Novara, Teatro Coccia: “L’elisir d’amore”

Novara, Teatro Carlo Coccia, stagione 2025
L’ELISIR D’AMORE”
Melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti
Adina SABRINA SANZA
Nemorino NICO FRANCHINI
Belcore GIOVANNI ACCARDI
Dottor Dulcamara GIACOMO NANNI
Giannetta ROSALBA DUCATO
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia
Direttore Enrico Lombardi
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Regia Andrea Chiodi
Scene Guido Buganza
Costumi Ilaria Ariemme
Luci Gianni Bertoli
Novara, 24 novembre 2025
Dopo l’ottimo “Don Giovanni” la stagione 2025 del Teatro Coccia di Novara si chiude con un “L’elisir d’amore” decisamente più interlocutorio. Coprodotto con i teatri del circuito OperaLombardia questo spettacolo chiude il suo ciclo a Novara risultando ben rodato e questo sicuramente aiuta. L’elemento migliore è l’arrivo a Novara di un’orchestra come I Pomeriggi musicali che segna un deciso aumento qualitativo rispetto a molte delle compagini comparse nel teatro novarese, anche più significati il salto qualitativo rappresentato dal coro. Uno dei maggiori limiti del Coccia è la mancanza di una formazione corale stabile con il ricorso a cori esterni, non tutti professionali. Il coro OperaLombardia porta invece una qualità complessiva decisamente superiore e ci si augura che la collaborazione con queste formazioni possa stabilizzarsi negli anni. Enrico Lombardi ha diretto questo spettacolo ormai molte volte e ha raggiunto un ottimo equilibrio tra le parti. Forse in certi punti il suono orchestrale è stato quasi coprente per le voci ma nel complesso è stata una direzione solida e di buon mestiere, senza sbavature e perfettamente funzionale alla resa complessiva dello spettacolo. L’opera è eseguita integralmente con la riapertura dei tagli di tradizione con parche ma piacevoli variazioni nelle riprese.
Il cast è affidato a un gruppo di giovani – la freschezza dell’opera si adatta a esperimenti di questo tipo – autori di prove valide ma non sufficienti per lasciare il segno. Il migliore in scena  ci è parso il Nemorino di Nico Franchini. Il giovane pugliese presenta una bella voce di autentico tenore “di grazia”, un po’ vecchia scuola, dal bel colore chiaro e luminoso e ben controllata. Il cimento di “Una furtiva lagrima” è ben risolto, con un attento gioco dinamico e chiaroscurale. È un giovane dalle ottime premesse in attesa di successive conferme. Sabrina Sanza canta Adina con timbro piacevole e buona sicurezza del registro  acuto a discapito del settore medi-grave dove la voce tende a impoverirsi. Interpretativamente è corretta e scenicamente simpatica. Giacomo Nanni (Dulcamara) è  un baritono puro e non il basso-baritono richiesto dalla parte. Una vocalità chiara e quindi manca un po’ di corpo. Limite compensato da ottime capacità attoriali che gli consentono di  tratteggiare un personaggio simpatico e comunicativo anche se manca quell’autorevolezza parodistica che Dulcamara deve avere per giustificare la sua efficacia manipolatoria. La regia non lo aiuta molto al riguardo, l’entrata su un triciclo trainante un carrettino pieno di casse non è quello che ci si aspetta da un gran medico seppur di cartapesta. Giovanni Accardi avrebbe una voce interessante ma ancora da centrare sul piano tecnico. Manca della fatua eleganza di “Come Paride vezzoso” mentre convince di più nella schiettezza un po’ grossolana del duetto con Nemorino. Scenicamente è quasi  eccessivo nel suo dinamismo. Ottima attrice, bella linea ma vocina assai  flebile per la Giannetta di Rosalba Ducato. Lo spettacolo di Andrea Chiodi, con scene di Guido Buganza e costumi di Ilaria Ariemme è un moderno senza slanci o un tradizionale rivisitato che alla fine non delude nessuno ma ancor meno entusiasma. La vicenda è spostata agli anni 50 del Novecento – ormai soluzione buona per tutte le occasioni – in un contesto che se non è più rurale è comunque ancora legato alla sfera agricola. Siamo in un pastificio artigianale annesso a un grande pollaio, la scena è dominata da archetti occupati da galline e pennuti compaiono un po’ ovunque. Dulcamara appare vestito da gallo e Nemorino indossa lo stesso vestito quando ormai ubriaco sembra identificarsi con il “gallo della Checca” citato nel libretto di Romani. Esteticamente nulla di particolarmente suggestivo ma almeno non è troppo disturbante. La regia accompagna la vicenda con chiarezza, senza inutili stravolgimenti concettuali e alla fine il pubblico si diverte ed è già buona cosa. Alla fine la stagione si chiude con un sorriso in attesa di riaprirsi a gennaio con ben altre atmosfere, quella della nuova produzione di “Macbeth” che aprirà la stagione 2026.