Modena, Teatro Comunale Pavarotti-Freni, Stagione Opera 2025/26
“TOSCA”
Melodramma in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal dramma omonimo di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini
Floria Tosca MARIA TERESA LEVA
Mario Cavaraossi GIORGIO BERRUGI
Il Barone Scarpia DALIBOR JENIS
Cesare Angelotti GAETANO TRISCARI
Il Sagrestano ROBERTO ABBONDANZA
Spoletta ALDO SARTORI
Sciarrone TAMON INOUE
Un Carceriere LUCA MARCHESELLI
Un Pastore SILVIA DILENGE
Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini
Coro Lirico di Modena, Coro di Voci Bianche del Teatro Comunale di Modena
Direttore Stefano Ranzani
Maestro del Coro Giovanni Farina
Maestro del Coro di Voci Bianche Paolo Gattolin
Regia Luca Orsini
Scene Giacomo Andrico
Costumi Rosanna Monti
Luci Tiziano Panichelli
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena e Fondazione Teatro Comunale di Ferrara in coproduzione con Azienda Teatro del Giglio di Lucca, Fondazione Teatro della Città di Livorno “Carlo Goldoni”, Fondazione Teatro di Pisa, Fondazione Ravenna Manifestazioni
Modena, 27 novembre 2025
Aleggia forse lo spirito di Luigi Basiletti nel soffuso chiarore della romanità antica reinventata di questa Tosca. Basiletti (1780-1859), notevole pittore nonché archeologo (bresciano quanto lo scenografo della produzione, Giacomo Andrico) è noto soprattutto per le sue vedute e i suoi paesaggi, perlopiù popolati di rovine classiche, in cui il rigore neoclassico conosce la delicatezza atmosferica per assumere un tono quasi nostalgico. Pare qui di ritrovarlo, in una Roma che non si piega mai al cliché della cartolina: nemmeno nel terz’atto, dove Castel Sant’Angelo non è più di una suggestione abilmente suggerita. E dove i costumi, firmati da Rosanna Monti, porosi e ruvidi, tutti sui toni
dall’ocra al bordeaux al marrone (tranne il primo abito di Scarpia, curiosamente sul verde), fanno del Te Deum una parata di misteriose larve. Di sottile intelligenza e sicuro effetto, il disegno luci di Tiziano Panichelli, che gioca abilmente con gli scintillii dell’attrezzeria. L’allestimento, come spiega nelle note di sala il regista Luca Orsini, è dedicato alla memoria di Cristina Pezzoli, regista scomparsa prematuramente nel 2020 dopo una lunga malattia. Orsini segue il racconto si direbbe quasi accarezzandolo, mettendolo ben in luce nei suoi snodi narrativi e facendolo risultare un organico fluire. Con accortezze squisite, come il tintinnio delle chiavi alla cintola del sagrestano.
Sul fronte musicale, invece, fin troppo piana risulta la direzione di Stefano Ranzani, che esita a prender quota, ma che si rivela sempre premurosa nei confronti del canto e delle sue esigenze, nonché di quelle dei cantanti. In buca la comunque affidabile Orchestra Toscanini e in palco i due cori: il Coro Lirico di Modena istruito da Giovanni Farina e quello delle Voci Bianche del Teatro Comunale, istruito da Paolo Gattolin, che fanno
bene entrambi. La protagonista, Maria Teresa Leva, sfoggia centri morbidamente timbrati, acuti talvolta esitanti ma ficcanti e puntuti, e qualche posato accento declamato. La voce è fresca e dallo smalto lucente, l’interprete accorata e sincera ancorché non d’esuberante personalità. Giorgio Berrugi affronta il ruolo con solido mestiere: la voce non si segnala per una peculiare timbratura quanto per la spigliatezza e per lo squillo penetrante che sfodera nelle sue brillanti accensioni. Né il fraseggio pare rivelatore. Dalibor Jenis nel ruolo di Scarpia mette in mostra una voce baritonale di tinta piuttosto luminosa a non dir chiara, e di timbro delicato, pregiato; dall’altro lato, un volume non sovrastante si combina ad un’emissione artificiosa. Lo danneggia quindi un approccio interpretativo incautamente più violento che subdolo. Molto buono il livello delle parti di fianco. Il sagrestano di Roberto Abbondanza è, a dispetto del nome, l’elogio della misura: nella gestualità, nell’espressione, nell’umorismo. Ben tornito e sonoro l’Angelotti di Gaetano Triscari; Aldo Sartori, Spoletta, ha voce limpida ed è un fraseggiatore di buon gusto, solo risulta talvolta un poco insistente il suo vibrato. Bene anche lo Sciarrone di Tamon Inoue e il Carceriere di Luca Marcheselli; delizioso il Pastore di Silvia Dilenge. Se il cronista abbia saputo svolgere il suo compito, il Lettore avrà colto come il livello musicale sia nel complesso piuttosto buono: ma il melomane ha da aggiungere che purtroppo l’impressione generale resta quella dell’ennesima, fiacca celebrazione di un vecchio rito. Foto Gaia Capone
Modena, Teatro Comunale Pavarotti-Freni: “Tosca”