Oper Frankfurt, Stagione 2025/2026
“BORIS GODUNOV”
Dramma musicale popolare in dieci scene
Musica di Modest Musorgskij, su libretto dello stesso compositore, tratto dalla tragedia omonima di Aleksandr Puskin e dalla Storia dello Stato russo di Nikolaij Karamzín (1829)
Prima esecuzione a Frankfurt della versione orchestrata nel 1939/40 da Dmitri Shostakovich
Boris Godunov ALEXANDER TSYMBALYUK
Fiódor KAROLINA MAKULA
Ksneija ANNA NEKHAMEN
La nutrice di Ksenija JUDITA NAGYOVÁ
“BORIS GODUNOV”
Dramma musicale popolare in dieci scene
Musica di Modest Musorgskij, su libretto dello stesso compositore, tratto dalla tragedia omonima di Aleksandr Puskin e dalla Storia dello Stato russo di Nikolaij Karamzín (1829)
Prima esecuzione a Frankfurt della versione orchestrata nel 1939/40 da Dmitri Shostakovich
Boris Godunov ALEXANDER TSYMBALYUK
Fiódor KAROLINA MAKULA
Ksneija ANNA NEKHAMEN
La nutrice di Ksenija JUDITA NAGYOVÁ
Il principe Sujskij/Il Boiardo Kruschov AJ GLUECKERT
Andrej Scelkalov NIKOŁAJ TRĄBKA
Pimen ANDREAS BAUER KANABAS
Grigorij (il falso Dimitrij) DMITRI GOLOVNIN
Pimen ANDREAS BAUER KANABAS
Grigorij (il falso Dimitrij) DMITRI GOLOVNIN
Marina Mniszech SOFIJA PETROVIÇ
Rangoni THOMAS FAULKNER
Varlaam INHO JEONG
Misaíl PETER MARSH
L’ostessa CLAUDIA MAHNKE
L’ostessa CLAUDIA MAHNKE
L’Innocente/Un Boiardo MICHAEL MCCOWN
Nikitich/Tschernikovski MORGAN ANDREW KING
Mitiushka/Lavickij FREDERIC JOST
Chor, Extrachor und Kinderchor der Oper Frankfurt
Frankfurt Opern- und Museumsorchester
Frankfurt Opern- und Museumsorchester
Direttore Thomas Guggeis
Maestro del Coro Alvaro Correl Mátute
Voci bianche dirette da Ana González
Regia Keith Warner
Scene e Costumi Kaspar Glarner
Video Jorge Cousineau
Luci John Bishop
Drammaturgia Mareike Wink
Frankfurt, 8 novembre 2025
Uno dei motivi che mi hanno spinto ad andare a Frankfurt per assistere alla nuova produzione del Boris Godunov era senz’altro la scelta compiuta dal teatro di eseguire la partitura di Musorgskjj nella versione orchestrata da Dmitri Shostakovich, poco conosciuta nel mondo dell’Europa occidentale. Rispetto alla strumentazione opulenta e ricca di effetti coloristici ideata da Rimsky Korsakov, quella di Shostakovich cerca di mantenere le combinazioni timbriche volute da Musorgskij tramite un uso insistito dei fiati e un ruolo molto importante affidato alle percussioni. L’altra grande ragione di interesse per me era poter ascoltare di nuovo dopo molti anni la versione del 1872 con
l’atto polacco e la scena della Foresta di Kromj, che per me è molto più efficace e ricca di teatralità della versione 1869, il cosiddetto Ur-Boris, oggi generalmente preferita dai teatri, a mio avviso anche per motivi extramusicali. La versione originale, mai eseguita durante la vita dell’autore, consente di risparmiare tre primi ruoli (Marina, Rangoni e il Pretendente Dimitrj che nella prima stesura ha solo un breve intervento) e la scena finale della Foresta di Kromj, che è lunga, complessa e per la sua difficoltà richiede molte prove di orchestra e coro. La revisione del 1872 consente di mettere in evidenza molto meglio il carattere di dramma collettivo del popolo russo che caratterizza la tragedia di Pushkin da cui Musorgskij trasse il libretto dell’opera. Inoltre, se si rinuncia alla potenza drammatica della musica della scena finale, con i cori del popolo che raggiungono straordinari momenti di tensione drammatica, tutto il senso del dramma ne esce sminuito. L’Oper Frankfurt ha affidato la regia di questa nuova produzione a Keith Warner, del quale io
