Milano, Teatro alla Scala: “Serata William Forsythe”

Milano, Teatro alla Scala, Stagione 2024/25
“PROLOGUE” – “THE BARRE PROJECT”
Musica James Blake
Coreografia, scene e costumi William Forsythe
Supervisione coreografica Stefanie Arndt
Coreografia ripresa da Laura Contardi, Massimo Murru
Interpreti: AGNESE DI CLEMENTE, MARIA CELESTE LOSA, GABRIELE CORRADO, DOMENICO DI CRISTO, EDWARD COOPER, FRANCESCO MASCIA, SAÏD RAMOS PONCE, MARTINA ARDUINO, ALICE MARIANI, LINDA GIUBELLI, MARIA CELESTE LOSA, MATTIA SEMPERBONI, FRANK ADUCA, GIOACCHINO STARACE
“BLAKE WORKS I”
Musica James Blake
Coreografia e scene William Forsythe
Supervisione coreografica Stefanie Arndt
Coreografia ripresa da Lara Montanaro, Antonino Sutera
Interpreti: GAIA ANDREANÒ, CATERINA BIANCHI, CAMILLA CERULLI, MARIA CELESTE LOSA, BENEDETTA MONTEFIORE, MARCO AGOSTINO, DOMENICO DI CRISTO, FRANK ADUCA, EMANUELE CAZZATO, GABRIELE FORNACIARI, DARIUS GRAMADA, VALERIO LUNADEI, ALESSANDRO PAOLONI, GIOACCHINO STARACE
Costumi Dorothee Merg, William Forsythe
Luci Tanja Rühl
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
Milano, 13 novembre 2025
Torna sulle scene scaligere la Serata Forsythe: Prologue, The barre project e Blake works I erano già stati portati in scena due anni fa (qui la nostra recensione). William Forsythe, più di dieci anni fa, ha portato a maturità un suo nuovo linguaggio, in cui rielabora quello della danza accademica con una lucidità nuova. Lontano dalle decostruzioni più radicali che si sono avvicendate fino agli anni Novanta, il suo stile è una riflessione rigorosa sulla grammatica accademica più classica. Il vocabolario tecnico rimane quello standard: arabesque, pirouette, batterie, e tutte le altre pose; ma viene filtrato da un nuovo senso di velocità e frammentazione. Il corpo resta preciso, ma in una nuova forma di controllo, perché quello che avviene è una scomposizione del fraseggio: il gesto non scorre più in modo continuo ma si articola per impulsi. Tutto ciò arriva poi a proporre, paradossalmente, un nuovo senso di inaspettata fluidità. E funziona. Sarà per questo che i ballerini stessi, una volta intervistati, mossi da questa nuova vitalità, si dichiarato più liberi in scena nonostante il rigore e la precisione serrata della coreografia. Dal punto di vista estetico, confermiamo l’impressione avuta la scorsa volta: la costruzione di Blake works I ricorda le composizioni di Bach, dove due, tre, quattro voci si avvicendano sul palco insieme alla musica; e sono voci che non parlano, proprio come quelle di Bach, dove non è il sentimento romantico e la volontà di comunicare qualcosa a spingere l’atto compositivo, ma il dialogo avviene esclusivamente tra le parti interne della composizione, come se si stesse spiando un altro pianeta di cui non si conosce la lingua ma che ci incuriosisce. E mutuando nuovamente le considerazioni di Savinio su Bach, aggiungiamo che questo “contrappunto, e così la dialettica, vanno a scapito della profondità […] è appunto […] questa sua ingenua serietà, questo suo ‘non costituire pericolo’, che fanno il suo fascino e giustificano l’attrazione che egli esercita ormai sulla borghesia”. Forsythe ci appare proprio di una grande leggerezza con “ingenua serietà”. È infatti nei pezzi di gruppo, maggiormente contrappuntistici, che crediamo stiano le scelte più riuscite dal punto di vista estetico. Forsythe stesso è lapidario: “Mi piacerebbe entrare in teatro senza sapere nulla e uscirne sapendo ancora meno” e che “bisogna disfarsi dell’interpretazione”. Eppure, nella stessa dichiarazione afferma: “L’architettura della coreografia è diventata una prigione.” Ciononostante, nei suoi Blake Works l’architettura è solidissima, ma è altra rispetto a quanto fatto prima di lui. Quindi forse non è l’architettura ad essere una prigione, ma le prassi consolidate ad esserlo, e questo viene affermato anche dallo stesso Forsythe: non sono le forme ad invecchiare, ma come vengono usate. Passando alla serata a cui abbiamo assistito, potremmo commentare ogni singolo ballerino e sottolineare la presenza di Domenico Di Cristo, ottimo solista, che è stato presente per tutta la serata, con risultati eccezionali: perfettamente a suo agio nel fraseggio di Worsythe. Potremmo anche citare Alice Mariani, che dimostra sempre la sua eccezionalità, soprattutto nei suoi ruoli solistici di The barre project. E poi anche Maria Celeste Losa. Ma tutto ciò sarebbe comunque irriconoscente verso il corpo di ballo tutto, che ha portato in scena Blake works I splendidamente: la sincronia dei danzatori all’interno di ogni singola voce coreografica è fondamentale per la riuscita dell’insieme, così come la precisione, e questa è quasi sempre riuscita alla perfezione. Poi, che altro dire senza cadere in perifrasi concettualoidi vuote? I danzatori non hanno personaggi, non vogliono comunicare nulla, non devono rispettare intenzioni, portano in scena dei passi, e come afferma il coreografo stesso: non si deve capire nulla. Il piacere sta, per l’appunto, nel passo, e lo fornisce allo spettatore esclusivamente nell’hic et nunc; e ciò è stato raggiunto molto spesso da quasi tutto il cast, soprattutto nelle piccole sospensioni dei passi in una posa, le quali, nella frenesia del fraseggio, durano per qualche secondo per poi riprendere il proprio corso. Non per nulla ci siamo soffermati fin troppo per esplorare questa impressione sul lavoro coreografico di Forsythe: una leggerezza fatta con ingenua serietà. Possiamo solo confermare la capacità del corpo di ballo nel portare in scena questo strumento coreografico. Grandi sono stati gli applausi a fine spettacolo e molti gli apprezzamenti tra gli spettatori all’uscita del teatro. Prossime repliche: 16, 19, 28, 29 novembre. Foto Brescia – Amisano © Teatro alla Scala