Milano, Teatro Menotti, Stagione 2025/26
“LA LIBERTÀ. PRIMO EPISODIO” e “LA DISPERAZIONE. SECONDO EPISODIO”
di e con Paolo Nori
Musiche di Alessandro Nidi eseguite con Andrea Coruzzi e Filippo Nidi
Luci di Luca Bronzo
A cura di Paola Donati
Produzione Fondazione Teatro Due, Parma
Milano, 18 e 21 ottobre 2025
Il teatro di narrazione italiano ha conosciuto il suo picco fra la metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila, legandosi ad alcuni nomi di grande richiamo (Paolini, Baliani, Curino, Celestini). Oggi, a trent’anni di distanza, ha fatto scuola, penetrando tanto nelle nostre stagioni da rendere ordinaria la presenza di monologhi d’argomento più o meno
civile. A prescindere dalle ragioni che hanno così facilitato questa affermazione, non si può non registrare un dato a riguardo: gli spettacoli di narrazione spesso sono “teatroide” (per recuperare una celebre definizione di Michela Murgia), cioè una reductio tale dello spettacolo da divenire uno strano ibrido che del teatro ha solo la superficie; una cosa resta immutata dai tempi delle origini: questo tipo di teatro funziona solo se portato in scena da interpreti estremamente capaci, ancor più importanti dei soggetti a vari livelli interessanti che si possano proporre. Questa introduzione serve a due scopi: il primo è per chiarire a chi legge la ragione per la quale chi scrive non compone molti articoli su questo tipo di teatro (né, più in generale, sul modello “scena vuota-leggio-attore-due proiezioni dietro”); il secondo scopo è quello di rispondere a
Paolo Nori, che in scena, apertamente, si chiede se sia un attore o no, se leggere cose su un palco lo caratterizzi in questa direzione. La risposta è indiscutibilmente sì, oltre a scrivere (splendidi) libri, Paolo Nori sa anche recitare, e molto bene. Beninteso: non recita nel senso stretto del termine – non interpreta davvero dei ruoli, non mette costumi, non assume movenze o caratterizzazioni di personaggio; Nori porta in scena il suo personaggio, quello che si trovava anche nei suoi primi romanzi, negli altri suoi monologhi: non è il Paolo Nori reale, giacché, come dice lui stesso, se fosse quello reale non parlerebbe certo così, ma avrebbe guizzi ben più sanguigni. Senza dubbio vi si avvicina: Nori, lo specifichiamo per coloro (pochi) che potrebbero non conoscerlo né averlo mai visto, è un omino gentile,
calvo, lattescente, dalla erre e la cadenza squisitamente parmigiane, fra i più importanti russisti viventi. Il suo mondo è popolato da personaggi più o meno come lui, qualcuno più spavaldo e rissoso, qualcun altro più eccentrico od introverso, ma in generale tutti dotati di un’ironia sagace e leggiadra, di un approccio alla vita libero e disperato; e “La libertà” e “La disperazione” sono proprio i titoli di questi suoi due atti che, prodotti dal Teatro Due di Parma, intercettiamo al Teatro Menotti di Milano. Come spesso accade nella letteratura noriana, le cose finiscono per essere quello che non sembrano, e così “La libertà” non parla semplicemente di libertà, ma di coerenza, vocazione, letture, anima – così come “La disperazione” di scrittura, ricordi, morte, rinascita – il tutto messo
sempre al vaglio degli autori russi con i quali Nori convive abitualmente, tale è il livello di confidenza che con essi ha raggiunto: Charms, Achmatova, Gončarov, Dostoevskij, Tolstoj, Gogol, Brodskij per dirne alcuni. E ad accompagnare gentilmente questi monologhi, che sembrano pagine di diario, o quel tipo di confessioni che si fanno da brilli, l’accompagnamento musicale di Alessandro Nidi, cui talvolta lo stesso Nori prende parte, suonando la tromba o cantando “Era bello il mio ragazzo” di Anna Identici. Nell’insieme, ben incorniciato dalle efficaci luci di Luca Bronzo, ne vien fuori un’unica grande godibilissima narrazione, intima e universale, un po’ emiliana e un po’ russa, che Nori incarna, e non solo perché è la sua, di narrazione, ma perché Paolo Nori, oltre a scrivere bei romanzi (e a tradurne divinamente altri), è capace di toccare con la giusta delicatezza quelle corde che fanno vibrare tutti. Foto Andrea Morgillo
Milano, Teatro Menotti: “La libertà. Primo episodio” e “La disperazione. Secondo episodio”