avevo ammirato recentemente la ripresa del bell’allestimento di Peter Grimes. Il sessantottenne regista inglese ha scelto di narrare il dramma collettivo di un popolo in un’atmosfera imprecisata dal punto di vista temporale, con costumi appartenenti a epoche diverse. La scenografia era costituita da un impianto girevole di aspetto scarno ed essenziale, con giochi di luce molto ben calcolati e alcuni video che sottolineavano molto bene i momenti salienti dell’azione scenica. Il racconto teatrale fluido e scorrevole e la recitazione sobria e composta dei solisti e del coro rendevano lo spettacolo assai interessante ed esteticamente molto apprezzabile. La musica di questa partitura straordinaria per efficacia drammatica, potenza evocative e modernità ha trovato una perfetta realizzazione nella direzione di Thomas Guggeis. Il trentaduenne Generalmusikdirektor dell’Oper Frankfurt ha realizzato un’interpretazione di altissimo livello per la tensione drammatica del racconto, la varietà dei colori orchestrali e la
grandiosità epica delle scene di massa. Eccellente era anche la flessibilità del fraseggio e il perfetto equilibrio fra buca e palcoscenico, con i cantanti che non venivano mai sovrastati. Un altra splendida interpretazione di questo giovane ma preparatissimo musicista, che ha appena debuttato con i Berliner Philharmoniker e si conferma sempre di più come uno tra i migliori talenti direttoriali delle ultime generazioni. Dopo questa magnifica prestazione io aspetto con impazienza il suo primo Tristan und Isolde, che il giovane maestro bavarese dirigerà a Frankfurt nel prossimo mese di aprile. Il Boris Godunov è un’opera che impegna severamente le risorse di un teatro, per la necessità di mettere insieme un cast numeroso e con parecchi ruoli difficili. Nella parte del protagonista il quarantanovenne basso ucraino Alexander Tsymbalyuk, da più di vent’anni membro stabile dell’ ensemble della Hamburgische Staatsoper, ha realizzato un ritratto vocale e scenico efficacissimo per carisma, varietà e intensità di fraseggio e una recitazione
perfetta dal punto di vista espressivo. La scena dell’incoronazione, quella della pendola e quella della morte sono state rese dal cantante di Odessa in maniera assolutamente esemplare per la profondità psicologica della caratterizzazione. Andreas Bauer Kanabas con la sua voce scura e imponente ha interpretato in maniera perfetta la parte di Pimen. Ottimo anche il tenore Dmitry Golovin nel ruolo del Pretendente Grigory, cantato con passionalità ed efficacia scenica. Davvero sorprendente la Marina Micek raffigurata dal mezzosoprano serbo Sofjia Petrović, che ha messo in mostra una voce davvero notevole per volume e fascino di timbro. Molto efficace era anche il tenore americano AJ Glueckert nella parte dell’Innocente, il cui lamento conclude la versione del 1872 in maniera commovente. Ottimi erano anche gli interpreti di tutti i ruoli di fianco, tra i quali spiccava l’Ostessa di Claudia Mahnke, cantante come sempre impeccabile per la sua professionalità. Teatro pieno e grande successo, con quasi dieci minuti di applausi alla conclusione, per uno spettacolo di livello davvero eccellente. Foto Barbara Aumüller
Uno dei motivi che mi hanno spinto ad andare a Frankfurt per assistere alla nuova produzione del Boris Godunov era senz’altro la scelta compiuta dal teatro di eseguire la partitura di Musorgskjj nella versione orchestrata da Dmitri Shostakovich, poco conosciuta nel mondo dell’Europa occidentale. Rispetto alla strumentazione opulenta e ricca di effetti coloristici ideata da Rimsky Korsakov, quella di Shostakovich cerca di mantenere le combinazioni timbriche volute da Musorgskij tramite un uso insistito dei fiati e un ruolo molto importante affidato alle percussioni. L’altra grande ragione di interesse per me era poter ascoltare di nuovo dopo molti anni la versione del 1872 con
