Napoli, Teatro di San Carlo, Stagione d’Opera e Danza 2024/25
“GISELLE”
Balletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier
Musica di Adolphe Adam
Coreografia Patricia Ruanne da Jean Coralli e Jules Perrot ripresa da Frederic Jahn e Clotilde Vayer
Giselle LUISA IELUZZI
Albrecht DANILO NOTARO
Mirtha MARTINA AFFATICATO
Hilarion DANIELE DI DONATO
Orchestra, Étoiles, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo
Direttore Maurizio Agostini
Direttore del Balletto Clotilde Vayer
Scene Raffaele Del Savio
Costumi Giusi Giustino
Luci Nunzio Perrella
Allestimento del Teatro di San Carlo
Napoli, 9 novembre 2025
Giselle (1841) è tra i balletti più evocativi dell’Ottocento, tanto da diventare il simbolo del secolo. In tutta Europa si scopriva il fascino del soprannaturale, tempi di contrasti, rivoluzioni industriali e cambiamenti sociali, scoperte scientifiche ed uno strano clima religioso. In letteratura Hoffman, Shelley ed Edgar Allan Poe creano mondi fantastici, sospesi nell’irrealtà, per il bisogno di scappare e di trovare una speranza, o forse per la paura di non andare mai troppo lontano. Le tradizioni popolari si mescolano con il
misticismo romantico dell’epoca. Théophile Gautier scrisse il libretto di Giselle dopo aver letto De l’Allemagne di Heinrich Heine, un testo che menziona alcune leggende germaniche, tra cui quella delle Willi, delle figure femminili eteree e fantasmagoriche, spiriti di donne tradite in amore. Le coreografie di Jean Coralli e Jules Perrot sono la resa evidente di un esempio ben riuscito di collaborazione a quattro mani, intenti a rendere concreta l’essenza di Carlotta Grisi, la celebre ballerina che le ha dato volto diventando la Giselle per eccellenza. Il 9 novembre al Teatro San Carlo di Napoli, la Giselle andata in scena è un omaggio a Patricia Ruanne che ha curato le coreografie sulla base di Coralli e Perrot. Patricia Ruanne divenne prima ballerina nel 1969 del Royal Ballet, ha danzato in ruoli principali di numerosi balletti, il Lago dei Cigni, Les Sylphydes, Sylvia e Giselle. Il suo allestimento di Giselle è entrato nel repertorio del Teatro dell’opera di Roma. La coreografia si apre all’importanza spirituale del gesto e la salda struttura degli atti rendono Giselle un balletto eterno. La musica di Adolphe Adam diversa da qualsiasi altra partitura di balletti antecedenti al 1841 presenta dei leitmotiv che donano tridimensionalità ai personaggi principali, Giselle, Albrecht ed Hilarion. Luisa Ieluzzi, Étoile dal 2022 del
Teatro San Carlo ha portato in scena l’animo romantico e dolce di Giselle, senza dimenticare di enfatizzare il suo ingenuo brio, la sua voglia di vivere, e soprattutto il rispetto verso l’amore. Con la purezza dei suoi gesti, la sua Giselle è arrivata dritto al cuore del pubblico, che non si è sottratto all’entusiasmo con applausi a scena aperta. Memorabile e intima la pazzia di dolore alla fine del I Atto, che la trasforma in una Villi atipica, un po’ umana, perché è riuscita a conservare la sua anima. Al suo fianco, Danilo Notaro, Étoile dal 2022 nei panni di Albrecht/Loys ha reso brillantemente in scena. Un’ottima sintonia tra i due soprattutto nel I Atto. Sintonia che si è notata di meno invece per il passo a due dei contadini in cui Giorgia Pansini è sembrata più convincente e sicura di Raffaele Vittozzi. Martina Affaticato ha interpretato magistralmente la bellissima e terrificante Myrtha, senza alcuna sbavatura. La regalità del personaggio ha respirato nella sua gestualità decisa e rigorosa, trasportando in scena l’essenza del carattere non vendicativo ma giusto. Bene il corpo di ballo coeso ed unito, soprattutto nella pantomima, ottima la resa scenica delle diciotto villi, eterne ed eteree. Menzione particolare alle scene di Raffaele Del Salvio che sono state fondamentali, hanno ricostruito perfettamente l’atmosfera di Giselle, i colori caldi
del villaggio, il contrasto con il violaceo del cimitero. Particolarmente apprezzata la scelta dell’albeggiare alla fine del II atto, i costumi di Giusi Giustino hanno completato il quadro mantenendo coerenza nell’eleganza della semplicità. C’è da dire che vivere il San Carlo significa immergersi in un rito collettivo fatto di silenzi, emozioni e rispetto. Un pubblico consapevole e partecipe non solo arricchisce l’esperienza degli artisti sul palco, ma contribuisce a preservare la magia del teatro. Piccoli gesti di educazione possono fare la differenza tra una semplice serata e un momento di autentica bellezza condivisa. Giselle attraversa i secoli con la sua sublime leggiadria, portando con sé l’incanto di un’arte capace di rinnovarsi pur restando fedele alla sua essenza più profonda. Nel corso del tempo affronta rivisitazioni, si lascia reinterpretare da nuove generazioni di coreografi e danzatori, sperimenta linguaggi inediti e si apre a nuove visioni autoriali, senza mai perdere quella purezza e intensità che la rendono unica. Ogni nuova messinscena diventa un dialogo tra passato e presente, tra tradizione e innovazione, dove il corpo e l’emozione si fondono in una narrazione universale. Il suo soggetto, intriso di amore, follia e redenzione, è carico di una straordinaria forza emotiva: un tema senza tempo, che continua a commuovere e coinvolgere il pubblico dal lontano 1841 fino ai nostri giorni. Foto Luciano Romano
Napoli, Teatro di San Carlo: “Giselle”