Milano, Teatro Franco Parenti: “La principessa di Lampedusa”

Milano, Teatro Franco Parenti, Stagione 2025/26
“LA PRINCIPESSA DI LAMPEDUSA”
di Ruggero Cappuccio

Diretto e interpretato da Sonia Bergamasco
Scena Paolo Iammarrone, Vincenzo Fiorillo
Costume Carlo Poggioli
Luci Cesare Accetta
Musiche Marco Betta, Ivo Parlati, Charles Gounod, Nino Rota

Consulenza al suono Gup Alcaro
Produzione Fondazione Campania dei Festival — Campania Teatro Festival

Milano, 22 novembre 2025
La diffidenza verso le opere teatrali tratte da romanzi teoricamente non dovrebbe sussistere se l’opera è composta dallo stesso autore del romanzo – l’esempio del teatro di Verga e di Moravia è emblematico. “La principessa di Lampedusa” di Ruggero Cappuccio, dunque ci è parso uno spettacolo promettente, certamente anche per la scelta di Sonia Bergamasco quale interprete unica e regista di se stessa. In effetti, la Bergamasco non delude mai: anche in questo spettacolo, la padronanza del corpo, la piena consapevolezza vocale, l’innata eleganza del porgere e dell’incedere, la confermano attrice imprescindibile del teatro italiano del XXI secolo; probabilmente, però, la vera chiave delle sue rese sceniche sta nella capacità comunicativa, che veicola e al contempo risemantizza la parola in maniera naturale e convincente, regalando interpretazioni totalizzanti. Nel caso de “La principessa di Lampedusa” ci troviamo in un impasse poco piacevole, giacché questa splendida performance, a conti fatti, è l’unica cosa veramente interessante di un monologo che suona più come una variazione su un testo noto, che come una testualità a sé stante – malgrado il fatto che il romanzo di Cappuccio non sia un testo noto, almeno non al livello di quei testi che consentono simili operazioni (i famosi classici, che sembrano sempre più latitare sulle scene milanesi). In primis, il testo è troppo compendiato rispetto alle trecento e più pagine dell’originale, finendo per sembrare un trailer del romanzo – come va di moda fare in questi ultimi anni: gli scrittori alle prime armi lo caricano su YouTube, Cappuccio, invece, ha l’originale quanto magniloquente idea di farlo girare per i teatri. Inoltre, nella sua composizione, il testo presenta una sostanziale disomogeneità tra una prima parte, fatta di voci fuori campo, echi, ricordi, non meglio specificati e non del tutto chiari, con i quali la protagonista si relaziona in maniera più fisica (gestualità, mimica, danza), e una seconda, in cui la Principessa si racconta e rivive, ma con il piglio della grande eroina tragica, ossia dando per scontato che il pubblico sappia chi sia, come si chiami, quali possano essere stati i suoi meriti e i suoi peccati, alla luce del periodo storico che ha attraversato con fulgore. Ma dare per scontata una simile conoscenza del personaggio è intrinsecamente presuntuoso, oltre che, sospettiamo, inaspettatamente furbo sul piano economico: fuori dalla sala un bel banchetto consente, infatti, di acquistare il libro, azione per molti avventori quasi obbligata alla fine del monologo – insomma, il trailer sembra funzionare. Di fronte a un testo fragile sul piano narrativo/drammaturgico, la grande prova d’attrice della Bergamasco, come le belle scene suggestive di Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo, le luci eleganti di Cesare Accetta, il curato suono di Gup Alcaro, perdono quasi il loro fascino, sembrano accessoriare un manichino, più che uno spirito vivente. Il pubblico della recita, adorante la diva, imprevedibilmente riserva tuttavia pochi applausi freddini alla recita; noi, che avevamo adocchiato con sincero interesse il banco librario all’ingresso, sosteniamo, tuttavia, i diritti all’incoscienza e all’anarchia dello spettatore, e, per principio, non lo leggeremo. Foto Salvatore Pastore