l’atto polacco e la scena della Foresta di Kromj, che per me è molto più efficace e ricca di teatralità della versione 1869, il cosiddetto Ur-Boris, oggi generalmente preferita dai teatri, a mio avviso anche per motivi extramusicali. La versione originale, mai eseguita durante la vita dell’autore, consente di risparmiare tre primi ruoli (Marina, Rangoni e il Pretendente Dimitrj che nella prima stesura ha solo un breve intervento) e la scena finale della Foresta di Kromj, che è lunga, complessa e per la sua difficoltà richiede molte prove di orchestra e coro. La revisione del 1872 consente di mettere in evidenza molto meglio il carattere di dramma collettivo del popolo russo che caratterizza la tragedia di Pushkin da cui Musorgskij trasse il libretto dell’opera. Inoltre, se si rinuncia alla potenza drammatica della musica della scena finale, con i cori del popolo che raggiungono straordinari momenti di tensione drammatica, tutto il senso del dramma ne esce sminuito. L’Oper Frankfurt ha affidato la regia di questa nuova produzione a Keith Warner, del quale io
avevo ammirato recentemente la ripresa del bell’allestimento di Peter Grimes. Il sessantottenne regista inglese ha scelto di narrare il dramma collettivo di un popolo in un’atmosfera imprecisata dal punto di vista temporale, con costumi appartenenti a epoche diverse. La scenografia era costituita da un impianto girevole di aspetto scarno ed essenziale, con giochi di luce molto ben calcolati e alcuni video che sottolineavano molto bene i momenti salienti dell’azione scenica. Il racconto teatrale fluido e scorrevole e la recitazione sobria e composta dei solisti e del coro rendevano lo spettacolo assai interessante ed esteticamente molto apprezzabile. La musica di questa partitura straordinaria per efficacia drammatica, potenza evocative e modernità ha trovato una perfetta realizzazione nella direzione di Thomas Guggeis. Il trentaduenne Generalmusikdirektor dell’Oper Frankfurt ha realizzato un’interpretazione di altissimo livello per la tensione drammatica del racconto, la varietà dei colori orchestrali e la
grandiosità epica delle scene di massa. Eccellente era anche la flessibilità del fraseggio e il perfetto equilibrio fra buca e palcoscenico, con i cantanti che non venivano mai sovrastati. Un altra splendida interpretazione di questo giovane ma preparatissimo musicista, che ha appena debuttato con i Berliner Philharmoniker e si conferma sempre di più come uno tra i migliori talenti direttoriali delle ultime generazioni. Dopo questa magnifica prestazione io aspetto con impazienza il suo primo Tristan und Isolde, che il giovane maestro bavarese dirigerà a Frankfurt nel prossimo mese di aprile. Il Boris Godunov è un’opera che impegna severamente le risorse di un teatro, per la necessità di mettere insieme un cast numeroso e con parecchi ruoli difficili. Nella parte del protagonista il quarantanovenne basso ucraino Alexander Tsymbalyuk, da più di vent’anni membro stabile dell’ ensemble della Hamburgische Staatsoper, ha realizzato un ritratto vocale e scenico efficacissimo per carisma, varietà e intensità di fraseggio e una recitazione
perfetta dal punto di vista espressivo. La scena dell’incoronazione, quella della pendola e quella della morte sono state rese dal cantante di Odessa in maniera assolutamente esemplare per la profondità psicologica della caratterizzazione. Andreas Bauer Kanabas con la sua voce scura e imponente ha interpretato in maniera perfetta la parte di Pimen. Ottimo anche il tenore Dmitry Golovin nel ruolo del Pretendente Grigory, cantato con passionalità ed efficacia scenica. Davvero sorprendente la Marina Micek raffigurata dal mezzosoprano serbo Sofjia Petrović, che ha messo in mostra una voce davvero notevole per volume e fascino di timbro. Molto efficace era anche il tenore americano AJ Glueckert nella parte dell’Innocente, il cui lamento conclude la versione del 1872 in maniera commovente. Ottimi erano anche gli interpreti di tutti i ruoli di fianco, tra i quali spiccava l’Ostessa di Claudia Mahnke, cantante come sempre impeccabile per la sua professionalità. Teatro pieno e grande successo, con quasi dieci minuti di applausi alla conclusione, per uno spettacolo di livello davvero eccellente. Foto Barbara Aumüller