anima. Non a caso sono i momenti in intimi – come quello del crollo di Fiordiligi – quelli a rendere maggiormente proprio perché l’attenzione si concentra sui personaggi invece di
perdersi nel gioco coreografico complessivo in cui purtroppo a volte si cade nel bozzettismo, quasi un ritorno in chiave post-moderna di certi vezzi che si davano per fortuna superati. La serata scorre in modo piacevole ma dopo Guth, Chéreau ed Haneke questo non è più sufficiente. La colpa maggiore del regista è però quella di fatto tagliare spietatamente tutti quei passi incompatibili con la propria visione. Nel 2025 in un teatro come la Scala ci si aspetterebbe ben altro rispetto di uno dei libretti più belli della storia del teatro musicale. Alexander Soddy è un direttore di impianto tradizionale che si è fatto
apprezzare soprattutto in Wagner. Nella doppia veste di concertatore e maestro al fortepiano fornisce una lettura brillante, molto contrastata, in questo senso in piena linea con lo spettacolo unito a una visione rigorosa asciutta che fortunatamente bandisce ogni leziosaggine. Manca però un maggior abbandono nei momenti più intimi e profondi, ben suonati ma incapaci di trasmettere tutta la loro dolorosa ambiguità. L’orchestra della Scala suona – inutile dirlo – benissimo così come sempre splendido e il coro. Positivo il quartetto degli amanti. Elsa Dreisig è forse fin troppo prudente in “Come scoglio” ma non è nel virtuosismo che dobbiamo cercare la sua Fiordiligi. La voce assai bella, l’ottimo controllo del fiato, l’eleganza delle mezzevoci si esaltano nei momenti più lirici, nel rondò e soprattutto nel duetto con Ferrando dove trova accenti di autentica emozione anche grazie al fraseggio sensibile che la portano a cogliere inflessioni, accenni quanto mai interessanti. Già nell’aria di sortita
sembrano comparire le prime tracce di un cedimento che inutilmente cercherà di contrastare. Al debutto scaligero in un ruolo importante Nina van Essen è un’incantevole Dorabella. Voce di mezzosoprano chiaro fresca e luminosa, perfetta sul piano timbrico con quella della Dreisig, ottima linea di canto, fraseggio vario e sempre pertinente. Entrambe sono inoltre attrici di vaglia e il gioco scenico tra loro funziona alla perfezione. Luca Micheletti trova in Guglielmo un personaggio ideale. Vocalmente solido e sempre un po’ istrione sul piano espressivo gioca al meglio la carta di un personaggio guascone e sempre sopra le righe in linea con ruolo e regia. Resta però un po’ superficiale in quei momenti in cui la scorza dovrebbe lasciar emergere la sincera amicizia per Ferrando. Quest’ultimo è un Giovanni Sala dalla bella voce lirica e luminosa. Il giovane tenore non convince pienamente perché a nostro parere mancano un gioco delle dinamiche più ricco e variato e una maggior capacità di sfumare e quell’estatica eleganza che il ruolo richiederebbe. Tagliata –
come purtroppo di pragmatica – “Ah lo veggio quell’anima bella”. Scenicamente recita bene ma – per scelta registica – il suo personaggio è fin troppo simile a Guglielmo facendo mancare lo scarto caratteriale tra i due. Resta la coppia dei tentatori. Gerald Finley è soprattutto un baritono wagneriano. Il suo è un Don Alfonso passato attraverso Hans Sachs. La voce è piacevolmente ricca, ben proiettata, la dizione buona e l’idea di un personaggio insolitamente serio e manipolatore – la regia ne fa il presentatore dello show – non dispiace. Don Alfonso vive però di allusioni, di sottotesti, di capacità di giocare con l’ambiguità del linguaggio e questo per un non madre lingua italiano, per quanto bravo, sarà sempre un ostacolo insormontabile. La regia trasforma Despina nella co-presentatrice, non una ragazza ma una donna anagraficamente vicina a Don Alfonso e sua complice naturale. Purtroppo questo comporta pesanti tagli – tutti i riferimenti all’età, al mestiere di cameriera e alla fame di denaro – che impoveriscono non poco il personaggio. Il vero problema è però aver affidato al ruolo a Sandrine Piau, voce non solo piccola ma che purtroppo alquanto impoverita dagli anni e da una lunga carriera. L’interprete e l’attrice è sempre di rara sagacia e disinvoltura. Foto Vito Lorusso © Teatro alla Scala
Milano, Teatro alla Scala: “Così fan tutte”